Traduzioni

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L’interprete Traduzione sbagliata

C’è un arabo classico ma i dialetti sono diversi
Rimon Kundari, siriano, vive a Cremona e a più riprese ha lavorato come traduttore dall’arabo per la magistratura. E’ basilare che il traduttore sia della stessa nazionalità della persona di cui si devono ascoltare e trascrivere le conversazioni. Questo perché esiste un arabo classico, scolastico, ma le varie etnie parlano i loro dialetti, che possono essere simili o del tutto diversi: capita così che un algerino possa comprendere un marocchino più di quanto non riesca a un siriano. Forse il primo traduttore, quello che ha sbagliato l’interpretazione della frase, non era marocchino e ha tradotto quello che ha creduto di capire, rivelando una competenza linguistica a livello medio basso. Trovo strano anche che della stessa frase vengano date quattro versioni simili ma non del tutto coincidenti. Un conto è dire perché un telefono non risponde e un conto è chiedersi perché la linea non passa. Anche se nella sostanza la conclusione è la stessa. Mi sarei aspettato che almeno due traduzioni su quattro coincidessero perfettamente".
(Da La Nazione, 8/12/2010).




25 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

IDEE & OPINIONI<br />
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Il Fenomeno Sociale dell'«assholism» Immune dalle Regole del Decoro<br />
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di Filippo La Porta<br />
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Negli States ferve il dibattito su un nuovo, pervasivo fenomeno sociale: l'«assholism» (New republic recensisce un libro di Geoffey Nunberg in proposito). Ora, chi è un «asshole»? Il termine è parecchio volgare e non agevole da tradurre. Potrei tentare con «testa di c.», ma non sono sicuro di esaurirne tutte le sfumature di significato che ha nella lingua inglese (altre proposte sono ben accette, anche con il prefisso neo.). L'articolo comincia dicendo che l'«asshole» è immune dalle regole del decoro. Pieno di sé, aggressivo (specie quando è in torto), brutale. All'autore viene in mente un celebre rapper, Kanye Weste e quella che definisce la sua «spudorata sfrontatezza» (ma anche il «tono» di un blog come Jezebel, che mescola gossip e femminismo d'assalto). L'assholism implica un certo grado di autoconsapevolezza, che ad esempio impedirebbe di definire tale un Osama Bin Laden che maltratta mogli e subordinati. Il suo comportamento ha esplicito contenuto «incivile»: si pensi a chi con l'auto si mette sulla corsia laterale (con differente semaforo) per poi spostarsi all'improvviso su quella centrale e passare con il verde. Immaginate un personaggio dei Mostri di Risi, ma che si senta pienamente autorizzato ad agire così. E anche se la prima attestazione letteraria risale a Il Nudo e il morto di Mailer, del 1948 - dove di un tenente si dice che è un «perfect asshole» - , l'articolo sostiene (New republic è una rivista piuttosto conservatrice) che il fenomeno nasce negli anni 60, con quel clima libertario e una cultura che prevede solo diritti, non doveri, e con l'idea che se non rispettiamo le convenienze siamo più autentici. L'«asshole» è soprattutto chi si ritiene sempre in diritto di dire o fare qualsiasi cosa e non sente mai il bisogno di difendersi o scusarsi. Lascio ai lettori il compito di esplorare la variegata area semantica, non sempre perspicua, di «asshole», e di applicarlo oggi a chi vogliano. Mi limito a suggerire, contro tutti i nemici degli anglicismi superflui, che in questo caso usare la parola inglese potrebbe risparmiarci un ulteriore degrado stilistico. <br />
(Dal Corriere della Sera, 29/7/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Fikri e l'intercettazione «Si traduca di nuovo»<br />
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di Giuliana Ubbiali<br />
