Tu, lei

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Scoppia la battaglia dei pronomi: caro lei, non diamoci del tu

di Carlo Donati

Sinceramente non si capiva se Diego Della Valle dalla prima fila dell’assemblea di Confindustria stesse dando del “lei” o del “tu” al presidente del Consiglio… Ma Silvio Berlusconi deve aver sentito perché lo ha rimproverato: “Prego il signor Della Valle, se si rivolge al presidente del Consiglio, di dargli del “lei” e non del “tu”….Allora “lei” o “tu”? Confidenziale o formale? Giriamo alla larga dai professori perché comincerebbero a spiegarci che cosa sono i pronomi allocutivi. Giriamo alla larga anche dai politici e dalle loro finzioni televisive. L’altra sera c’erano l’onorevole Rutelli e il ministro Tremonti. Rutelli usava il “tu” e Tremonti rispondeva con il “lei”, per mantenere le distanze, poi si distraeva e cadeva a sua volta nel “tu”. Come se non lo sapessimo che persino i più opposti estremismi, dopo le litigate, si ritrovano spensierati fianco a fianco in certe belle feste romane.

Beati gli inglesi che hanno solo “you” e ciò nonostante capiscono se è l’autista che si rivolge al principe di Galles o viceversa. Noi italiani di pronomi allocutivi ne abbiamo cinque, senza contare le varianti: tu, lei, ella, voi e loro. Così passiamo dalle cerimonie ufficiali dove sembra di sentire i ciambellani di Carlo V, all’insostenibile sciatteria del “tu” sparato a casaccio nei talk show o in modo offensivo, per esempio verso gli ammalati, negli ospedali. Ci aveva provato Mussolini a decretare l’obbligo del “voi”, contro il borghese e panciafichista “lei”e il comunista “tu”. (Ma Togliatti quando un compagno di basso rango gli dava del “tu” lo gelava rispondendogli con il “lei”). Con Mussolini sappiamo com’è finita. Speravamo in Totò: “Ma mi faccia il piacere!”. Niente da fare…

(Da La Nazione, 22/3/2006).

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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Scoppia la battaglia dei pronomi: caro lei, non diamoci del tu<br /><br />
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Sinceramente non si capiva se Diego Della Valle dalla prima fila dell’assemblea di Confindustria stesse dando del “lei” o del “tu” al presidente del Consiglio… Ma Silvio Berlusconi deve aver sentito perché lo ha rimproverato: “Prego il signor Della Valle, se si rivolge al presidente del Consiglio, di dargli del “lei” e non del “tu”….Allora “lei” o “tu”? Confidenziale o formale? Giriamo alla larga dai professori perché comincerebbero a spiegarci che cosa sono i pronomi allocutivi. Giriamo alla larga anche dai politici e dalle loro finzioni televisive. L’altra sera c’erano l’onorevole Rutelli e il ministro Tremonti. Rutelli usava il “tu” e Tremonti rispondeva con il “lei”, per mantenere le distanze, poi si distraeva e cadeva a sua volta nel “tu”. Come se non lo sapessimo che persino i più opposti estremismi, dopo le litigate, si ritrovano spensierati fianco a fianco in certe belle feste romane.<br /><br />
Beati gli inglesi che hanno solo “you” e ciò nonostante capiscono se è l’autista che si rivolge al principe di Galles o viceversa. Noi italiani di pronomi allocutivi ne abbiamo cinque, senza contare le varianti: tu, lei, ella, voi e loro. Così passiamo dalle cerimonie ufficiali dove sembra di sentire i ciambellani di Carlo V, all’insostenibile sciatteria del “tu” sparato a casaccio nei talk show o in modo offensivo, per esempio verso gli ammalati, negli ospedali. Ci aveva provato Mussolini a decretare l’obbligo del “voi”, contro il borghese e panciafichista “lei”e il comunista “tu”. (Ma Togliatti quando un compagno di basso rango gli dava del “tu” lo gelava rispondendogli con il “lei”). Con Mussolini sappiamo com’è finita. Speravamo in Totò: “Ma mi faccia il piacere!”. Niente da fare…<br /><br />
(Da La Nazione, 22/3/2006).<br /><br />
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