Terzi dà le dimissioni e attacca Non volevo far tornare i marò

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Terzi dà le dimissioni e attacca "Non volevo far tornare i marò"
Di Paola: tu abbandoni la nave
Scontro trai ministri. Napolitano "Decisione irrituale"

DI VINCENZO MIGRO

ROMA – Nella giornata più buia, in questo lungo 8 settembre della diplomazia italiana, il tradimento di Giulio Terzi arriva a sorpresa. Per lo stesso ammiraglio Di Paola, il ministro della Difesa che raggelato gli siede vicino sul banco del governo. Per il premier Mario Monti, che Terzi ha appena lasciato a Pala77o Chigi dopo una riunione a 3 con lo stesso Di Paola. L`ambasciatore non aveva annunciato le sue dimissioni al governo, le aveva contrattate con il Pdl, che gli ha fatto una promessa elettorale, uno scambio che in serata uno dei capi di Stato maggiore non ha difficoltà a verificare: «Credevano che noi militari fossimo felici di questa vergogna! Gli hanno fatto una mezza promessa e lui si è dimesso. Sulla pelle dei marò». Giulio Terzi ha lasciato la poltrona di ministro degli Esteri, annunciando la sua decisione direttamente in aula alla Camera, sostenendo di averlo fatto perché «la mia voce è rimasta Mascoltata sul repentino ri-trasferimento dei marò in India». Dimissioni "no cost", a costo zero gli dice in faccia lo stesso ministro Di Paola, visto che il governo è arrivato alla fine. Terzi dice dimettersi perchè la decisione di trattenere in Italia i marò fu maturata in modo «pienamente collegiale dal governo». Ma poi quando si è trattato di rimandarli in India lui non era più d` accordo; il problema è che 4 giorni fa invece in un`intervista a Repubblica spiegava perché era stato giusto rimandare i marò in India e perché non si sarebbe dimesso. Terzi nemmeno ha finito di parlare che già Angelino Alfano si precipita in Transatlantico: «Apprezziamo il gesto di dignità e di coraggio del ministro degli Esteri, il fallimento della credibilità internazionale è tutto di Monti». Esce il generale Mimino Rossi, ex sott ocapo dell`Esercito, ma soprattutto ex presidente del Cocer, e da pochi giorni deputato con Scelta Civica di Monti: «Una vergogna, un sabotaggio, dimissioni per una candidatura politica, sullap elle deimarò, dellefamiglie, dei militari. Sulle macerie della politica estera italiana… per fortuna c`era Di Paola!». Già Di Paola, l`ammiraglioministro: mentre Terzi inizia a parlare lui non sa ancora nulla. Neppure a pochi secondi dall`annuncio pubblico l`ambasciatore ha sentito il dovere di avvertire il suo collega. L`ammiraglio rimane di sasso quando sente quelle parole. Con Terzi era stato in prima linea nel chiedere a tutto iI governo di bloccare i marò in Italia. Ma poi aveva fatto marcia indietro, con Terzi, convinto da Napolitano e Monti. E adesso difende la scelta del governo. «Ho sempre agito solo per il bene dei due fucilieri e dell`Italia, se non ci sono riuscito me ne scuso con tutti e prima con Ioro due e le loro famiglie», dice, i bottoni della giacca chiusi come in una divisa, i fogli che gli tremano in mano per l`indignazione. «La posizione del ministro Terzi non è quella del governo, mai come in questa vicenda il conflitto tra emozioni personali e responsabilità istituzionale è stato così forte: ma io non abbandono la nave su cui sono ancora Salvatore Girone e Massimiliano Latorre». Poi Di Paola affonda il colpo: arriva a citare il sacrificio dell`ammiraglio Bergamini, che il 9 settembre si immolò con 1300 uomini di equipaggio sulla corazzata Roma, affondata dai tedeschi. «Sarebbe facile lasciare oggi la p oltrona, sarebbe giusto e "No cost". Non sarebbe giusto, io non Io faccio», dice il ministro che a tutti i costi avrebbe voluto i marò in Italia. Con lui si schiera subito il presidente Napolitano: «La decisione di Terzi è irrituale» è il primo commento, irritato, che arriva dal Colle.

Da "La Repubblica", 27.03.2013




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