Sul punto e virgola

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I linguisti inglesi lo mettono sotto accusa: “E’ ormai inutile”

Addio al punto e virgola

di Stefano Bartezzaghi

La notizia che Nicolas Sarkozy sia intervenuto a difesa del declinante punto e virgola, e che abbia prescritto di usarlo nei documenti ufficiali francesi almeno tre volte a pagina è uscita il primo aprile: ed era infatti un pesce. Coma ha notato il “Guardian”, che ha ripreso la notizia, una sua pur minima plausibilità lo scherzo, però, l’aveva, perché la legittima esistenza del più controverso e anche misterioso fra tutti i segni di interpunzione è argomento di una discussione ricorrente. Oggi il punto e virgola è usato per lo più per comporre l’emotion che ammicca.

E’ quel “punto di ironia” la cui assenza dai segni di scrittura era deprecata addirittura da Jean-Jacques Rousseau. Si usa ancora in Grecia, ma in funzione di punto interrogativo. Fuori da questi usi, che non sono quelli per cui è nato, il punto e virgola viene visto sulla via del tramonto e la sua funzione primaria è anche poco conosciuta: sostanzialmente non si sa che farsene.

La trinità interpuntiva – punto, virgola, due punti – svolge gran parte del lavoro, e in modo (solo apparentemente) univoco. Il punto interrogativo è necessario, il punto esclamativo non è più considerato bello scrivere. Le virgolette hanno una loro storia a sé: Concita De Gregorio ha appena segnalato che Silvio Berlusconi ha ascritto a sé quelle che rendono sconcertante il titolo della recente manifestazione “Donne per l’Italia”. Trattini e trattoni ci riempiono la vita, mentre la barra (/), che oggi si chiama “slash”, ha visto passare il suo momento migliore con il movimento desiderante del Settantasette. E in quanto ai tre punti…

I soliti alti e bassi, insomma: il punto e virgola è però l’unico che ispiri discussioni. Forse il suo è il problema del maiale, che secondo una teoria non banale deve la cattiva stampa che lo affligge al fatto di essere l’unico animale della fattoria che, almeno sino a che si è in vita, non serve a nulla.

Linguisti puntigliosi – è la parola – come Bice Mortasa Garavelli e Luca Serianni ci ricordano tuttavia che per il punto e virgola la grammatica prevede una funzione molto precisa. La sintetizza il vocabolario Zingarelli definendo il punto e virgola come il segno grafico che “introduce un membro del periodo in posizione autonoma rispetto all’antecedente”. Per la sensibilità contemporanea è forse più comprensibile come definizione da Kamasutra. Del resto una vera e propria funzione erotica è stata attribuita al punto e virgola da Toto Cutugno, in una sua vecchia canzone così intitolata: “ e poi mi stringi forte, forte di più, virgola: / la gonna e il resto sale più su, punto”.

Vantaggi che non risultano facili da spiegare a gente pratica come il pur grandissimo scrittore Kurt Vonnegut, che sentenziò: “Se vuoi davvero infastidire i tuoi genitori e non sei tanto audace da essere omosessuale, il minimo che puoi fare è darti all’arte. Ricordati di non usare mai i punto e virgola, però: sono ermafroditi travestiti, che non stanno a significare assolutamente nulla. Tutto ciò che fanno è mostrare che sei stato all’università”. E l’ancor più grande Gertrude Stein: “Essi sono più potenti più imponenti più pretenziosi di una virgola ma essi sono una virgola lo stesso. Hanno davvero in sé profondamente in sé fondamentalmente in sé la natura di virgola”. Un brano che prende una portata fortemente ironica, considerando il fatto che la virgola ne viene scrupolosamente omessa, come usuale in Gertrude Stein.

Ora si può essere persone serie, in quello speciale senso della parola “serie” che implica trattare questioni del genere alla stregua di fanfaluche. Ma alle persone tanto serie da non pensare mai al punto e virgola capita sempre di guardare troppo la luna e troppo poco il dito che gliela indica.

Se il punto e virgola si limitasse a morire, pace. Ma il fatto è che la sua obsolescenza ispira controversie. Non sono passati molti anni da quando Lynne Truss vide diventare un bestseller internazionale il suo libro dedicato alla “Tolleranza zero per gli errori di punteggiatura” (Eats, Shoors & Leaves, 2003): un libro che ovviamente contiene un’appassionata difesa del punto e virgola.

Ci deve essere quindi sotto qualcosa. I periodi si accorciano, le subordinate non vengono “incassate” più tanto spesso, a causa dell’aumentata velocità di scrittura (e di lettura). Le funzioni del punto e virgola risultano, di conseguenza, meno richieste. Inoltre il punto e virgola non ha un “colore” ben definito, e quindi – proprio come il maiale nella fattoria – risulta inutile ai fini espressivi e alla fine addirittura irritante. La prosa corrente contemporanea, che sparge punti fissi per far sobbalzare il lettore come su una macchina sfrizionata, usa le virgole al posto dei due punti e viceversa, non sa come “tagliare” il punto e virgola in modo che prenda un effetto accattivante. Un segno di dosaggio ha vita difficile, in un mondo che straborda.

