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Il DOP diventa multimediale

La pronuncia sbarca in Rete

Il DOP è sbarcato su Internet. Lo storico “Dizionario di ortografia e di pronunzia” che la Rai editò nel 1969 per unificare la scrittura e la pronuncia della nostra lingua, è stato presentato ieri a Roma alla presenza di studiosi e ricercatori, fra cui il presidente della Crusca Francesco Sabatini.

di Francesco Sabatini

(Presidente dell’Accademia della Crusca)

I principali mezzi di trasmissione della voce, dal telefono alla radio al cinema sonoro e alla televisione, sono diventati protagonisti, com’era ovvio, nel corso evolutivo delle lingue. Nel caso italiano, poi, sono arrivati al momento giusto, nei decenni seguiti alla nostra Unità politica, ad accelerare i processi di diffusione e unificazione della lingua nazionale; una lingua per secoli affidata quasi soltanto alla scrittura e da far circolare, ormai, nelle case di tutti, anche di coloro che non sapevano, o non amavano, leggere. Fatti ormai noti. E’ meno noto che l’introduzione dei nuovi strumenti aveva, a un certo punto, spinto sia i linguisti, sia i responsabili dei nuovi mezzi, a porsi il problema di come regolare, dal punto di vista della pronuncia, l’immenso flusso di italiano sonoro che finalmente si riversava sugli abitanti del Paese.

Senza andare più indietro, alle scuole di recitazione teatrale e poi di doppiaggio cinematografico, e senza citare ricerche e tentativi di linguisti, incerti, tra l’altro, tra Firenze e Roma, ricordiamo i tentativi della Treccani (con il Dizionario enciclopedico Italiano), prima di arrivare alla nascita di un’opera specifica e già di ampie dimensioni: il Dizionario di Ortografia e Pronuncia, subito noto con l’acronimo DOP, edito dalla RAI nel 1969. Artefici Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini e Piero Fiorelli, tre Accademici della Crusca e luminari della linguistica italiana. Un paio di generazioni di annunciatori e giornalisti si formarono la coscienza linguistica su quello strumento. Vennero tempi di gran movimento negli orientamenti della società e della cultura, e quindi della lingua. Andò come andò, e i grandi mezzi di comunicazione lasciarono correre, con molta libertà, pronunce e grafie. Ma in fatto di lingua i dibattiti sul “torto e ‘l diritto del Non si può” (per riprendere un titolo del seicentista Bartoli) non sono per fortuna mancati. Dico per fortuna, perché il semplice lasciar correre è un errore anche per la lingua. Si tratta di uno strumento di primaria importanza per la vita dei singoli e della collettività e quindi una sua decisa funzionalità è un obiettivo di primo livello per tutti.

Ecco perché, in un momento in cui non sappiamo se i nostri maggiori travagli e assestamenti, negli usi della lingua e in tutti i comportamenti sociali e politici, sono terminati o ci agiteranno ancora, va salutata un’impresa che riprende quella luminosa iniziativa della Rai degli anni Sessanta. Fiorelli, il superstite del trio degli autori del primo DOP, ha tenuto in mano saldamente il filo di quella tradizione e, affiancato dal più giovane Borri e appoggiato fino in fondo da un capofila dell’Azienda radiofonica, il napoletano Parascandolo, ha guidato uno stuolo di esperti di pronunce e grafie, dell’italiano e di altre sessanta lingue, per darci il nuovo DOP, che si avvale pienamente, questa volta, anche delle straordinarie risorse della tecnologia informatica e dell’analisi dei suoni. Uno strumento volto a un fine pratico –indicare la corretta pronuncia e la giusta grafia di 129.000 voci (di cui 92.000 italiane) – ma capace anche d’illuminare la storia delle parole e delle loro trasformazioni grafiche e foniche. Potrà sembrare poco solo a chi non si rende conto che nel cambiamento di un tratto fonologico, nello spostamento di un accento, nel mutamento di una lettera alfabetica è incisa la stessa storia di generazioni di individui che, vivendo e operando, hanno fatto la lingua italiana, attraverso questa, la stessa Italia.

(Da La Nazione, 1/2/2008).