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Maura, la mamma di Yara Gambirasio, si era alzata in piedi e aveva detto al gip: «Com'è possibile che le traduzioni siano così diverse?». Era il 24 settembre, udienza per decidere sulla richiesta del pm di archiviare Mohamed Fikri. Il marocchino è l'unico indagato per l'omicidio della tredicenne di Brembate Sopra, in un fascicolo stralciato da quello principale ancora senza un nome. Mamma Maura (anche ieri in aula) si riferiva alla frase pronunciata dall'immigrato e che, tradotta in modi diversi, lo aveva prima spedito in carcere e poi fatto uscire. Ieri quarta udienza. C'era anche il procuratore aggiunto Massimo Meroni a ribadire la linea della Procura: archiviare Fikri. Ma la decisione ancora non è arrivata. Anzi, il gip Ezia Maccora ha disposto nuove indagini. Tre i punti dell'ordinanza di 11 pagine. Uno, nodo ancora da sciogliere e perno dell'inchiesta su Fikri, la frase da lui pronunciata in attesa che un tunisino gli rispondesse al telefono. Intercettata, viene tradotta in sei modi diversi. Due, nella sostanza, i significati. Il primo. Due interpreti, una algerina e una marocchina, scelte dall'elenco della Procura, così traducono: «Perdonami Dio, non è quella che ho ucciso io. Ascoltami, ascoltami» e «Perdonami Dio, non l'ho uccisa io. Ascoltami, ascoltami». Si pensa alla svolta. Fikri viene fermato su una nave diretta in Marocco. Ma, interrogato dal pm, smentisce le traduzioni. È lui stesso a chiedere: «Traducete di nuovo». Detto, fatto. Il pm affida l'incarico in fretta e furia a due tunisini e a due marocchini trovati in Procura mentre sbrigavano delle pratiche. Tre sono uno studente, un impiegato a un operaio. Altre quattro versioni, coerenti tra loro ma divergenti dalle prime due: «Che Dio lo spinga a rispondere»; «Dio, perché non vuole andare questo telefono?»; «Dio, perché non passa (La linea)?» e «Dio, perché non rispondi?». Per Fikri si spalancano le porte del carcere: il pm chiede l'archiviazione convinto che non c'entri nulla. Ma il percorso è in salita. Il consulente della famiglia Gambirasio, il genetista forense Giorgio Portera, e l'avvocato Enrico Pelillo sollevano molti dubbi. Indagini scientifiche trascurate, rischio di contaminazione del Dna del presunto assassino isolato sugli slip e sui leggings di Yara, relazioni degli esperti mancanti. Così la decisione slitta quattro volte. Anche ieri. Il gip dispone una nuova traduzione: il pm ha sei mesi di tempo e deve scegliere «un soggetto con una conoscenza specifica della lingua usata da Fikri», si legge nell'ordinanza. Perché? Riferendosi ai quattro traduttori, indica che «agli atti non c'è prova della loro conoscenza della lingua araba e non sono inseriti nell'albo della Procura o del Tribunale». Non solo. Il pm ? sono gli altri due punti dell'ordinanza ? deve depositare la relazione con cui il Ris spiega nei dettagli come è stato isolato il Dna del presunto assassino e come questo è stato comparato con il profilo genetico di Fikri. Un accoglimento pieno delle richieste della parte offesa: «Altri sei mesi di indagini sono un punto a favore di tutti», commenta Portera. Già, perché le indagini del fascicolo senza nome scadono a gennaio. La pista è sempre quella di Gorno, del presunto figlio illegittimo e di suo padre morto nel 1999. Il Dna del defunto è stato isolato da una marca da bollo e da un francobollo. Altra richiesta di Portera: riesumare la salma per verificarlo. «Torneremo a chiederlo», assicura lui. «Sono sfiduciato, perché si torna ancora su quella frase dopo due anni?», dice Fikri. Gli fa eco il suo avvocato Roberta Barbieri: «La parte offesa ha avuto un anno e mezzo per chiedere una nuova traduzione. Le altre indagini disposte dal gip porteranno in direzione opposta a Fikri». <br />
(Dal Corriere della Sera, 19/10/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

