Tante lingue, un solo paese: ecco l’Italia unita dalle minoranze‏

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Venerdí 01.07.2011 12:35
di Bianca Della Valle
Albanese, catalano, germanico, greco, sloveno, croato, francese, franco-provenzale, friulano, ladino, occitano e sardo. Nel nostro paese si parlano, e sono tutelate dalla legge, queste 12 lingue minoritarie. Per riflettere sul loro ruolo il 2 luglio si svolgerà a Ceresole Reale, un comune francoprovenzale nel Parco del Gran Paradiso, la Giornata Nazionale delle Minoranze Linguistiche Storiche in Italia. Organizzata dalla provincia di Torino, alla manifestazione parteciperanno le 35 province e le 14 regioni arricchite dalla presenza sul loro territorio delle minoranze linguistiche storiche. Tra gli ospiti Mario Martone, il regista di "Come eravamo", film su un’Italia risorgimentale composita e vista da Sud, e il linguista Sergio Salvi, considerato il “padre” degli studi sulle altre lingue d’Italia.
Ugo Perone, filosofo-assessore (ordinario di Filosofia morale dell’Università del Piemonte Orientale prestato alla politica, ovvero all’Assessorato alla Cultura e Turismo della Provincia di Torino) che ha contribuito a ideare l'iniziativa, sceglie Affaritaliani.it per spiegare l'importanza di questo evento organizzato nell'ambito delle celebrazioni per il 150enario dell’Unità d'Italia.

Professore, come mai in Italia, oltre all’italiano, ci sono ben 12 altre, sorprendenti, lingue?
"Beh, come mai in Italia c’è una certa lingua oltre all’italiano, che cos’è questa lingua, quante persone la parlano e così via è proprio quello che – alla Giornata Nazionale delle Minoranze Linguistiche Storiche in Italia promossa dalla Provincia di Torino – ci racconteranno gli esponenti delle 12 lingue minoritarie riconosciute dalla Legge 482 del 1999, cioè solo una dozzina di anni fa, in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione. Si tratta di lingue che sono da molto tempo, anche moltissimo, sul nostro territorio, già prima, ben prima, dell’Unità. La Provincia di Torino, che è un territorio dove coesistono 3 di queste lingue, ha voluto organizzare la Giornata proprio come momento per fare il punto e conoscere meglio le diverse lingue del nostro Paese. Parlare di minoranze linguistiche nel contesto delle celebrazioni vuol dire scoprire che molte figure chiave del Risorgimento, in primis Garibaldi, appartenevano a una minoranza linguistica, a comunità che, pur essendo minoritarie, l’Unità l’hanno tuttavia fortemente voluta e cercata".
Le 12 minoranze linguistiche riconosciute dalla Legge che le tutela mostra la pluralità dell’Italia, la sua variegata composizione. Come conciliamo, in Italia, le tante diversità che abbiamo?
"L’Italia ha dato un contributo straordinario alla cultura mondiale, e l’ha dato non in base a uno schema rigido, ma in base alla sua ricchezza e molteplicità. Faccio due esempi. Primo esempio, l’Italia è nota per il suo paesaggio, la sua natura. Cosa vuol dire? Abbiamo mari, montagne, laghi, una grande pianura. L’Italia è un paese che ha di tutto, abbiamo avuto la fortuna di avere molte diversità che stanno insieme. L’altro esempio è la cucina: tra la cucina siciliana e quella friulana c’è un abisso, eppure parliamo di cucina italiana, perché siamo stati capaci di tenere insieme grandi differenze. Questo è il grande contributo che l’Italia potrebbe dare all’Europa".
Già, l’Europa…
"Prendiamo il franco-provenzale: si trova in tutto l’arco del Sud Europa, dalla Francia fino alla Spagna, oltre all’Italia, ed è tutelato. Pensiamo a quanto la Spagna abbia tutelato il catalano, riconoscendolo. Sembrava una lingua morta, sembrava esserci solo il castigliano, ma poi il catalano e il basco sono diventate lingue di grandissimo rilievo. Questo dimostra che quello che sembra morto, spesso cova sotto la cenere, e poi riparte. Peraltro è vero che noi abbiamo una varietà più accentuata di altri paesi europei. In altri paesi, penso al Belgio, alla Svizzera, convivono lingue più forti, pensiamo alle 4 lingue della Svizzera. In Belgio non ci sono solo il fiammingo e il francese, ma anche il tedesco. La tutela delle lingue minoritarie, che non sono necessariamente le nostre, è una questione che riguarda tutta l’Europa e che, anzi, con l’ulteriore estensione dell’Europa, diventerà sempre più importante, perché nel contesto europeo abbiamo già di fatto una serie di lingue che sono di per sé minoritarie, pensi ad esempio al ceco, allo sloveno".
E il senso di identità, il senso di appartenenza?
"Il problema che alcune minoranze linguistiche hanno è proprio quello di essere parlate solo dagli anziani, quasi fosse un residuo del passato, e allora l’elemento dell’identità va perdendosi. Facciamo un’analogia. Anni fa si andava verso l’industrializzazione, si abbandonava l’agricoltura, poi ci siamo accorti che abbandonando l’agricoltura crescevano altri tipi di problemi, ambientali ad esempio, e adesso cerchiamo di nuovo di favorire l’insediamento dei giovani in certe aree. La stessa cosa per le lingue, c’è stata una fase in cui si tendeva a parlare soltanto una lingua, quella nazionale, ora ci rendiamo conto che così sradichiamo le persone dalla loro storia, quindi proteggere, tutelare le lingue minoritarie vuol dire dare un senso di appartenenza".
Quindi come conciliamo in Italia le tante diversità che abbiamo?
"Il vero modo di garantire l’identità e l’unità di un Paese non è avere un concetto fisso di identità. Se ci diamo un concetto fisso di identità, se fissiamo un’identità troppo stretta produciamo l’esclusione. Se invece riusciamo a lavorare su un’identità intesa come progetto, stiamo insieme, legati da qualcosa che è comune, perché è una direzione in cui camminiamo, e siamo capaci di accogliere il diverso. Dobbiamo riuscire a capire che l’identità è un concetto mobile".
Vale a dire?
"Quando siamo all’estero sappiamo per esperienza che il nostro concetto di identità si sposta. Se andiamo in Germania appena troviamo un italiano, che magari è calabrese mentre io sono piemontese, lo riconosciamo come italiano. Se andiamo in America e troviamo un francese già ci sembra di essere fratelli. Quindi il problema dell’identità è dove tiriamo la riga. Quando stai in un posto piccolissimo, l’identità è quel posto. Quando ti metti nel mondo devi allargare i confini, perché altrimenti saresti solo".
Quindi?
"Quindi l’Italia è un paese lungo, di grande storia, che se tiene separate le sue differenze fallisce. Costruendo differenze e opposizioni l’Italia rischia il suicidio, mentre se guardiamo progettualmente al contributo che possiamo dare all’Europa, beh, io credo che possiamo far coesistere molte diversità, e valorizzarle reciprocamente".

Libero News




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