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2 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

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La pronuncia sbarca in Rete<br /><br />
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Il DOP è sbarcato su Internet. Lo storico “Dizionario di ortografia e di pronunzia” che la Rai editò nel 1969 per unificare la scrittura e la pronuncia della nostra lingua, è stato presentato ieri a Roma alla presenza di studiosi e ricercatori, fra cui il presidente della Crusca Francesco Sabatini.<br /><br />
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(Presidente dell’Accademia della Crusca)<br /><br />
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I principali mezzi di trasmissione della voce, dal telefono alla radio al cinema sonoro e alla televisione, sono diventati protagonisti, com’era ovvio, nel corso evolutivo delle lingue. Nel caso italiano, poi, sono arrivati al momento giusto, nei decenni seguiti alla nostra Unità politica, ad accelerare i processi di diffusione e unificazione della lingua nazionale; una lingua per secoli affidata quasi soltanto alla scrittura e da far circolare, ormai, nelle case di tutti, anche di coloro che non sapevano, o non amavano, leggere. Fatti ormai noti. E’ meno noto che l’introduzione dei nuovi strumenti aveva, a un certo punto, spinto sia i linguisti, sia i responsabili dei nuovi mezzi, a porsi il problema di come regolare, dal punto di vista della pronuncia, l’immenso flusso di italiano sonoro che finalmente si riversava sugli abitanti del Paese.<br /><br />
Senza andare più indietro, alle scuole di recitazione teatrale e poi di doppiaggio cinematografico, e senza citare ricerche e tentativi di linguisti, incerti, tra l’altro, tra Firenze e Roma, ricordiamo i tentativi della Treccani (con il Dizionario enciclopedico Italiano), prima di arrivare alla nascita di un’opera specifica e già di ampie dimensioni: il Dizionario di Ortografia e Pronuncia, subito noto con l’acronimo DOP, edito dalla RAI nel 1969. Artefici Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini e Piero Fiorelli, tre Accademici della Crusca e luminari della linguistica italiana. Un paio di generazioni di annunciatori e giornalisti si formarono la coscienza linguistica su quello strumento. Vennero tempi di gran movimento negli orientamenti della società e della cultura, e quindi della lingua. Andò come andò, e i grandi mezzi di comunicazione lasciarono correre, con molta libertà, pronunce e grafie. Ma in fatto di lingua i dibattiti sul “torto e ‘l diritto del Non si può” (per riprendere un titolo del seicentista Bartoli) non sono per fortuna mancati. Dico per fortuna, perché il semplice lasciar correre è un errore anche per la lingua. Si tratta di uno strumento di primaria importanza per la vita dei singoli e della collettività e quindi una sua decisa funzionalità è un obiettivo di primo livello per tutti.<br /><br />
Ecco perché, in un momento in cui non sappiamo se i nostri maggiori travagli e assestamenti, negli usi della lingua e in tutti i comportamenti sociali e politici, sono terminati o ci agiteranno ancora, va salutata un’impresa che riprende quella luminosa iniziativa della Rai degli anni Sessanta. Fiorelli, il superstite del trio degli autori del primo DOP, ha tenuto in mano saldamente il filo di quella tradizione e, affiancato dal più giovane Borri e appoggiato fino in fondo da un capofila dell’Azienda radiofonica, il napoletano Parascandolo, ha guidato uno stuolo di esperti di pronunce e grafie, dell’italiano e di altre sessanta lingue, per darci il nuovo DOP, che si avvale pienamente, questa volta, anche delle straordinarie risorse della tecnologia informatica e dell’analisi dei suoni. Uno strumento volto a un fine pratico –indicare la corretta pronuncia e la giusta grafia di 129.000 voci (di cui 92.000 italiane) – ma capace anche d’illuminare la storia delle parole e delle loro trasformazioni grafiche e foniche. Potrà sembrare poco solo a chi non si rende conto che nel cambiamento di un tratto fonologico, nello spostamento di un accento, nel mutamento di una lettera alfabetica è incisa la stessa storia di generazioni di individui che, vivendo e operando, hanno fatto la lingua italiana, attraverso questa, la stessa Italia.<br /><br />
(Da La Nazione, 1/2/2008).<br /><br />
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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

