Svizzera: “Lingua madre” è discriminatorio.

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“Lingua madre” è discriminatorio.

L’espressione contenuta in un bando di concorso per un posto di lavoro nell’amministrazione federale contraddice il principio della parità di trattamento.
L’espressione “madrelingua tedesca” contenuta in un bando di concorso per un posto di lavoro nell’amministrazione federale contraddice il principio della parità di trattamento tra le comunità linguistiche. Lo scrive il Consiglio federale in risposta a un’interpellanza del consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR/TI).
Il caso in questione riguardava un impiego quale praticante a Pro Helvetia. Tra gli obiettivi principali di questa fondazione di diritto pubblico figura, come ricorda il “senatore” ticinese, la “comprensione tra le diverse parti del Paese”. Per Abate, legando le conoscenze linguistiche a un criterio biografico piuttosto che funzionale (“Buone conoscenze”), Pro Helvetia discrimina tutti coloro che possono vantare buone conoscenze in tedesco, pur essendo di lingua madre diversa (la Legge federale sulle lingue prevede, all’articolo 3, la parità di trattamento delle quattro lingue nazionali, n.d.r) Nella sua risposta, il Governo ammette che l’espressione “non è stata scelta correttamente” e che, in futuro, “i bandi di concorso saranno riletti più accuratamente”.
Questo “incidente” è tanto più incomprensibile se si considera, come precisa lo stesso esecutivo, che “la politica del personale di Pro Helvetia prevede la promozione della presenza e della competenza linguistica latina. Il 22,6% dei collaboratori proviene dalla Svizzera francese e il 12,9% dalla Svizzera italiana. In media, poi, “per due dei cinque posti di praticantato da assegnare ogni anno sono assunti candidati di lingua latina”.
(Da cdt.ch, 22/5/2015).

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