IL PROFESSORE DI ARABO<br />
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«Il migliore? Marocchino»<br />
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I dialetti «L'arabo classico è quello del Corano. Nella vita quotidiana la lingua cambia da zona a zona»<br />
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Giuliano Mion è docente di lingua e traduzione araba all'Università D'Annunzio di Pescara. È anche autore del libro «Sociofonologia dell'arabo». Un esperto, quindi. Secondo il professore, l'ideale è far tradurre la frase pronunciata da Fikri a un marocchino. Questione di dialetti e di aree geografiche. L'arabo classico è quello del Corano. Ma nella vita quotidiana che lingua viene parlata? «Il dialetto. Le faccio un esempio. Un presidente della Repubblica di uno Stato arabo farà il suo discorso alla nazione in arabo classico. Poi, però, se deve chiedere al suo assistente un bicchiere di acqua per schiarirsi la voce, lo farà in dialetto». Il dialetto ha lo stesso significato che ha per noi italiani? «No. Spesso noi lo colleghiamo con la mancanza di cultura e di conoscenza della lingua nazionale. Nei paesi arabi, invece, va al di là dello status sociale». La frase pronunciata da un marocchino può essere compresa da chi non è marocchino? «Un algerino potrebbe arrivarci, così come un tunisino. Certo, l'ideale sarebbe un marocchino». E, per esempio, un libanese? «Meglio che il libanese traduca il libanese». Perché? «È una questione di aree geografiche. Si possono dividere in due macroaree: da un lato il Maghreb, cioè Marocco, Tunisia e Algeria; dall'altro l'area orientale, dall'Egitto all'Iraq. Pensi che chi abita nella seconda zona ritiene che i dialetti maghrebini non siano arabo». Tra un marocchino che ha esperienza nell'ascolto di intercettazioni e chi, invece, non ce l'ha, chi è meglio scegliere? «Dipende dalla persona. Chi è abituato a tradurre intercettazioni forse è più accorto nell'interpretare il segnale audio». Due marocchini possono tradurre significati diversi?«Se questo succede è perché il suono non si sente bene». Il suono può essere ripulito? «Poco, perché il rischio è che anche la frase venga cancellata». Sarebbe bene affiancare un italiano al traduttore straniero? «A volte in situazioni delicate si fa se l'italiano è uno specialista, al fine di fornire un'assistenza tecnico-scientifica anche di tipo strumentale». Si è parlato molto di questo caso delle traduzioni. C'è il rischio che i traduttori siano condizionati? «Rispetto alle prime versioni, il rischio è molto forte».<br />
(Dal Corriere della Sera, 23/10/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

«IMPRECAVA MA NON HA USATO IL VERBO UCCIDERE»<br />
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Omicidio di Yara, la quarta traduzione scagiona ancora Fikri<br />
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Le traduzioni della frase di Mohamed Fikri, il marocchino indagato per l'omicidio di Yara, sono salite a quattro. Tutte escludono il verbo uccidere. Sono imprecazioni del tipo: «Rispondi», «Fa che vada tutto bene», «Sbrigati». Dopo il lettore di lingua araba tunisino dell'università di Bergamo e la libanese che lavora per la Guardia di Finanza di Milano, il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha nominato una donna marocchina, mediatrice culturale laureata in lingue. E nominerà altri due marocchini. Anche l'indagato, difeso dall'avvocato Roberta Barbieri, aveva nominato un consulente: una marocchina iscritta nell'albo degli interpreti del tribunale di Milano che lavora per la procura di Bergamo. È stato il giudice delle indagini preliminari Ezia Maccora a chiedere una nuova traduzione di quelle parole che, tradotte in sei modi diversi, il 4 dicembre del 2010 fecero finire in carcere l'immigrato e tre giorni dopo lo scagionarono. Il gip è chiamato a decidere sulla richiesta del pubblico ministero di archiviare il fascicolo a carico di Fikri, stralciato da quello principale ancora senza nome. Ma, prima di decidere, oltre alla nuova traduzione, ha chiesto al pm una relazione completa dei carabinieri del Ris di Parma su come è stato isolato il Dna dell'assassino dai leggings e dagli slip di Yara e come questo è stato comparato con quello dell'indagato. Una richiesta per escludere con assoluta certezza che il dna «altamente indiziario», considerato la firma dell'assassino, possa essere stato contaminato. Al momento i nuovi traduttori sembrano quindi escludere un coinvolgimento di Mohamed Fikri, fermato dai carabinieri di Bergamo in alto mare, sulla nave che sabato 4 dicembre 2010 lo portava da Genova a Tangeri, in Marocco. Prosegue, invece, il lavoro del Ris e della polizia scientifica, per confrontare il profilo genetico isolato dagli slip e dai leggings di Yara Gambirasio con i campioni prelevati a Brembate Sopra e non solo. Gli inquirenti sono convinti di aver individuato il Dna del padre dell'assassino: un uomo di Gorno morto nel 1999.<br />
(Dal Corriere della Sera, 31/10/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