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Il DOP è sbarcato su Internet. Lo storico “Dizionario di ortografia e di pronunzia” che la Rai editò nel 1969 per unificare la scrittura e la pronuncia della nostra lingua, è stato presentato ieri a Roma alla presenza di studiosi e ricercatori, fra cui il presidente della Crusca Francesco Sabatini.<br /><br />
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I principali mezzi di trasmissione della voce, dal telefono alla radio al cinema sonoro e alla televisione, sono diventati protagonisti, com’era ovvio, nel corso evolutivo delle lingue. Nel caso italiano, poi, sono arrivati al momento giusto, nei decenni seguiti alla nostra Unità politica, ad accelerare i processi di diffusione e unificazione della lingua nazionale; una lingua per secoli affidata quasi soltanto alla scrittura e da far circolare, ormai, nelle case di tutti, anche di coloro che non sapevano, o non amavano, leggere. Fatti ormai noti. E’ meno noto che l’introduzione dei nuovi strumenti aveva, a un certo punto, spinto sia i linguisti, sia i responsabili dei nuovi mezzi, a porsi il problema di come regolare, dal punto di vista della pronuncia, l’immenso flusso di italiano sonoro che finalmente si riversava sugli abitanti del Paese.<br /><br />
Senza andare più indietro, alle scuole di recitazione teatrale e poi di doppiaggio cinematografico, e senza citare ricerche e tentativi di linguisti, incerti, tra l’altro, tra Firenze e Roma, ricordiamo i tentativi della Treccani (con il Dizionario enciclopedico Italiano), prima di arrivare alla nascita di un’opera specifica e già di ampie dimensioni: il Dizionario di Ortografia e Pronuncia, subito noto con l’acronimo DOP, edito dalla RAI nel 1969. Artefici Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini e Piero Fiorelli, tre Accademici della Crusca e luminari della linguistica italiana. Un paio di generazioni di annunciatori e giornalisti si formarono la coscienza linguistica su quello strumento. Vennero tempi di gran movimento negli orientamenti della società e della cultura, e quindi della lingua. Andò come andò, e i grandi mezzi di comunicazione lasciarono correre, con molta libertà, pronunce e grafie. Ma in fatto di lingua i dibattiti sul “torto e ‘l diritto del Non si può” (per riprendere un titolo del seicentista Bartoli) non sono per fortuna mancati. Dico per fortuna, perché il semplice lasciar correre è un errore anche per la lingua. Si tratta di uno strumento di primaria importanza per la vita dei singoli e della collettività e quindi una sua decisa funzionalità è un obiettivo di primo livello per tutti.<br /><br />
Ecco perché, in un momento in cui non sappiamo se i nostri maggiori travagli e assestamenti, negli usi della lingua e in tutti i comportamenti sociali e politici, sono terminati o ci agiteranno ancora, va salutata un’impresa che riprende quella luminosa iniziativa della Rai degli anni Sessanta. Fiorelli, il superstite del trio degli autori del primo DOP, ha tenuto in mano saldamente il filo di quella tradizione e, affiancato dal più giovane Borri e appoggiato fino in fondo da un capofila dell’Azienda radiofonica, il napoletano Parascandolo, ha guidato uno stuolo di esperti di pronunce e grafie, dell’italiano e di altre sessanta lingue, per darci il nuovo DOP, che si avvale pienamente, questa volta, anche delle straordinarie risorse della tecnologia informatica e dell’analisi dei suoni. Uno strumento volto a un fine pratico –indicare la corretta pronuncia e la giusta grafia di 129.000 voci (di cui 92.000 italiane) – ma capace anche d’illuminare la storia delle parole e delle loro trasformazioni grafiche e foniche. Potrà sembrare poco solo a chi non si rende conto che nel cambiamento di un tratto fonologico, nello spostamento di un accento, nel mutamento di una lettera alfabetica è incisa la stessa storia di generazioni di individui che, vivendo e operando, hanno fatto la lingua italiana, attraverso questa, la stessa Italia.<br /><br />
(Da La Nazione, 1/2/2008).<br /><br />
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