SUL FILO SOTTILE DELLA GOVERNANCE UE

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La Corte costituzionale impone alla Germania di non recepire La divergenza tra il deficit spending francese e l`austerità

Direttive approvate a maggioranza senza consultare i parlamenti ` di Berlino porta i due paesi su politiche di bilancio opposte
Gli strappi di Sarkozy e la Consulta tedesca spingono verso la revisione del Patto di stabilità

di Carlo Bastasin

La motivazione della sentenza emessa mercoledì dalla Corte costituzionale tedesca può cambiare volto all`Europa. Accolte con superficiale compiacimento negli angiporti di Bruxelles e della politica comunitaria, le 147 pagine diffuse da Karlsruhe fissano dei vincoli pesantissimi agli impegni europei del più importante tra i paesi della Ue. Forse è vero che la sentenza non frena la corsa di un Trattato di Lisbona ormai svuotato di significato dalle precedenti modifiche, ma impone d`ora in poi che Berlino non accetti più le decisioni a maggioranza degli organi comunitari senza consultare prima i parlamenti tedeschi in ognuno dei casi in cui le innovazioni legislative europee tocchino la vita quotidiana dei cittadini tedeschi. Teoricamente ogni decisione di Bruxelles potrà essere soggetta ad approvazione nazionale, perché è solo dalla nazione, secondo i giudici costituzionali, che discende la sovranità. Con la sofisticata ignoranza che li distingue, i giudici tedeschi, isolati nella cittadina del Sud del paese, non vogliono vedere la realtà di un`Europa in cui non esiste più nulla di legittimamente nazionale, perché tutto ciò che viene deciso a Berlino, Roma o Parigi si ripercuote su ogni altro paese. Nemmeno la crisi li ha illunninati. Sotto il peso del “deficit democratico”, pongono la politica europea in un equilibrio impossibile. Su un piatto della bilancia c`è il ritorno alle sovranità nazionali, sull`altro la costruzione di una compiuta vita democratica che ora manca in Europaper “ragioni strutturali”. Per avanzare verso l`integrazione politica non restano a Berlino che due strade: una è quella suggerita da Larry Siedentop dieci anni fa, basata su un senato europeo in cui sono rappresentati i parlamentari nazionali. La seconda prevede una nuova forma di condivisione politica tra paesi dell`euro. Ma quanto è realistico che avvenga oggi un`accelerazione istituzionale? In tutte le cancellerie si è impegnati a studiare almicroscopio il discorso delpresidente francese Nicolas Sarkozy di fronte alle can mere riunite a Versailles. Sarkozyha chiesto che l`Europa cambi dopo la crisi economica: «L`Europa deve dotarsi dei mezzi per partecipare alla trasformazione del mondo». Non è entrato nel dettaglio, osservando che questo non è ancora il momento per discutere del «progetto europeo della Francia». Ma ha gettato comunque un`esca appetitosa nelle acque profonde del dibattito. Molti hanno collegato il discorso di Sarkozy a precedenti richiami sulla necessità proprio di un governo economico della zona euro. Tuttavia con il discorso di Versailles il presidente francese ha aperto una faglia profonda nel terreno comune su cui un nuovo progetto istituzionale dovrebbe svilupparsi. Amnunciandopolitiche di incremento della spesa pubblica a dispetto dei vincoli diMaastricht, Sarkozyha gettato nella costernazione i partner tedeschi, come pensare a un governo comune su basi tanto divergenti? Nelle passate settimane il parlamento di Berlino aveva adottato una modifica della Costituzione che rafforzala disciplina di bilancio. L`obiettivo dichiarato alcuni mesi fa dalla cancelleria era di estendere all`intera zona curo l`adozione dei “freni fiscali” all`indebitamento pubblico. La scelta di Sarkozy – «con me non si faranno politiche di austerità» – è parsa contraddittoria fino allaprovocazione. Con un filo di paranoia, il quotidiano Faz ha denunciato una deriva antieuropea da parte di Parigi. La linea socio-gollista di Philippe Seguin, contrario a suo tempo alla cessione di sovranità di Maastricht, avrebbe prevalso nelle menti del primo ministro Fran cois Fillon, del presidente dell`Ump XavierBer-trand e del consigliere del presidente Henry Guaino. Tutti e tre avevano votato “no” al referendum su Maastricht del`92 e ora avrebbero convinto Sarkozy a un repubblicanesimo nazionale privo di remore. A Berlino c`è più cautela. La lezione della crisi finanziaria è densa di implicazioni per lo sviluppo istituzionale della zona curo. Gli squilibri strutturali tra i paesi sono ampi, all`eccesso di risparmio