IL TORMENTONE DELLE TRADUZIONI SETTE A CONFRONTO: 5 DEL PM, UNA DEL DIFENSORE DELL'IMMIGRATO E UNA DELLA FAMIGLIA DI YARA<br />
Fikri, rispunta il verbo «uccidere»<br />
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Lo indica l'interprete dei Gambirasio: «No all'archiviazione»<br />
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di Giuliana Ubbiali <br />
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Due consonanti, «q» e «t», radice del verbo «qatala», che in arabo significa «uccidere». La nuova traduzione della frase che - interpretata in sei modi diversi - aveva prima spedito in cella e poi scarcerato Mohamed Fikri riapre uno scenario che pareva chiuso dagli interpreti nominati dal pubblico ministero Letizia Ruggeri, che ha chiesto l'archiviazione dell'immigrato. Marocchino, è l'unico indagato per l'omicidio di Yara Gambirasio in un fascicolo stralciato da quello principale a carico di ignoti (le indagini scadono il 25 febbraio prossimo). La nuova versione è dell'interprete marocchina a cui si è affidata la parte offesa, mamma Maura e papà Fulvio Gambirasio assistiti dall'avvocato Enrico Pelillo. Traduttrice che ha già lavorato per carabinieri e procura di Bergamo, nelle parole pronunciate da Fikri al telefono, il 3 dicembre del 2010, ha sentito quelle consonanti che ha attribuito al verbo uccidere. Ha quindi tradotto la frase con «Dio mio, Dio mio, non l'ho uccisa io», lo stesso significato dato dalle prime due interpreti. Quelle che, nel dicembre del 2010, fecero scattare i carabinieri all'inseguimento dell'immigrato, bloccato su una nave salpata da Genova per il Marocco. Fikri stava tornando a casa, un viaggio programmato da tempo. Ma questa ultima traduzione è la sola che conferma quelle prime due. Dopo che venne portato in carcere, Fikri disse al pm che al telefono invocava Allah perché un creditore tunisino gli rispondesse. Lo stesso che - risulta agli atti - l'indagato aveva chiamato 125 volte nei mesi precedenti senza ottenere risposta. Il magistrato si affidò quindi a quattro persone di lingua araba che si trovano in procura per sbrigare alcune pratiche. Due marocchini e due tunisini che indicarono un senso completamente diverso, escludendo il termine uccidere. Sulla base dei nuovi risultati, l'11 luglio del 2011 il pm ha chiesto l'archiviazione di Fikri. Ma la decisione del giudice delle indagini preliminari Ezia Maccora è slittata quattro volte, tra dubbi sollevati dalla parte offesa - in particolare quelli scientifici del consulente Giorgio Portera, genetista forense - inviti a integrare gli atti, richieste di verifiche e di relazioni. L'ultima il 18 ottobre scorso, quando il gip ha ordinato al pm una nuova traduzione della frase dibattuta, e di presentare la relazione con cui il Ris spiega come il dna del presunto assassino è stato isolato sugli slip e sui leggings di Yara e come questo è stato comparato con quello dell'indagato. Tutto pronto nel giro di meno di tre mesi. Prima le nuove traduzioni dei consulenti del pm: una libanese, un tunisino e tre marocchini, tutti escludono il termine «uccidere». Le interpretazioni vanno da «Dio, perché non funziona?» a «fa che si muova». Anche l'avvocato Roberta Barbieri che assiste Fikri ha nominato una consulente, una marocchina: «Fa che si sbrighi, devo partire», è la sua versione. Ma sullo scadere dei tempi per presentare l'opposizione all'archiviazione è arrivato il colpo di scena della parte offesa. «No, non congedate il fascicolo», è la richiesta. Oltre alla traduzione fuori dal coro, l'avvocato è tornato alla carica con la richiesta già avanzata da Portera mesi fa: analizzare tutti quei 200 peli trovati su Yara. «Della vittima e di origine animale», aveva spiegato il pm. Ma il consulente chiede che vengano analizzati tutti, per verificare che sulla scena del crimine non ci siano tracce anche di altre persone.<br />
(Dal Corriere della Sera, 23/1/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

