Tra “itanglese” e “cerebrolese”.

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A kind of language che is not inglese e is not italiano.

 

Gentile Beppe, in un’Italia ridotta a pura espressione geografica, anche la “chiamata” è diventata una “call”. Sul sito in rete di un’università leggo infatti: “call per studenti verificatori”. Sempre meglio questo tipo di call – dico io – che non la call alla leva o la call alle armi, ma “chiamata per studenti” suona proprio così male? Che dire poi del management (immancabilmente pronunciato manàgement!!), che si ritrova in tutte le salse, e perfino scritto sui diplomi di laurea? Credo che il termine “gestione” sia di gran lunga meno imbarazzante, anche per evitare “orrori” di pronuncia. Un altro termine di moda è quello di “caregiver”, che sta a indicare “chi presta cura o assistenza”. E allora per quale motivo non si potrebbe dire: “il curante” o “l’assistente”? A un convegno di aggiornamento mi sono imbattuto nel “cargiver”, scritto così e pronunciato “car ghiver”. “Car” non è “care” (pron. “chear”), così chi doveva prestare le cure finisce invece per prestare l’automobile. Perché poi il “governo clinico” deve diventare una “governance” o un operatore sanitario uno “stakeholder”? Il bello è che operatori e utenti sono entrambi “stakeholder” (o “stakeholders”?). E allora perché non chiamarli “operatori e utenti”? Stendiamo poi un velo pietoso sull’uso orripilante dello pseudoinglese da parte dei politici. Una “revisione di spesa” non vale forse una “spending review”? L’ultima trovata è il “jobs act”, che in realtà non è un “act”, ma è un “bill”, quindi parte già sbagliato anche in inglese. Un “progetto occupazione”, o un “piano per l’occupazione”, un “piano per il lavoro” hanno bisogno di essere tradotti per farsi capire? L’italiano è una lingua in grado di camminare da sola, a meno che non siamo noi ad azzopparla volutamente, e non ha bisogno di stampelle inglesi. Il risk che si corre è di parlare a kind of language che is not inglese e is not italiano e che, more than all’inglese, somiglia a una lingua per cerebrolesi, un misto tra “itanglese” e “cerebrolese”. Omar Valentini, omvalentini@gmail.com
(Da italians.corriere.it/7/4/2014).

 




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