Toscani poco lettori

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Accademia della Crusca

Analfabeti quasi estinti

Ma i toscani leggono e sanno poco

Chi è il reazionario? Lo studente lo ignora

di Sandro Bennucci

Sorpresa: la Toscana è talmente progressista da aver dimenticato la corretta definizione del termine “reazionario”. Solo il 33,2 % degli studenti universitari di Firenze, Pisa e Siena sa che quella parola indica chi “auspica il ritorno a sistemi politici autoritari” o “un retrogrado ostile al progresso”, come recita lo Zanichelli. Ma diventa più serio il problema quando molti ragazzi in corsa per la laurea dichiarano di non aver mai sentito parole come “pioppeto” o “colleganza” e che le femmine, più dei maschi, sono a disagio davanti ad “alcova”, “bieco”, “cardiopalma”, “rubagalline”. Per fortuna della lingua, e della tradizione, quasi tutti gli studenti della media superiore sanno cos’è un “cencio” e una “gruccia”. Anche se stentano a definire correttamente “rigovernare”, “desinare” e perfino “acquaio”. Va meglio con le parole più ascoltate, quelle della pubblicità: nessuno ha dubbi su “idromassaggio”, “deodorante”, “merendina”.

Tutto questo viene fuori dalla ricerca Irpet su “Analfabetismo e domanda culturale” presentata ieri dalla Regione in collaborazione con l’Accademia della Crusca, santuario della lingua italiana. Uno studio, se vogliamo, che sembra realmente un aggiornato specchio dei tempi. Sottolinea che gli analfabeti totali sono appena lo 0,8% su tre milioni e mezzo di toscani, ossia ben al di sotto della media nazionale che registra l’1,5% di cittadini incapaci di leggere e scrivere. Gli analfabeti, in questa regione, sono meno di 200 mila (in maggioranza donne), hanno più di 65 anni, da tempo si trovano fuori del mondo produttivo e vivono soprattutto nelle province di Siena, Arezzo, Grosseto. Ma la ricerca non li condanna e punta invece il dito su un altro, serio pericolo: l’analfabetismo di ritorno. Da alcuni studi emerge che in età adulta si regredisce di cinque anni rispetto ai livelli scolastici massimi raggiunti. Così chi possiede solo la licenza elementare può arretrare verso la condizione di non secolarizzato e, dunque, di analfabeta. Ma gli stessi ricercatori riconoscono che esistono diversità soggettive: c’è il diplomato che non legge giornali e libri e naviga pericolosamente all’indietro e c’è il commerciante, magari in possesso di diploma di scuola media inferiore, che sa tutto e diventa presidente dell’associazione di categoria. La Toscana, del resto, vanta un’eccezione: Gianfranco Bartolini, grande presidente della Regione dal 1983 al 1990, aveva frequentato solo le elementari. Ma era uno straordinario autodidatta.

Purtroppo sono pochi i toscani che si aggiornano. La matita rossa dei ricercatori Irpet-Crusca cerchia il dato sulla lettura: solo il 38,3% delle famiglie toscane possiede più di 100 libri e il 35% dei cittadini non legge i giornali nemmeno al bar. Sono dati migliori della media nazionale, ma si resta basiti (“allibiti, sbalorditi”, “vedi Zanichelli”) quando la stessa ricerca, confrontando la richiesta di cultura in Toscana, in Italia e in vari Paesi europei, arriva alla conclusione che il nostro Paese risulta più simile all’Estonia (repubblica baltica, ex Unione Sovietica) che non a gran Bretagna e Svezia. Più di una persona su cinque, in Toscana, non legge libri, né quotidiani. Guarda la televisione: ma spesso non comprende il significato delle parole.

Consolazione? Il 97% dei nostri ragazzi dice di conoscere “abbastanza bene” l’inglese. Peccato che gli studenti toscani figurino fra i più ripetenti d’Italia. Ma si tende ad assolverli; i professori, qui, sono tradizionalmente spietati. E non spiegano bene chi sono i “reazionari”.

(Da La Nazione, 2/12/2006).

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