Turchia edEuropa

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TURCHIA.

Conversazione con lo scrittore Gúrsel sulla vittoria elettorale di Erdogan e sul futuro del paese nella Ue «Noi turchi con un'anima europea».«La politica europea dell'Akp e stata molto più incisiva e radicale rispetto ai governi pre-cedenti, favorendo un effettivo avvicinamento della Turchia all'Europa. Anche il problema cipriota e stato affrontato in modo pragmatico, evitando sterili prese di posizione ideolo-giche. Sul versante interno a della concezione laica dello stato, non so cosa sarebbe suc-cesso senza la pressione dei militari. Probabilmente la Turchia sarebbe diversa». Lo scrit-tore Nedim Gursel commenta le recenti elezioni e, dice, la sinistra si sta allontanando dai lavoratori. Sbagliando a giudicare negativamente l'ingresso del paese in Europa..ASLI KAYABALZAVAGLIA Nedim Giirsel e uno degli scrittori più importanti del-la letteratura contemporanea turca, trapiantato da circa 30 anni in Francia, dove insegna all'università Paris III. I lettori italiani lo conoscono per i suoi libri pub-blicati da diversi editori, da La prima donna, edito da Feltrinelli nel 1989, ai più recenti Ultimo tramvai (Bibliote-ca del Vascello, Roma, 1995), Ritorno ai balcani (Anan-ke, Torino, 1996) e Il romanzo del Conquistatore (Pironti, Napoli, 1997).Europa lo ha intervistato in occasione di un suo sog-giorno a Milano, la settimana scorsa, mentre venivano diffusi i primi dati sulle recenti elezioni amministrative turche.Come valuta il risultato elettorale?Lesito era facilmente prevedibile. Il governo di Recep Tay-yip Erdogan ha realizzato una politica economica efficace, anche se buona parte del merito andrebbe riconosciuta al governo del suo predecessore, Bulent Ecevit, e in particolar modo all'allora ministro dell'economia, Kemal Dervis, vero artefice dell'opera di risanamento. Sono state le politiche economiche imposte dal Fondo moneta-rio internazionale a indicare il percorso che il governo Erdogan e poi riuscito a mettere in pratica. Il problema più drammatico era quello dell'inflazione molto alta e della conseguente stabilizzazione della lira turca. A diffe-renza dei governi precedenti, bisogna riconoscere che su questo versante la politica di Ankara e stata molto efficace. Credo che questo successo ha colpito la gente e ha molto contribuito all'affermazione dell'Akp. Un altro problema su cui il governo è intervenuto in modo decisivo è stato quello della corruzione. Anche su questo aspetto r atteggiamento di Erdogan e stato risoluto nel perseguire anche gruppi importanti come, ad esempio, Telsim (il secondo gruppo telefonico della Turchia) o il gruppo Uzan (proprietario, tra l'altro, dell'emittente televisiva Star). Anche questo ha contribuito alla crescita del consenso popolare. .Personalmente non avrei votato il partito islamico; sono contrario ai suoi principi e al suo programma di governo, pero ne riconosco gli elementi positivi, specialmente in politica estera. La politica europea dell'Akp è stata molto più incisiva e radicale rispetto ai governi precedenti, favorendo un effettivo avvicinamento della Turchia all'Europa. Anche il problema cipriota e stato affrontato in modo pragmatico, evitando sterili prese di posizione ideologiche. Sul versante interno e della concezione laica dello stato, non so cosa sarebbe successo senza la pressione dei militari. Probabilmente la Turchia sarebbe diversa. Non credo, infatti, che il governo Erdogan come stile di vita e visione del mondo sia vicino all'Europa, anche se in questa fase la politica di adesione all'Unione europea rappresenta un obiettivo strategico. I veri cambiamenti potrebbero avvenire dopo, quando l'esercito perderà il ruolo decisivo che ancora mantiene. A quel punto la visione laica dello stato potrebbe stemperarsi, ma e difficile fare previsioni. Il mio convincimento comunque, al pari della stragrande maggioranza degli intellettuali, e che il futuro della Turchia sia in Europa..Cosa pensa dell'insuccesso dei partiti socialdemocratici. Dove hanno sbagliato e perché la gente noncrede più a loro? Il Partito popolare della repubblica (Chp) non ha avuto successo come partito di opposizione. Il vero problema dei kemalisti è che non basta definirsi socialdemocratici per essere tali. Rappresentano uri élite senza avere una effettiva base popolare, burocraticamente arroccati sulla difesa della laicità dello stato, e questo non può bastare L'insuccesso deriva dall'incapacità di rappresentare lagente, i lavoratori. La politica di Deniz Baykal e da tanti, troppi anni sempre la stessa, incapace anche di un mi-nimo di autocritica. Anche per questo perde consensi.Nelle attuali condizioni bisognerebbe anche discutere della difendibilita della linea kemalista. Non credo, ad esempio, che il problema curdo sia risolvibile con le politiche kemaliste. Mi sembra, tra l'altro, che nell'attuale fase di grande fermento la politica del Chp esprima scarso dinamismo: e lenta rispetto al paese, ai bisogni effettivi.


EUROPA 07.04.2004. p. 4.

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