TRATTATO EUROPEO ROMA ORA DECIDA

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Quale strada per l'approvazione
TRATTATO EUROPEO ROMA ORA DECIDA

Le vacanze della politi- Per accorciare i tempi ed ca sono finite da un mese e il silenzio continua: tra i grandi Paesi europei l'Italia è l'unico a non aver ancora annunciato quando e con quale procedura intende ratificare il nuovo Trattato costituzionale dell'Unione. Peggio ancora, le scelte da compiere sono tenacemente assenti dal dibattito politico, a nessuno sembra interessare che Londra. Parigi, Berlino e Madrid abbiano già da tempo fatto conoscere le loro intenzioni e nessuno pare ricordare che proprio a Roma, in ottobre. sarà solennemente firmato il testo di una Costituzione in attesa di efficacia.Non ci sfugge, beninteso, la diversa e triste priorità che tiene occupate le nostre sfere dirigenti. La sorte delle due Simone viene prima di tutto, e saremmo i primi a protestare se così non fosse. Ma anche le urgenze hanno una loro classifica, e di tutto in Italia si continua a discutere salvo che dell'alternativa tra referendum e voto parlamentare per la ratifica del Trattato. La legittimazione data da un voto popolare, a nostro avviso, sarebbe preferibile. Soprattutto se il clima bipartisan creato proprio dal sequestro delle nostre due volontarie in Iraq trovasse applicazione anche sul tema, tipicamente trasversale, della Costituzione europea.evitare rischi altri posso no preferire la ratifica parlamentare. Ma il vero problema. anzi il vero scandalo, è che invece di decidere si preferisca infilare la testa nella sabbia, con il governo che teme la contrarietà della Lega e il centro-sinistra già turbato dal «no» di Bertinotti.In splendida e allarmante solitudine, alla fine di agosto provammo a suonare la sveglia su queste colonne. Cosa è accaduto da allora? In Italia nulla. Ma in Francia il partito socialista si è spaccato tra il «no» di Fabius e il «sì» di Jospin, hanno guadagnato terreno le perplessità anche nel partito del presidente Chirac e l'esito del prescelto referendum, che si terrà nell'autunno del 2005, appare in bilico quasi quanto quello annunciato in Gran Bretagna. Con il risultato di gettare una pesante ombra sulla ratifica costituzionale (che deve essere unanime) e di prospettare. all'indomani dell'allargamento, una Europa ridisegnata e ristretta all'insegna delle «avanguardie».Non basta. Il lacerante dilemma sull'apertura del negoziato di adesione con la Turchia promette di influenzare i referendum costituzionali e provoca nuovi distinguo: basterà citare quelli del premier Raffarin in Francia e dell'intera opposizione cristiano-democratica in Germania. Né risultano utili alla ratifica della Charta europea i contrasti ormai palesi sulla riforma del Consiglio di sicurezza dell'Onu. L'Italia chiede che al Palazzo di Vetro l'Europa si esprima con una voce unica e critica le ambizioni nazionali della Germania, ma sa perfettamente che le residue speranze di evitare l'esclusione dall'Olimpo dell'Onu sono affidate in realtà alla guerra dei numeri in Assemblea e alle gelosie internazionali, della Cina verso il Giappone, del Pakistan e dell'Indonesia verso l'India, dell'Argentina verso il Brasile, dell'Egitto e del Sudafrica verso la Nigeria. Nell'ambito europeo, è forse questo il clima giusto per ratificare un patto costituzionale che lega tutti alle stesse regole e incoraggia una politica estera comune?11 meno che si possa dire è che il passare del tempo non agevola il cammino della Costituzione comunitaria. E allora perché l'europeista Italia non ha fatto quel che poteva fare, non ha dato l'esempio creando con altri una «avanguardia» per la ratifica, non ha favorito alcuna forma di dibattito interno, non si è nemmeno posta il problema di come e quando affrontare la prova? Speriamo, questa volta, che qualcuno risponda. Con i fatti.

CORRIERE DELLA SERA p,1
27.09.2004
di FRANCO VENTURINI

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