Test di parità europeo per il diritto italiano

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Comunitaria 2008.
Contro le discriminazioni Test di parità europeo per il diritto italiano

Un freno a ogni forma di discriminazione a rovescio. Con l`obiettivo di assicurare l`applicazione del principio di uguaglianza tra cittadini italiani e comunitari e bloccare situazioni più vantaggiose per i cittadini Ue rispetto agli italiani. È il risultato dell`inserimento dell`articolo 6 nella legge comunitaria 2008, approvata il 23 giugno, secondo il quale le norme italiane di recepimento degli atti comunitari dovranno assicurare «la parità di trattamento dei cittadini italiani rispetto ai cittadini degli altri Stati membri dell`Unione europea residenti o stabiliti nel territorio nazionale», oltre a impedire, in ogni caso, «un trattamento sfavorevole dei cittadini italiani». Questo vuol dire che le norme e le prassi interne che hanno effetti discriminatori sui cittadini italiani dovranno essere disapplicate direttamente dagli operatori giuridici. Con un consequenziale ampliamento dei principi comunitari anche a situazioni meramente interne, prive di effetti transfrontalierie con effetti di ampia portata, ancora tutti da calcolare. An- che perché l`articolo 6 introduce una modifica generale alla legge u/2oo5, non limitata a singoli decreti legislativi come invece era accaduto con la comunitaria20o4. Di conseguenza, il principio di parità ditrattamento sarà operativo, d`ora in poi, in tutti i casi di inserimento di disposizioni comunitarie: dall`esercizio di un`attività professionale alla produzione di merci, passando perle questioni legate allo status personale. Sul piano dell`esercizio delle attività professionali potranno esserci ricadute sia sul fronte dell`accesso alla professione perché i cittadini italiani non dovranno trovarsi in una situazione meno favorevole rispetto ai colleghi di oltre confine che si avvalgono del sistema di riconoscimento delle qualifiche, sia sul fronte dell`esercizio stesso dell`attività. Con la possibilità che vengano smantellati limiti territoriali all`esercizio di una professione disposti sul piano interno o situazioni di incompatibilità tra l`iscrizione a un albo e lo svolgimento di altre attività. Prendiamo il caso delle limitazioni territoriali all`esercizio dell` attività stragiudiz iaie di recupero crediti: la Corte di giustizia ha stabilito che le limitazioni previste nell`ordinamento italiano costituiscono un ostacolo alla libera prestazione di servizi rendendopiùdifficile l`accesso al mercato daparte di operatori stranieri (causa C-134/o5). Con l`operatività del divieto di discriminazione a rovescio il limite disposto dal diritto interno viene meno anche per gli operatori italiani, malgrado l`inapplicabilità del diritto comunitario a situazioni interne. Come sottolineato dalla stessa Corte di giustizia che, in diverse occasioni, ha spinto il freno ritenendo che il meccanismo di riconoscimento delle qualifiche può operare solo in presenza di un effettivo elemento di transnazíonalità proprio per non eludere una più rigorosa normativa inter- na per l`accesso alla professione (si veda la sentenza 29 gennaio 2009, causa C-3n/o6). Uno scenario che cambia, almeno in Italia, con la nuova norma perché è lo stesso legislatore nazionale ad aprire le porte ad un`applicazione più ampia del diritto comunitario. In linea, d`altra parte, con la posizione della Corte costituzionale che, in diverse occasioni, ha affermato che una norma interna che produce una discriminazione a rovescio è in contrasto con l`articolo 3 della Costituzione. Con la comunitaria il controllo passa di fatto ai giudici di merito che dovranno verificare l`eventuale disparità di trattamento nei confronti dei cittadini italiani rispetto ai comunitari residenti o stabiliti sul territorio nazionale. Un principio che potrebbe avere effetti non del tutto prevedibili. Per esempio, la Corte di giustizia ha stabilito il diritto di mantenere il doppio cognome (materno e paterno) registrato nel Paese di origine. Non è escluso che il divieto per i cittadini italiani di scegliere il doppio cognome possa essere superato grazie alla nuova norma. La norma l`articolo 6 della legge comunitaria 2008 approvata il 23 giugno 2009 stabilisce la parità di trattamento dei cittadini italiani rispettoai cittadini degli altri Stati Ile, residenti o stabiliti netterritorio , nazionale, e i mpedisce in ogni caso un trattamento sfavorevole dei cittadini italiani Gli effetti a Le norme e le prassi interne che hanno effetti discriminatori sui cittadini italiani rispetto ai cittadini comunitari dovranno essere disapplicate, Saranno i giudici di merito a verificare l`eventuale disparità di trattamento nei confronti dei cittadini italiani rispetto ai cittadini comunitari residenti o stabiliti sul territorio italiano Aree di applicazione a la nuova norma “antidiscriminazìone” modifica la legge la Pergola e ha una portata generale. Il ca mpo di applicazione è molto vasto, in quantoil principio si riferisce anchea situazioni meramente interne, prive di effetti transfrontalieri. La norma, per esempio, potrà incidere sull`esercizio di un`attività professionale, la produzione di merci, le questioni legate allo status personale. Per esempio, potrebbero cadere i limiti territoriali per lo svolgimento di una professione o te incompatibilitàstabiliteio l`Italia ma non presenti nella Ue. Potrebbe applicarsi anche in Italia la possibilità di dare ai figli il “doppio cognome” in quanto questa facoltà e stata riconosciuta a cittadini Ue nel paese d`origine.

Marina Castellaneta
IL SOLE 24 ORE, 30 GIUGNO 2009

Questo messaggio è stato modificato da: annarita, 01 Lug 2009 – 00:00 [addsig]




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