dell`economia tedesca corrispondono deficit nellamaggiorparte dei paesi partner. Se Parigi scegliesse la strada dell`allargamento del deficit, Berlino si troverebbe in parte a finanziarlo attraverso la domanda di obbligazioni in euro dei fondi pensione. Il problema per la Germania va alla radice del modello di paese esportatore, disposto a sacrificare i consumi interni (tenendo bassi i salari rispetto alla produttività) pur di conquistare quote di mercato. Una strategia che la Germania ha conquistato con fatica recuperando il rango di campione delle esportazioni mondiali. Alla recente riunione del Consiglio per le relazioni Italia-Usa a Venezia, Fred Bergsten, direttore del Petersonlnstitute, ha definito «neo-mercantilisti» ipaesi che cercano in tal modo di uscire dalla crisi. Ma a Berlino la critica viene respinta con l`argomento dell`invecchiamento demografico: i tedeschi diventano sempre più anziani e sempre meno in grado di sostenere il proprio livello di vita attraverso il lavoro, per questa ragione stanno accumulando risparmio che dovrebbe essere investito in paesi ad altacrescita in grado di garantire tassi elevati di rendimento del capitale. E paradosso è però che lo squilibrio interno alla zona giuro, se non governato, porterebbe il risparmio tedesco a finanziare altri paesi a rendimento declinante, come appunto la Francia é la Spagna. Un segnale della portata delle riflessioni sotterranee tedesche è emerso all`inizio del mese in un discorso tenuto a Budapest dal ministro degli Esteri, Frank Walter Steirurmeier, candidato socialdemocratico alla cancelleria. Secondo Steinmeier, la crisi impone di riflettere sulla governante dell`unione monetaria, anche in considerazione delle divergenze strutturali tra i paesi dell`eurozona. Per poterle gestire si propone un coordinamento politico più forte e quindi il superamento dell`Agenda di Lisbona (un tema su cui si riflette anche a livello Ue) e del suo metodo di coordinamento poco incisivo. E la prima volta che da Berlino si rende pubblica la riflessione -comune alivello tecnico – sulla necessità di governare le divergenze strutturali dei paesi curo. Ma Steinmeier è stato esplicito anche nel chiedere maggiore coordinamento sia in materia fiscale sia di politica sociale. Può sembrare normale per un leader socialdemocratico opporre al dumping fiscale e salariale degli altri paesi una sede istituzionale di governo comune, ma è vero il contrario: in Germania anche l`Spd ha sempre difeso la Tarifautonomie, cioè il principio che garantisce alle parti sociali il diritto di fissare i termini contrattuali dei rapporti di lavoro. In contrasto con la linea ufficiale del governo tedesco, Steinmeier ha anche sostenuto la necessità di un maggior coordinamento delle politiche di bilancio dei paesi europei, intendendo non solo il rispetto deivincoli di Maastricht, ma anche la realizzazione di politiche comuni di stimolo dal lato della domanda, rimaste dolorosamente assenti nella risposta europea alla crisi finanziaria. La prospettiva di un`Unione europea paralizzata da un governo britannico conservatore, schierato con le fazioni più curoscettiche del parlamento europeo, sta facendo emergere la zona curo come ambito istituzionale in cui sarebbe possibile far progredire l`integrazione. Finora Berlino aveva rifiutato un confronto pubblico per timore di aprire la porta a interferenze politiche che potessero mettere a rischio l`autonomia della Banca centrale europea, ma il quadro di intervento prefigurato da Steinmeier, con maggiore omogeneitànelle poli- tiche salariali e minori divergenze strutturali,dovrebbe rendere più facile, non più difficile, la politica monetaria de lla Bce. Per Angela Merkel un`iniziativa francotedesca è probabilmente prematura. Qualsiasi confronto dovrebbe ripartire da un ripensamento del Patto di stabilità ormai inadeguato a regolare bilanci pubblici fuori controllo. La Germania è nel pieno di una difficile campagna elettorale e anche se la Merkel è favorita, non è ancora possibile prevedere quale coalizione prevarrà. Ora la sentenza di Karlsruhe impedisce dì usare il canale diplomatico per costruire intese “di rapina”. Non c`è alternativa alla strada più dura per l`integrazione europea: il confronto politico con l`opinione pubblica attraverso le istituzioni democratiche. Una strada finora evitata o fallita.

IL SOLE 24 ORE, 2 LUGLIO 2009

Questo messaggio è stato modificato da: annarita, 01 Lug 2009 – 22:45 [addsig]




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