L'ANTICHISTA<br />
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Per non Copiare più si Traduca anche Dante<br />
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di Canfora Luciano<br />
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Puntuale come ogni anno giunge il preannuncio della prova di maturità classica: quest'anno latino. Sembra chiara l'intenzione ministeriale di rendere prevedibile la sorpresa, visto che il latino e il greco si alternano oramai regolarmente. Ciò non costituisce un fatto negativo, perché probabilmente aiuta gli allievi a prepararsi per tempo. È noto il lamento diffuso a riguardo degli strumenti tecnici attualmente disponibili, che consentono di raggiungere «tecnologicamente» la traduzione del brano proposto qualche minuto dopo che sono state rese note le tracce. Indubbiamente una pratica del genere depotenzia la prova, la rende superflua; e non è bello sul piano morale che questo accada. È escluso che il ministero ami farsi beffare e svuotare la prova di significato. Non vogliamo neanche ipotizzare una eventualità del genere. Ma un rimedio c'è, se solo si considera che il latino, divenuto lingua letteraria al tempo di Livio Andronico, ha seguitato ad esser tale e ha vissuto di una lunghissima vitalità tutto sommato fino ai tempi a noi vicini del Papa attualmente regnante. Il quale ex cathedra continua a scrivere, e forse anche a pensare in latino. Non c'è secolo alle nostre spalle in cui non si sia scritto in questa lingua: andando per cacumina potremmo indicare il trattato di Dante sulla Monarchia, lo scritto di Lorenzo Valla sulla donazione di Costantino, e ancora il Nuncius di Galileo, e ancora la Dissertatio de methodo di Cartesio, per non parlare di Leibniz e di Kant. E - perché no - di Giovanni Pascoli. Vi è poi una immensa letteratura latina della erudizione scritta in un magnifico latino dei moderni: mi riferisco alle prefazioni dei grandi umanisti poste in testa alle loro edizioni dei classici, per fare solo un esempio macroscopico. Questo costume durò fino al Novecento inoltrato: solo di recente la Clarendon Press ha sostituito una prefazione a Sofocle in inglese alla più ovvia e tradizionale prefazione in latino. E che dire della letteratura araba tradotta in latino nell'Ottocento da grandissimi arabisti? Insomma, la possibilità di scegliere un brano che non sia dopo cinque minuti sullo smartphone dello studente è vastissima. Allargare l'orizzonte ministeriale in questo (e in altri) campi mi parrebbe cosa buona e giusta.<br />
(Dal Corriere della Sera, 29/1/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

