Tra inglese e dialetti

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Diplomati, ma somari

“Churchill? Un grande presidente americano”

di Piero Melograni

… Leggevamo nei giorni scorsi che perfino tra gli studenti universitari molti immaginano pure frottole storiche… Da un po’ di tempo mi chiedo se la responsabilità di questa confusione di idee non dipenda in larga misura da Internet. Difatti il continuo uso di Internet abitua gli studenti all’uso e all’abuso del “copia e incolla”, a non pensare, a essere approssimativi e a perdere la memoria, anche quella storica. Tanto c’è sempre la risorsa di Internet, alla quale di solito gli studenti fanno ricorso più spesso dei professori, meno pratici di elettronica, anche per motivi generazionali.

Ci sono poi gli strafalcioni di grammatica e di sintassi, vale a dire dell’insieme delle convenzioni che danno stabilità alle manifestazioni espressive degli uomini parlanti una stessa lingua, e che consentono loro di comprendersi vicendevolmente, mentre l’ignoranza della sintassi sta rendendo sempre più incerto l’uso del congiuntivo e del condizionale, impoverendo il linguaggio di molti. Visto che ci siamo occupati dei mali di Internet, penso che tra i mali di questa rete, peraltro miracolosa ed essenziale, si debba segnalare il gravissimo pericolo che deriverebbe all’economia nazionale da una prolungata interruzione di energia elettrica. Determinerebbe il blocco di tutte le operazioni bancarie nonché del movimento ferroviario e di quello aeroportuale. Di fronte a tali pericoli gli scherzi della correzione automatica del computer, appaiono quisquilie. Uno scrittore si lamentava con me perché grazie a questa correzione nel dattiloscritto di un suo libro il Celino è diventato il “Cremino”.

Il professor Matteo Viale, che insegna linguistica all’Università di Padova e che organizza corsi di 25 ore per far conoscere meglio le regole dell’italiano agli studenti un po’ lacunosi, ha detto che “in 25 ore non si può imparare quello che in 10 anni di scuola non si è imparato”. Però l’importante è non avere la puzza sotto il naso. Viale ha notato che durante il corso gli studenti non sembrano affatto annoiati ma lo seguono con attenzione, “come ritrovassero di fronte a grosse novità”. Viale rammenta vari errori da lui incontrati di recente. “Alcuni li ricordo ancora. Un ragazzo, in un’autopresentazione, ha scritto: “mi porta ha migliorare”. In un altro compito ho letto approffondire, in altri, più di uno, c’era dà al posto di da, insomma nessuna differenza tra verbo e preposizione. Ho trovato anche un’uomo. Anche sul piano della costruzione della frase non sono mancate sorprese. Uno studente ha scritto: “mi sono diplomato nell’anno scolastico 1998-1999 che l’ho concluso con il diploma”. Oppure “se avevo tempo facevo qualcosa”, buono per il parlato ma inadatto per una tesi universitaria dove chi scrive deve sapere usare il tempo delle congetture, il congiuntivo.

(Da La Nazione, 3/9/2009).

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