Sui muri delle città

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Quei grafomani da strada raccontano l’Italia che cambia

Un censimento di scritte e disegni sui muri delle nostre città

di Letizia Cini

Cuori, tanti. Incisi, disegnati a gesso, con il lapis, scritti a pennarello e con la vernice. Cuori infranti, alati, trafitti dalla freccia con l’inevitabile gocciolina di sangue sulla punta, gonfi delle iniziali di chi si ama. E dichiarazioni. Frasi dolci o disperate, appelli di chi si è lasciato, tradito, di chi vuole esser perdonato, di chi soffre e vuol gridarlo al mondo intero. Dichiarazioni d’amore diventate il titolo di un libro, di film, perfino uno slogan giovanile: ‘Io e te, tre metri sopra al cielo ’. Amore, ma non solo. C’è tanta politica, passione sportiva, ironia, attualità, religione e voglia di dirla giusta impressa sui muri dell’Italia nostra.

L’argomento più gettonato – neanche a dirlo – è il re degli sport, il calcio. Sulle pareti di stadi e palazzi si festeggia la vittoria della squadra del cuore o la sconfitta degli avversari, si piange la vendita di un bomber e si osanna il proprio beniamino. La più chiacchierata, naturalmente, la ‘Vecchia Signora ’, la Juventus, in un misto di invidia e voglia di rivincita. Ci sono tante curiosità, tormentoni criptici – chi sarà il padre della sagoma maschile, il sub con tanto di maschere e pinne che ha fatto scervellare migliaia di toscani? – storie di ribellione e solitudine, odio e amore, gioia e depressione, impegno politico e puro edonismo racchiusi nei messaggi a cielo aperto realizzati a tecnica mista su pareti di chiese e palazzi. Un nuovo censimento porta la firma di Pino Marchi, produttore e regista televisivo che nella sua lunga carriera di graffitologo ha già realizzato due volumi su questo ‘genere letterario urbano ’. Ora è uscito il terzo, “Italia spray. Graffiti e dintorni” (Protagon Editori), con una presentazione di Omar Calabrese. “Questo libro non vuole assolutamente essere un manuale di incitamento a scrivere, a imbrattare i muri, a deturpare i monumenti, a sporcare le città indegnamente – mette le mani avanti l’autore -. E’ solo una documentazione fotografica della realtà, oltre che un modo per sensibilizzare e far riflettere chi dovrebbe salvaguardare il patrimonio pubblico e privato”.

Da investigatore cronista, Pino Marchi è andato sul luogo del “delitto” analizzando un’infinità di muri (e non solo) italici, e mettendo insieme la bellezza di oltre duemila fotografie, pari a quattromila scritte divise per temi e contesti. Un viaggio trasversale lungo gli argomenti e i luoghi più diversi, un mare di scritte – trascritte a cui si aggiungono murales, cartelli curiosi, affissioni: insomma, l’evoluzione del messaggio murale. Senza dimenticare le radici storiche del fenomeno. Radici antichissime che riaffiorano su quello che resta delle mura di Pompei, fino alla storia più recente. “Quanto piace agli italiani parlare di politica”, nota l’autore. Ritroviamo sui muri governi, di solito ‘ladri’, capi, oltre che ‘ladri’ anche ‘assassini’, sottocapi, forze dell’ordine: tutti oggetto di contestazione. Perché il graffitismo è anche cronaca. Sia la spicciola, di tutti i giorni che urla “La casa è un diritto”, fino al lato più frivolo che se la prende con tendenze e mode: “Meno rasati e più capelloni”. Senza trascurare i grandi temi. Come dimenticare il mistico “Dio c’è”. Già, perché, anche se può sembrare strano, sui muri c’è spazio anche per il Padreterno. Con quel volto di Gesù, in una strada di Firenze, che richiama gli automobilisti distratti con un’unica parola: “l’uomo”. Frasi lapidarie lasciate su muri, selciato, panchine, cassonetti e perfino banconote, che lanciano un interrogativo: perché l’avvento dell’euro ha soppresso ogni vena poetica? “Il graffitismo mette in rilievo l’esistenza dei tantissimi e anonimi ‘non-luoghi’ della civiltà contemporanea, rivendicando la possibilità di renderli ‘estetici’, che non vuol dire ‘belli’ secondo qualche canone, ma semplicemente ‘sensibilizzati’, tesi a soddisfare l’esperienza percettiva e sensoriale”, commenta Omar Calabrese.

Una raccolta di articoli giornalistici chiude il volume, mostrando come la stampa si è occupata nel tempo del fenomeno, dividendosi tra condanna del vandalismo ed esaltazione dei moderni artisti metropolitani. Insomma, grazie a questa enorme mole di testimonianze raccolte nell’arco degli ultimi 40 anni, ‘Italia Spray ‘ si propone di raccontare una delle storie possibili sul nostro tempo. Una storia fatta di sentimenti ‘popolari’ dove il pubblico si confonde con il privato, dove il cronista che racconta il fatto diventa esso stesso fatto da raccontare. Poco importa che sia un vandalo imbrattatore o un raffinato writer-pittore: una volta fotografata la sua opera resta a documentare l’epoca che l’ ha prodotta. E a ricordare che in fondo, a volte, la poesia è proprio nella strada.

(Da La Nazione, 19/4/2008).

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