(Da La Repubblica, 5/4/2008).

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2 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

I linguisti inglesi lo mettono sotto accusa: “E’ ormai inutile”<br /><br />
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La notizia che Nicolas Sarkozy sia intervenuto a difesa del declinante punto e virgola, e che abbia prescritto di usarlo nei documenti ufficiali francesi almeno tre volte a pagina è uscita il primo aprile: ed era infatti un pesce. Coma ha notato il “Guardian”, che ha ripreso la notizia, una sua pur minima plausibilità lo scherzo, però, l’aveva, perché la legittima esistenza del più controverso e anche misterioso fra tutti i segni di interpunzione è argomento di una discussione ricorrente. Oggi il punto e virgola è usato per lo più per comporre l’emotion che ammicca. <br /><br />
E’ quel “punto di ironia” la cui assenza dai segni di scrittura era deprecata addirittura da Jean-Jacques Rousseau. Si usa ancora in Grecia, ma in funzione di punto interrogativo. Fuori da questi usi, che non sono quelli per cui è nato, il punto e virgola viene visto sulla via del tramonto e la sua funzione primaria è anche poco conosciuta: sostanzialmente non si sa che farsene.<br /><br />
La trinità interpuntiva – punto, virgola, due punti – svolge gran parte del lavoro, e in modo (solo apparentemente) univoco. Il punto interrogativo è necessario, il punto esclamativo non è più considerato bello scrivere. Le virgolette hanno una loro storia a sé: Concita De Gregorio ha appena segnalato che Silvio Berlusconi ha ascritto a sé quelle che rendono sconcertante il titolo della recente manifestazione “Donne per l’Italia”. Trattini e trattoni ci riempiono la vita, mentre la barra (/), che oggi si chiama “slash”, ha visto passare il suo momento migliore con il movimento desiderante del Settantasette. E in quanto ai tre punti…<br /><br />
I soliti alti e bassi, insomma: il punto e virgola è però l’unico che ispiri discussioni. Forse il suo è il problema del maiale, che secondo una teoria non banale deve la cattiva stampa che lo affligge al fatto di essere l’unico animale della fattoria che, almeno sino a che si è in vita, non serve a nulla.<br /><br />
Linguisti puntigliosi – è la parola – come Bice Mortasa Garavelli e Luca Serianni ci ricordano tuttavia che per il punto e virgola la grammatica prevede una funzione molto precisa. La sintetizza il vocabolario Zingarelli definendo il punto e virgola come il segno grafico che “introduce un membro del periodo in posizione autonoma rispetto all’antecedente”. Per la sensibilità contemporanea è forse più comprensibile come definizione da Kamasutra. Del resto una vera e propria funzione erotica è stata attribuita al punto e virgola da Toto Cutugno, in una sua vecchia canzone così intitolata: “ e poi mi stringi forte, forte di più, virgola: / la gonna e il resto sale più su, punto”.<br /><br />
Vantaggi che non risultano facili da spiegare a gente pratica come il pur grandissimo scrittore Kurt Vonnegut, che sentenziò: “Se vuoi davvero infastidire i tuoi genitori e non sei tanto audace da essere omosessuale, il minimo che puoi fare è darti all’arte. Ricordati di non usare mai i punto e virgola, però: sono ermafroditi travestiti, che non stanno a significare assolutamente nulla. Tutto ciò che fanno è mostrare che sei stato all’università”. E l’ancor più grande Gertrude Stein: “Essi sono più potenti più imponenti più pretenziosi di una virgola ma essi sono una virgola lo stesso. Hanno davvero in sé profondamente in sé fondamentalmente in sé la natura di virgola”. Un brano che prende una portata fortemente ironica, considerando il fatto che la virgola ne viene scrupolosamente omessa, come usuale in Gertrude Stein.<br /><br />
Ora si può essere persone serie, in quello speciale senso della parola “serie” che implica trattare questioni del genere alla stregua di fanfaluche. Ma alle persone tanto serie da non pensare mai al punto e virgola capita sempre di guardare troppo la luna e troppo poco il dito che gliela indica.<br /><br />
Se il punto e virgola si limitasse a morire, pace. Ma il fatto è che la sua obsolescenza ispira controversie. Non sono passati molti anni da quando Lynne Truss vide diventare un bestseller internazionale il suo libro dedicato alla “Tolleranza zero per gli errori di punteggiatura” (Eats, Shoors & Leaves, 2003): un libro che ovviamente contiene un’appassionata difesa del punto e virgola.<br /><br />
Ci deve essere quindi sotto qualcosa. I periodi si accorciano, le subordinate non vengono “incassate” più tanto spesso, a causa dell’aumentata velocità di scrittura (e di lettura). Le funzioni del punto e virgola risultano, di conseguenza, meno richieste. Inoltre il punto e virgola non ha un “colore” ben definito, e quindi – proprio come il maiale nella fattoria – risulta inutile ai fini espressivi e alla fine addirittura irritante. La prosa corrente contemporanea, che sparge punti fissi per far sobbalzare il lettore come su una macchina sfrizionata, usa le virgole al posto dei due punti e viceversa, non sa come “tagliare” il punto e virgola in modo che prenda un effetto accattivante. Un segno di dosaggio ha vita difficile, in un mondo che straborda.<br /><br />
