Toponomastica italiana

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RISPONDE SERGIO ROMANO

LA TOPONOMASTICA ITALIANA MEGLIO LASCIARLA COM’ È

Mi riferisco all’articolo apparso sul Corriere della Sera del 18 luglio, relativo al movimento anti-Cadorna. Concordo pienamente con il giudizio finale sia di Giuseppe Galasso, sia di Erika Dellacasa: la protesta è comprensibile ma ingiusta, per il semplice fatto che il generale Luigi Cadorna era un militare simile a quelli della stessa epoca, anche per le concezioni operative. Ma era un uomo tutto d’un pezzo che non sfuggiva alle proprie responsabilità, quindi degno di rispetto. Quello che trovo troppo semplicistico, e quindi ingiusto, se non altro per coloro che vogliono conoscere la storia, è l’attribuire a Cadorna, tout-court, la responsabilità di Caporetto. Certo lui era il comandante in capo e nessuno può ignorarlo. Ma continuare a tacere sull’abbandono di posto del generale Pietro Badoglio, con il conseguente venir meno di qualsiasi reazione contro la 14ª armata austriaca attaccante da parte del XXVII corpo d’armata schierato avanti a Tolmino e sulla Bainsizza, significa volere continuare a falsare la storia. Gen. Paolo Matucci Bibbiena (Ar)

Caro Matucci, Approfitto della sua lettera per tornare su un tema (i nomi «sbagliati» della toponomastica italiana) che è stato sollevato più volte da parecchi lettori. Come le secolari sequoie e gli scavi archeologici, la toponomastica è una sovrapposizione di strati storici. Lo strato più antico, non soltanto in Italia, risale all’epoca in cui il nome di una via o di una piazza era quello della sua principale attività, del casato patrizio che era proprietario di gran parte dei suoi edifici o della sua chiesa: via degli Orefici, via degli Spadari, piazza delle Erbe, via degli Orsini, via della Dogana vecchia, piazza del Gesù. Le grandi mutazioni toponomastiche italiane coincidono con lo sviluppo delle città (nuove strade a cui occorre dare nuovi nomi) e con i rivolgimenti politici della penisola, dalla discesa di Bonaparte in Italia sino all’unificazione. Per dimostrare che la nazione ha radici nobili e antiche, sulla targhe stradali appaiono nomi di scienziati, generali, uomini di Stato, letterati, navigatori, eruditi, artisti, eroi, profeti e precursori. Il regime fascista ha adottato la stessa linea, aggiungendo i combattenti della Grande guerra, i militanti del partito, i caduti dei conflitti combattuti durante il ventennio. La Repubblica ha fatto una rapida bonifica eliminando le denominazioni più fasciste (a Milano corso del Littorio è diventato corso Matteotti), ma ha mantenuto l’impianto risorgimentale della toponomastica nazionale e ha permesso di fatto a ogni partito di prendersi una fetta di vie e di piazze più o meno proporzionale alla propria importanza. Oggi la situazione, per grandi linee, è la seguente. Abbiamo una toponomastica che rispecchia la storia del Paese e l’ideologia dei suoi diversi apparati politico-amministrativi. Ma temo che i nomi delle nostre vie e delle nostre piazze siano ormai ignoti alla stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Vale la pena di bisticciare per Cadorna quando le ultime due generazioni probabilmente non sanno neppure perché e quando cominciò la Grande guerra? Propongo quindi una doppia misura. Lasciamo invariata tutta l’attuale toponomastica e cerchiamo di adottare per i nuovi quartieri delle nostre città denominazioni più descrittive e neutrali, meno legate alle fibrillazioni e alle contrapposizioni della politica nazionale. Se davvero si vuole ricordare un uomo politico, si metta una targa sulla casa in cui è nato o in cui ha abitato, con qualche riga che dia conto delle sue principali tappe pubbliche. Qualche passante incuriosito si fermerà, leggerà e sarà forse sollecitato a saperne di più.
(Dal Corriere della Sera, 11/9/2011).




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