Trapela bozza del progetto Ue anti-terrorismo online. È polemica

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Circa due anni fa la Commissione Europea ha appaltato 400 mila euro per un progetto battezzato CleanIt , che dovrebbe produrre, nei primi mesi del 2013, un elenco di principi e comportamenti utili al controllo e all’eliminazione di attività terroristiche su Internet. L’iniziativa è stata fortemente voluta dai Paesi Bassi e ha raccolto, fin qui, l’adesione ufficiale di altri nove Paesi membri : Germania, Gran Bretagna, Belgio, Spagna, Ungheria, Romania, Austria, Danimarca e Grecia. Il prodotto finale, in ogni caso, non dovrebbero essere direttive europee, ma linee guida adottabili in forma di “gentlemen agreement”.

Il sito dell’associazione European Digital Rights (Edri) ha però pubblicato in questi giorni una bozza dei contenuti elaborati da CleanIt, datata agosto 2012, che ha suscitato immediate e vivaci polemiche.
Il documento di 23 pagine, su cui campeggia la scritta “non per pubblicazione”, raccoglie una serie di proposte classificate come “raccomandazioni” e opzioni “da discutere”, variamente indirizzate tra forze di polizia, internet company e autorità governative.

Tra i compiti dei legislatori, per esempio, si legge: “Fornire consapevolmente collegamenti ipertestuali a siti web con contenuto terroristico deve essere definito dalla legge come illegale, proprio come il contenuto stesso”. E ancora: “I governi devono diffondere elenchi di siti web illegali, terroristi” e, a livello comunitario, nel “regolamento del Consiglio (CE) N. 881/2002 del 27 maggio 2002 (art 1.2) deve essere spiegato che fornire servizi Internet è incluso nella fornitura di strumenti economici ad Al Qaeda (e le altre persone e organizzazioni terroristiche designati dalla UE) e quindi un atto illegale”.

Per quanto riguarda le società che forniscono servizi online, dovrebbero “permettere solo nomi comuni reali”, per esempio per la creazione di un account, e, nello stesso contesto, le “Social media company devono permettere solo le immagini reali degli utenti”. Nel “Voice over IP (vale a dire le chiamate telefoniche tramite Internet, ndr) deve essere possibile per gli utenti segnalare attività terroristiche”. Una preoccupazione identica coinvolgerebbe l’uso dei software per la navigazione online, tanto che tra le proposte si trova lo sviluppo, a livello europeo, di un browser che preveda un “pulsante di segnalazione (reporting)”.

I responsabili di CleanIt si sono affrettati a spiegare che la documentazione, pubblicata a dispetto dell’esplicita richiesta di non farlo, serviva solamente ad “alimentare la discussione ”. But Klaasen, coordinatore olandese del progetto, ha dichiarato al sito di Ars Technica di “comprendere perfettamente che la pubblicazione ha prodotto incomprensioni”. Con efficace metafora, ha spiegato che è un po’ come si “scattasse la foto di quello che qualcuno compra per cena”: non si è ancora in grado di capire cosa mangerà veramente e di come lo cucinerà.

Il progetto pubblicato rappresenterebbe meno della metà di un processo in cinque fasi, che prevede ancora discussioni e contributi di molti Paesi. E tuttavia, tecnici e legali si sono già espressi, eccome. Arthur van der Wees , un legale di Amsterdam esperto di IT, ha dichiarato che il materiale pubblicato “non è nemmeno qualcosa di cui si debba discutere. È chiaramente non legale. Non c’è bisogno di aver studiato legge per capirlo”. L’impianto di CleanIt, infatti, così com’è, violerebbe alcune direttive europee in materia.
Joe McNamee, responsabile dell’European Digital Rights, ha spiegato sul sito dell’associazione che, sebbene ancora abbozzato, il progetto “mostra fino a che punto il dibattito all’interno dell’iniziativa si sia allontanato dai suoi obiettivi pubblicamente dichiarati, così come dalle regole giuridiche fondamentali che sono alla base della democrazia europea e dello stato di diritto”.

Quanto all’accusa di aver reso pubblico materiale ancora assolutamente acerbo, McNamee ha raccontato di avere ricevuto i documenti da uno dei partecipanti, che si è detto preoccupato per la difficoltà di esprimere posizioni critiche senza apparire filo-terroristi. Più in generale, le preoccupazioni intorno a CleanIt riguardano proprio la possibilità di definizione dei contenuti terroristici, e il rischio che un’accezione troppo ampia permetta atti di censura arbitrari. Il termine stesso, terrorismo, è oggetto di infinite discussioni. I governi lo applicano, talvolta, con eccessiva disinvoltura, per criminalizzare forme di opposizione radicale, come dimostrerebbe la storia dei movimenti indipendentisti di ogni latitudine, dall’Algeria all’Irlanda del Nord, passando per la battaglia dei Curdi in Turchia fino a giungere ai venti di rivolta arabi di questa primavera, inclusa la tormentata Siria. Di fronte alle minacce, le democrazie occidentali oscillano da sempre tra tendenze repressive di involuzione del diritto e controspinte libertarie. Ma nessuna storia alle nostre spalle può aiutare molto nella comprensione e nella governance equilibrata di quel mondo, ancora in gran parte incompreso e inesplorato, che è Internet.




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