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Daniela Giglioli
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E’ quel “punto di ironia” la cui assenza dai segni di scrittura era deprecata addirittura da Jean-Jacques Rousseau. Si usa ancora in Grecia, ma in funzione di punto interrogativo. Fuori da questi usi, che non sono quelli per cui è nato, il punto e virgola viene visto sulla via del tramonto e la sua funzione primaria è anche poco conosciuta: sostanzialmente non si sa che farsene.<br /><br />
La trinità interpuntiva – punto, virgola, due punti – svolge gran parte del lavoro, e in modo (solo apparentemente) univoco. Il punto interrogativo è necessario, il punto esclamativo non è più considerato bello scrivere. Le virgolette hanno una loro storia a sé: Concita De Gregorio ha appena segnalato che Silvio Berlusconi ha ascritto a sé quelle che rendono sconcertante il titolo della recente manifestazione “Donne per l’Italia”. Trattini e trattoni ci riempiono la vita, mentre la barra (/), che oggi si chiama “slash”, ha visto passare il suo momento migliore con il movimento desiderante del Settantasette. E in quanto ai tre punti…<br /><br />
I soliti alti e bassi, insomma: il punto e virgola è però l’unico che ispiri discussioni. Forse il suo è il problema del maiale, che secondo una teoria non banale deve la cattiva stampa che lo affligge al fatto di essere l’unico animale della fattoria che, almeno sino a che si è in vita, non serve a nulla.<br /><br />
Linguisti puntigliosi – è la parola – come Bice Mortasa Garavelli e Luca Serianni ci ricordano tuttavia che per il punto e virgola la grammatica prevede una funzione molto precisa. La sintetizza il vocabolario Zingarelli definendo il punto e virgola come il segno grafico che “introduce un membro del periodo in posizione autonoma rispetto all’antecedente”. Per la sensibilità contemporanea è forse più comprensibile come definizione da Kamasutra. Del resto una vera e propria funzione erotica è stata attribuita al punto e virgola da Toto Cutugno, in una sua vecchia canzone così intitolata: “ e poi mi stringi forte, forte di più, virgola: / la gonna e il resto sale più su, punto”.<br /><br />
Vantaggi che non risultano facili da spiegare a gente pratica come il pur grandissimo scrittore Kurt Vonnegut, che sentenziò: “Se vuoi davvero infastidire i tuoi genitori e non sei tanto audace da essere omosessuale, il minimo che puoi fare è darti all’arte. Ricordati di non usare mai i punto e virgola, però: sono ermafroditi travestiti, che non stanno a significare assolutamente nulla. Tutto ciò che fanno è mostrare che sei stato all’università”. E l’ancor più grande Gertrude Stein: “Essi sono più potenti più imponenti più pretenziosi di una virgola ma essi sono una virgola lo stesso. Hanno davvero in sé profondamente in sé fondamentalmente in sé la natura di virgola”. Un brano che prende una portata fortemente ironica, considerando il fatto che la virgola ne viene scrupolosamente omessa, come usuale in Gertrude Stein.<br /><br />
Ora si può essere persone serie, in quello speciale senso della parola “serie” che implica trattare questioni del genere alla stregua di fanfaluche. Ma alle persone tanto serie da non pensare mai al punto e virgola capita sempre di guardare troppo la luna e troppo poco il dito che gliela indica.<br /><br />
Se il punto e virgola si limitasse a morire, pace. Ma il fatto è che la sua obsolescenza ispira controversie. Non sono passati molti anni da quando Lynne Truss vide diventare un bestseller internazionale il suo libro dedicato alla “Tolleranza zero per gli errori di punteggiatura” (Eats, Shoors & Leaves, 2003): un libro che ovviamente contiene un’appassionata difesa del punto e virgola.<br /><br />
Ci deve essere quindi sotto qualcosa. I periodi si accorciano, le subordinate non vengono “incassate” più tanto spesso, a causa dell’aumentata velocità di scrittura (e di lettura). Le funzioni del punto e virgola risultano, di conseguenza, meno richieste. Inoltre il punto e virgola non ha un “colore” ben definito, e quindi – proprio come il maiale nella fattoria – risulta inutile ai fini espressivi e alla fine addirittura irritante. La prosa corrente contemporanea, che sparge punti fissi per far sobbalzare il lettore come su una macchina sfrizionata, usa le virgole al posto dei due punti e viceversa, non sa come “tagliare” il punto e virgola in modo che prenda un effetto accattivante. Un segno di dosaggio ha vita difficile, in un mondo che straborda.<br /><br />
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