Supervocabolario in rete

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L’INIZIATIVA

Il vernacolo divide i toscani. Supervocabolario in Rete

di Marco Gasperetti

Sarà pure la terra del dolce stil nuovo, la patria della lingua nazionale ripulita da dialetti e vernacoli spuri. Eppure a leggere le decine di migliaia di parole inserite nel super vocabolario toscano, sembra di entrare in un ginepraio di termini per lo più incomprensibili. Insomma, a sorpresa, da queste pagine si materializza un toscano esoterico che non ti aspetti, più intricato spesso di alcuni dialetti siculi, sardi, lombardi o veneti. Così, i dolcissimi biscotti fritti di carnevale possono essere chiamati cenci, stracci, fiocchi, strùfoli o chiacchiere. Un bambino diventare un cittino, i soldi vaini o lilleri. O il mallegato, il salume preparato con il sangue cotto di maiale, ribattezzato buristo, biroldo o sanguinaccio. Senza poi contare i vari modi di dire o appellativi che, da una città all’altra, si trasformano in complimento o offesa. Insomma, dalla consultazione del super vocabolario della toscanità, o meglio il Nuovo Atlante lessicale linguistico sul web (presto all’ indirizzo http://serverdbt.ilc.cnr.it/altweb/) viene fuori l’ immagine di una regione dalle mille lingue.

L’Atlante, unico in Italia e tra gli unici cinque al mondo, che sarà consultabile gratuitamente su Internet, è stato realizzato in quasi trent’anni di lavoro dai docenti delle università di Firenze, Pisa e dai ricercatori dell’Istituto di linguistica computazionale del Cnr con il finanziamento della Regione Toscana. Bastano pochi clic per accorgersi che il toscano è lontano anni luce dagli stereotipi dell’idioma guida, dalla purezza presa ad emblema. «In Toscana ci sono decine di lingue diverse – spiega Marco Santagata, ordinario all’Università di Pisa, tra i massimi studiosi al mondo di Dante e di Petrarca -. E l’Atlante conferma che la Toscana, dove l’italiano è nato, è una piccola Babele». L’Atlante è composto da 380 mila schede. «Che descrivono più di 84.000 attestazioni dialettali – spiega Simonetta Montemagni dell’Istituto di linguistica computazionale del Cnr di Pisa – con trascrizione fonetica e ortografica. Sorprese? La varietà. Per descrivere, per esempio, una persona non troppo sveglia i toscani usano più di cento espressioni diverse». Scherza il presidente della Regione, Claudio Martini: «Essere riconosciuti culla della lingua italiana è uno straordinario vanto storico e culturale al quale abbiamo pagato il prezzo di lasciare sullo sfondo la grande varietà lessicale e di accenti di questa terra. Questa iniziativa testimonia la nostra fantasia e la nostra storia, fatta di mille differenze anche lessicali che vogliamo conservare».

(Dal Corriere della Sera, 8/2/2007).

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