Translimen! 5 minuti del 27 gennaio 2018

Posted on 27 gennaio 2018 in L'ERA comunica 33 vedi

Testo della puntata:
Vi siete mai chiesti, per quale motivo, a volte, le cose non vanno nel senso in cui dovrebbero andare?
In genere è perché ci sono forze contrapposte che si elidono a vicenda, e che generano poi conseguenze nefaste come, ad esempio, l’amore per la propria patria per la propria nazione in nazionalismo. Storia vecchia! Voi direte, Weimar che porta al nazi-fascismo…
Certo! Cosa vecchia ma che, da questo punto di vista, tendono a ripetersi pur con modalità abbastanza diverse. È il caso di liste come più Europa di Emma Bonino che, completamente dimentica la questione, l’importanza, della lingua comune, della lingua federale in Europa. Battaglia del Partito radicale e di Marco Pannella in modo particolare almeno dall’89 fino alla fine dei suoi giorni, là dove la chiamava “la battaglia per la lingua comune della specie umana”.
Ecco, tralasciando questo, di fatto non si sa bene come questa “Europa leggera” potrebbe in un qualche modo comunicare, e come un’Europa pesante, con addirittura un presidente degli Stati Uniti d’Europa, possa rendersi possibile.
Pertanto, di fatto la lista più Europa, tergiversando sul dato sostanziale della motivazione che lega gli europei incatenati ciascuno alla propria lingua nazionale, oppure – questa poi è “la croce che ci dobbiamo prendere sulle spalle” ossia la collaborazione al monopolio di popoli stranieri e, quindi, la nazionalizzazione linguistica inglese.
Ecco come si ribalta quindi l’accusa che più Europa fa agli altri di essere nazionalisti (là dove peraltro il nazionalismo non ha niente a che vedere con l’amore per la propria patria, perché è anzi in nome della propria patria si vanno a conquistare le parte degli altri), è proprio la conquista invece delle patrie dagli altri che avviene attraverso la colonizzazione linguistica inglese!
Questo aspetto, peraltro, è stato portato avanti addirittura da quella che doveva essere una lista magari innovativa, come quella di Stefano Parisi, che di fatto, come “Energie per l’Italia” viene trasformata in non PER ma CONTRO l’Italia, ossia in “Energie per la colonizzazione linguistica inglese”, perché addirittura è proprio nel programma di Stefano Parisi che si parla di bilinguismo italo inglese OBBLIGATORIO. Vale a dire ciascuno di noi sarebbe OBBLIGATO ad apprendere lingua dei popoli anglofoni.
Insomma, come ho già detto altre volte, cose che non sono mai successe nemmeno durante il nazismo e durante la Repubblica di Vichy, ossia nella Francia occupata dai nazisti.
Che quindi una lingua come l’inglese si stia trasformando sempre di più in un cancro linguistico le cui metastasi pervadono sempre di più le altre lingue è piuttosto chiaro. Ma è altrettanto chiaro di come ciò alimenta e alimenterà sempre di più ovviamente una Resistenza ed uno scontento, come è il caso che ci segnala Libero [del 27 gennaio 2018] dove l’Olanda, paese dove molti studenti addirittura anche inglesi vanno a studiare perché le sue università sono meno care di quelle britanniche, ebbene oggi Libero ci dà l’informazione che l’Olanda cambia idea, si parla troppo inglese. Chiusi negozi i cui commessi non capiscono la lingua locale e gli universitari chiedono meno corsi per stranieri. Praticare l’inglese va bene, il cosmopolitismo pure – scrive Maurizio Stefanini – ma quel che è troppo è troppo! E così ad Amsterdam è stato chiuso dal Tribunale un negozio di formaggio in cui si poteva ordinare solo in inglese.
Il risentimento per l’eccesso di inglese insomma sta montando. “Basta con la follia dell’inglese” ha titolato The Telegraph, nel riferire della protesta delle associazioni studentesche per il modo in cui il crescente numero di lezioni in inglese sta portando le Università all’invasione di stranieri.
“Eccetto a Utrecht, gli studi di psicologia sono tutti in inglese, siamo preoccupati per l’accessibilità a studenti olandesi, nel momento in cui c’è una grave carenza di psicologi olandesi”, questo ha denunciato il Presidente dell’Unione Nazionale Olandese degli Studenti.
Concludendo speriamo di ritrovarci sempre di più “attorno al monumento che si chiama ora e sempre Resistenza” [Piero Calamandrei]

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Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue “gravissime” condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l’impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che – anzi – gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli… un monumento.
A tale affermazione rispose Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide “ad ignominia”, collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l’avvenuta scarcerazione del criminale nazista. L’epigrafe afferma:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Testo introduttivo dell’ANPI




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