Ttip: perché i grandi dell’Ue lo vogliono ma temono il confronto.

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Ttip: perché i grandi dell’Ue lo vogliono ma temono il confronto.

di DANILO PATTI.

Si chiama “Ttip” e nell’ultima riunione del G20 è aleggiato come un fantasma tra le postazioni dei potenti di Usa e Ue: il timore, soprattutto da questa parte dell’Atlantico, è che in questa Europa che si manifesta sempre più euroscettica sia difficile far ratificare una misura del genere. Ma cosa? Ttip sta per “Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti”, ossia il progetto della più grande aerea di libero scambio tra Europa e Stati Uniti mai realizzato. A Madrid, qualche giorno, è stato organizzato un dibattito dedicato proprio all’argomento: se l’Unione europea e gli Stati Uniti firmeranno l’accordo di partenariato transatlantico – si è detto – il trattato creerà la più grande area commerciale del mondo. Tutto semplice? E invece no. Perché il progetto, fin dall’inizio, è obiettivo di molte critiche per alcuni scenari che preoccupano. Secondo molti si tratta di un’opportunità di sviluppo senza precedenti sia per l’aumento del Pil, che per quello dell’occupazione e delle esportazioni. Per molti altri invece sarebbe un favore che gli Stati europei concederebbero alle multinazionali americane, alle quali verrebbero piegati interi impianti normativi sociali e ambientali.

I sostenitori: “Farà crescere il Pil”

I fautori del Ttip sono praticamente gran parte dei governi dell’Ue. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel ha detto ad esempio che l’Unione europea dovrebbe negoziare con gli Stati Uniti la firma del TTIP in “un modo veloce e certo”. In sintonia con la Merkel il governo italiano con Matteo Renzi che ha assicurato “l’appoggio totale e incondizionato del governo italiano” al trattato. Di più: “Ogni giorno che passa è un giorno perso”, secondo Renzi, il quale si attende “un salto di qualità e uno scatto in avanti” nelle trattative, con l’augurio che si concludano “entro la fine del prossimo anno”. Perché il Ttip, ne è convinto il premier, “non è un semplice accordo commerciale come altri, ma è una scelta strategica e culturale per l’Ue”. Dopo la batosta alle elezioni di midterm anche Barack Obama, ha ritrovato il sorriso proprio grazie al Ttip, di cui è uno degli sponsor più convinti: «Ora che la Camera e il Senato sono in mano ai Repubblicani, sarà tutto più facile. Almeno una cosa buona dalla sconfitta alle elezioni è venuta!».
Dal punto di vista tecnico i sostenitori portano anche alcuni esempi. Luca Sani, esponente del Pd e Presidente della Comagri (Commissione agricoltura e sviluppo rurale), ha mostrato una simulazione dell’Ufficio studi del Parlamento europeo: “Mette in evidenza che se fossero azzerate le barriere tariffarie e ridotte di un quarto quelle non tariffarie, l’export europeo verso gli Stati Uniti aumenterebbe del 120%.”. Secondo le analisi dei sostenitori, grazie alla maggiore concorrenza, si avrebbero anche benefici generali sull’innovazione e il miglioramento tecnologico. Anche il Pil degli Stati coinvolgi aumenterebbe, addirittura è stata fornita una cifra media: 545 euro l’anno in più per ogni famiglia in Europa. Dal punto di vista dei “cavilli”, poi, il Ttip porterebbe semplificazione burocratica: una normativa unica significherebbe meno costi e meno problemi negli scambi.

I critici: “Favore alle multinazionali”