SLITTATO DI SEI ORE<br />
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Serve l'interprete della Mongolia Processo di sera<br />
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di Giuliana Ubbiali<br />
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Lingua araba, rumena, russa. Di solito il tribunale non fatica a trovare un interprete per tradurre l'udienza agli arrestati stranieri. Stavolta, invece, è stata un'impresa. Colpa della lingua mongola, parlata da pochissime persone in Italia. Come i due arrestati: un cinese e un coreano, 27 e 25 anni, finiti in manette per un furto di prodotti alimentari del valore di 77 euro e di tre paia di stivali, totale 240 euro, al centro commerciale «Le due torri» di Stezzano. Li hanno presi i carabinieri della stazione locale. Poi, al processo per direttissima è spuntato il problema della lingua. Chi chiamare? Non c'era nessuno nell'elenco degli interpreti del tribunale. Un caso rarissimo a palazzo di giustizia. Quindi il giro di telefonate all'ufficio immigrazione della questura e, da lì, al consolato. È spuntato il nome di una donna nata e cresciuta in Mongolia, in Italia dal 1998 per amore di un bergamasco da cui ha avuto una bambina. Vivono a Ranica. Bene, trovata. Ma la vicenda non è stata risolta con una telefonata. L'interprete era piacevolmente sorpresa dalla chiamata, ma non poteva correre subito in udienza. Era a Vicenza ad allestire una tenda tradizionale del suo Paese, per una fiera della caccia. Così, da mezzogiorno, il processo è stato rinviato alle 18: il l tempo che lei terminasse almeno in parte il suo lavoro e poi si precipitasse a Bergamo. Così è stato. È arrivata con il marito e la bambina dai lunghi capelli lisci. L'hanno aspettata nel corridoio del tribunale, mentre lei traduceva ai due arrestati le contestazioni e, al giudice, la loro versione dei fatti. Il cinese si è preso la colpa dei furti e ha patteggiato 3 mesi di reclusione, pena sospesa. Così facendo, ha scagionato l'amico, che è stato assolto. <br />
(Dal Corriere della Sera, 22/2/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Come si dice jeans in latino?<br />
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Altro che lingua morta: il latino fa tendenza on line. Soprattutto dopo le dimissioni papali tradotte dal latino dall’Ansa. C’è la radio che trasmette notiziari (Yle) e il quotidiano online per le news Dal Conclave (Ephemeris). E per le parole recenti, c’è il “Lexicon recentis latinitatis”, sul sito del Vaticano: il barman? “Tabernae patòriae minister!”. I jeans? “Bracae linteae caerùleae”. Twitter? “Pagina publica breviloquentis”. (G.F.).<br />
(Da A n.11, 14/3/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

A Prato via crucis per cinesi<br />
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Preghiere in italiano e cinese. C'era anche il vescovo di Prato Franco Agostinelli a guidare la processione di cinesi cattolici, che per la prima volta hanno partecipato ad una Via Crucis a loro dedicata. La celebrazione si è svolta lungo via Pistoiese, l'arteria principale della Chinatown pratese. Il vescovo ha preso la parola nella piazzetta dove solitamente si radunano gli orientali e l'intervento è stato tradotto da don Wang, il cappellano dei cinesi di Prato.<br />
(Fonte Ansa, 23/3/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

CANTONE<br />
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Quando l'USTRA non sa scrivere in italiano<br />
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BELLINZONA - Scherzi della traduzione italiana da Google o ignoranza totale della lingua italiana? A leggere la risposta che l'Ufficio federale delle strade (USTRA) ha inviato a una ordinazione della tessera per l'odocronografo fatta da un nostro lettore, è chiaro che tanto gli scherzi di Google quanto l'ignoranza in italiano c'entrano entrambi.<br />
La risposta dell'Ustra è davvero "comica": Vostra carta del conducente produce con successo e la spedizione. Puoi guardare questo spettacolo con questo link". Chissà di quale altro spettacolo si tratta, visto che il primo, l'USTRA, lo ha già dato con la risposta.<br />
Per informazione, l'odocronografo digitale è un apparecchio delle dimensioni di un’autoradio montato sul veicolo nella cui memoria vengono registrati i periodi di lavoro, di guida e di riposo e altre attività oltre che dati relativi al veicolo. L’odocronografo visualizza tutti questi dati che possono, se necessario, essere stampati. In Svizzera l’odocronografo digitale è stato inizialmente introdotto su base volontaria (dal 1.11.2006); dal 1° gennaio 2007 invece tutti i veicoli di nuova immatricolazione soggetti all’ordinanza sulla durata del lavoro e del riposo dei conducenti professionali devono essere equipaggiati con un odo-cronografo digitale. È possibile adattare i veicoli più vecchi, ma non sussiste alcun obbligo in tal senso.<br />
(Da TicinOnline.ch, 6/8/2013).

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