SUI MARÒ IL TARDIVO INTERVENTO DI BRUXELLES

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DOPO LE INDECISIONI DI ROMA SUI MARÒ IL TARDIVO INTERVENTO DI BRUXELLES

di Giuseppe Sarcina

Così anche Catherine Ashton, bontà sua, «seguirà» la vicenda dei marò italiani detenuti in India. Il
sussulto dell’Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’Unione europea arriva 21 giorni dopo il fermo della petroliera Enrica Lexie; 17 giorni dopo l’inizio della crisi diplomatica; 5 giorni dopo essere stata messa in preallarme dal primo ministro Mario Monti.
Sono tempi dì reazione che si commentano da soli. Ma non è tutto. La portavoce della baronessa fa sapere: «Noi abbiamo sempre seguito la situazione in stretto contatto con le autorità italiane. Ora stiamo intraprendendo un’azione diplomatica per arrivare a una soluzione soddisfacente».
Bruxelles, dunque, non solo parte in ritardo, ma anziché piombare sul caso si muove ai rallentatore. Spiace dirlo, ma è l’ennesima occasione persa per replicare alla domanda: a che serve l’Alto rappresentante?
Nel Trattato costituzionale la risposta ci sarebbe. Tra le altre cose questa nuova figura istituzionale si dovrebbe occupare del «consolidamento e del sostegno dei principi del diritto internazionale».
Sia chiaro allora che la Ashton non sta facendo un favore all’Italia, ma finalmente il suo dovere. Secondo punto: con i marò in prigione, accusati di aver ucciso due pescatori indiani, si sente la necessità di una mossa Ue più decisa. un pensiero condiviso dal sottosegretario Staffan de Mistura, da settimane inchiodato sul campo: «Il segnale della Ue è un primo passo, ma abbiamo bisogno di una presa di posizione esplicita sul fatto che la giurisdizione spetti all’Italia».
Il governo italiano, dopo oscillazioni e titubanze, sta cercando di trasformare il caso Enrica Lexie in
quello che è sempre stato fin dall’inizio: un contenzioso di diritto internazionale che riguarda anche altri Paesi e non un tiro alla fune tra Italia e Kerala. Aspettiamo il risultato delle indagini, ma un fatto è certo: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone erano a bordo della petroliera in qualità di militari in servizio. Non in crociera.
(Dal Corriere della Sera, 8/3/2012).




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