Sintetizza bene l’umore dei contrari al Ttip Lola Sanchez, eurodeputata spagnola di Podemos: “Il trattato ha una natura deleteria nel suo complesso, a meno che non sei una grande multinazionale e il Parlamento non vuole ascoltare punti di vista opposti nel dibattito”. E che sia trasversale l’opposizione al trattato lo dimostra l’intemerata di Marine Le Pen, eurodeputata e leader del Front National: “Ci sono una serie di progetti che saranno posticipati perché la Commissione realizzerà che non potrà superare la barriera del Parlamento europeo. Prendete il Ttip, il trattato transatlantico: parti della sinistra sono contrarie, gli euroscettici sono contrari, sarà in una morsa”. Proprio questo, del resto, continua a essere lo spettro per i capi di governo: un Parlamento europeo (diverso dal 2013) che potrebbe trasformarsi in un campo di guerriglia, dato che gli oppositori emergono da tutti i lati.
Anche qui non sono solo i politici ad opporsi, ma a questi danno manforte analisti e personalità. “L’accordo di libero scambio tra Ue e Stati uniti è iniquo. L’Europa non dovrebbe firmarlo”. A parlare è Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia. Secondo il professore “si tratta di un accordo la cui intenzione sarebbe di eliminare gli ostacoli al libero commercio. Tuttavia ‘gli ostacoli’ al libero scambio sono le regole per la tutela dell’ambiente, della salute, dei consumatori, dei lavoratori”. Gli Stati Uniti, in realtà, non vogliono un accordo di libero scambio, vogliono un accordo di gestione del commercio che favorisca alcuni specifici interessi economici”, scrive l’economista noto per le critiche alle politiche del Fondo monetario internazionale. “La posta in gioco non sono le tariffe sulle importazioni tra Europa e Stati uniti, che sono già molto basse. La vera posta in gioco sono le norme per la sicurezza alimentare, per la tutela dell’ambiente e dei consumatori in genere. Ciò che si vuole ottenere con questo accordo non è un miglioramento del sistema di regole e di scambi positivo per i cittadini americani ed europei, ma garantire campo libero a imprese protagoniste di attività economiche nocive per l’ambiente e per la salute umana”. Costi che a suo parere non sono neppure valutabili, perché è in atto un tentativo di “sottrarre il trattato al processo democratico, invece di avere un dibattito su questi temi”. Secondo Stiglitz, il trattato “mina le tutele che europei e statunitensi hanno creato in decenni e accresce le disuguaglianze sociali, dando profitti a poche compagnie multinazionali a spese dei cittadini”.

La perplessità della Chiesa

Un trattato che “solleva una serie di problemi e di controversie”. La Chiesa, a sorpresa, ha preso una posizione molto critica rispetto al Ttip. Il motivo è semplice: anche Oltretevere “deve far sentire la voce dei più deboli e dei più poveri in Europa e nel mondo, nella misura in cui saranno interessati dall‘accordo sul libero scambio”. Lo scrivono i vescovi europei della Comece (la Commissione degli episcopati della Comunità Europea) che hanno deciso di dedicare la loro Assemblea plenaria autunnale alla analisi del Partenariato transatlantico. Dopo un esame del testo a 360 gradi, la Comece ha stimato che “al di là delle questioni strettamente commerciali che solleva, il Ttip interroga la nostra identità europea e come tale identità possa affermarsi e profilarsi nel mondo”. In sostanza, il Ttip – affermano i vescovi Ue – “ha un effetto specchio sull‘Unione europea e obbliga gli europei a definire in più chiaramente la propria posizione sulla scena mondiale e ad adottare una strategia commerciale e una politica monetaria sostenibile in vista dei prossimi decenni che si annunciano a crescita debole o zero”.

La Ue corre ai ripari: sì al Ttip a certe condizioni

Davanti a tante perplessità – politiche, economiche e addirittura antropologiche – da Bruxelles cercano di correre ai ripari. “Il Ttip ha senso solo se migliorerà la vita delle persone, e le persone hanno bisogno di prodotti di alta qualità, servizi a costo decente e posti di lavoro”: ha promesso il commissario al commercio Cecilia Malmstrom intervenendo alla conferenza organizzata dal gruppo S&D al Parlamento Ue su Ttip e consumatori. Malmstrom ha spiegato che l’accordo transatlantico ha lo scopo di “aumentare gli scambi commerciali” e quindi “far risparmiare i consumatori e aumentare i posti di lavoro, perché con più export si crea più lavoro” ma, allo stesso tempo, la commissaria si è impegnata alla massima trasparenza nei negoziati, principale lamentela del Parlamento e delle associazioni dei consumatori. “Il Ttip deve coniugare ambizione e cautela” e “non deve minare la fiducia dei cittadini”. Per questo, assicura, “i prodotti che non sono autorizzati oggi nella Ue non lo saranno nemmeno con il Ttip”.
(Da futuroquotidiano.com, 21/11/2014).

 




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