Trasformando le armi in chitarre.

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Il musicista colombiano Cesar Lopez è unico nel suo genere: la chitarra che suona non è né una Fender né un Gibson, una Stradivarius o una Steinway, ma un AK-47. La sua creazione è chiamata “La escopettera” combinando la parola spagnola “escopeta” (fucile) e “guitarra” (chitarra).
La chitarra-fucile è un simbolo importante che trasforma la distruzione in creazione, come sostiene Lopez. Il Gandhi Peace Museumdi Delhi ha richiesto una “escopettera” per poterla esporre nelle sue sale e nel frattempo Lopez ne ha regalata una a Bob Geldof  e spera di fare lo stesso con Sting l’anno prossimo. “Ogni “escopettera” appartiene a coloro che hanno rinunciato all’uso delle armi”, spiega.

“Questo è un simbolo di una trasformazione – continua – Ogni “escopettera” è stata usata nei combattimenti, e sono appartenute ai gruppi armati ribelli nelle guerriglie in Colombia

Il suo ultimo album, l’ottavo, “Toda bala es perdida” è stato il frutto di vari workshop realizzati in tutto il paese. “Ci sono 16 storie, di cui ognuna ha un suo differente argomento: una parla, per esempio, del risarcimento delle vittime di guerra, un’altra della violenza sulle donne… Lavoriamo con gruppi di ragazzi, e quando qualcuno pone una domanda, anche la domanda dalla risposta più scontata, gli interlocutori sono obbligati a rispondere considerando diversi punti di vista”.

La Colombia ha conosciuto 50 anni di guerra. Dieci anni fa, quando il paese è stato sconvolto dalle bombe, dagli assassinii e dai massacri, Lopez ideò il ‘Battaglione della Reazione artistica immediata’, una subitanea risposta alle violenze che tentava di placare e rasserenare gli animi del popolo attraverso l’arte e la musica.

Attualmente lavora con il Cinep (Centro per la statistica e l’educazione popolare), un’organizzazione colombiana che si occupa delle migrazioni dovute ai conflitti, l’uccisione di attivisti, i nomadi e i bambini-soldato.

Attraverso viste nelle scuole, nelle carceri e nelle comunità rurali Lopez aiuta le nuove generazioni ad utilizzare la musica, la danza e l’arte in genere come strumento di pace e di opposizione all’uso delle armi.

“Accade spesso che qualcuno entri in un gruppo armato, non perché necessita di soldi o perché sono costretti a farlo ma solo perché pensano che entrare in una banda fornisca loro potere, riconoscenza, stimoli e valore sociale. Abbattere questa mentalità è la cosa più difficile da fare!”, commenta Lopez.

Come può, dunque, l’arte essere uno strumento di pace? “Ognuno ha la propria idea sul modo di vivere. Noi diamo la possibilità di scoprire se la poesia e la musica possono avere un ruolo importante nella vita.”

Misna.it




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