Su Comitadu pro sa limba sarda denuncia discriminazioni

Posted on in Politica e lingue 33 vedi

Regioni

”Su Comitadu pro sa limba sarda esprime la più viva protesta per la discriminazione da parte della Rai dei romanzieri in lingua sarda e per l’esclusione della lingua sarda dal Premio letterario ‘La giara’ bandito dalla Rai stessa”. Lo ha detto all’Adnkronos Mario Carboni, portavoce de Su Comidadu pro sa limba sarda (Comitato per la lingua sarda), a proposito del Premio "La Giara" per nuovi giovani talenti della narrativa italiana, riservato a giovani scrittori che inviino un romanzo inedito e solo in lingua italiana per la selezione prevista su base regionale in funzione della Regione di residenza dell’autore.
”L’esclusione della lingua sarda e delle alloglotte presenti in Sardegna, tutelate dalla legge 482/99 in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e dalla legge regionale 26/97 – spiega Carboni -costituisce grave violazione dei diritti civili dei sardi in quanto minoranza linguistica storica e dalla Convenzione quadro delle minoranze nazionali del Consiglio d’Europa, ratificata dall’Italia il 3 novembre del 1997”.
”L’esclusione preventiva dal premio ‘La giara’ della letteratura sarda e degli scrittori che in questi ultimi anni hanno pubblicato oltre 200 titoli in lingua sarda, in catalano, gallurese, tabarchino e sassarese – prosegue Carboni -, costituisce una grave discriminazione etnico-linguistica da parte della Rai finanziata anche dagli abbonamenti dei sardi, ma impegnata in questo caso in un’operazione di colonizzazione e assimilazione linguistica”.
(Da http://www.libero-news.it, 30/10/2011).




10 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Su Comitadu pro sa limba sarda accusa la Rai: Viola i diritti civili dei sardi!<br />
<br />
di Sara Marci<br />
<br />
“Grave violazione dei diritti civili dei sardi in quanto minoranza linguistica storica e della Convenzione quadro delle minoranze nazionali del Consiglio d'Europa, ratificata dall'Italia il 3 novembre del 1997”, l’accusa è lanciata in una nota di protesta da “Su Comitadu pro sa limba sarda” (il Comitato per la lingua sarda).<br />
L’accusa nasce in risposta al premio letterario “La giara” rivolto ai nuovi talenti della narrativa, bandito dalla Rai con l’obiettivo di individuare e valorizzare i giovani scrittori ampliando la ricerca al di fuori delle sedi e dei circuiti culturali tradizionali. Certamente un’ottima vetrina per gli aspiranti scrittori che grazie all’indubbia capillare diffusione della Rai nel territorio, avranno la possibilità di essere conosciuti da un vastissimo pubblico. Opportunità che tuttavia i sardi non avranno.<br />
Si legge nel regolamento: “Al primo classificato sarà garantita la pubblicazione della sua opera da parte di Rai Eri. Possono partecipare i residenti in Italia di età compresa tra i 18 e i 39 anni Potranno concorrere con un romanzo inedito di almeno 180.000 caratteri. Le opere dovranno essere inviate con raccomandata postale in formato cartaceo (sei copie) ed in formato elettronico (documento word su CD) entro e non oltre il 31 dicembre 2011 alla sede della Rai della Regione a cui appartiene il comune di residenza dell’autore. Tutti gli inediti saranno valutati e selezionati dalle commissioni istituite nelle 21 sedi Rai e composte da esperti del mondo della narrativa, del giornalismo e della cultura. A fine giugno 2012 saranno resi noti i nomi dei 21 semifinalisti, tra cui verrà successivamente scelta dalla commissione nazionale la rosa dei tre finalisti. Il vincitore, che vedrà il suo romanzo pubblicato e promosso da Rai Eri, verrà proclamato a fine luglio con un evento televisivo che si svolgerà ad Agrigento, nei luoghi natali di Pirandello”.<br />
Il problema nasce al punto 7 del bando: “Ogni partecipante potrà concorrere con una sola opera in prosa, originale e inedita, scritta in lingua italiana”.<br />
Ma i sardi non ci stanno ed esprimono tutto il loro dissapore attraverso la voce dell’esponente de Su Comitadu Mario Carboni “L’esclusione preventiva dal premio "La giara" della letteratura sarda e degli scrittori che in questi ultimi anni hanno pubblicato oltre 200 titoli in lingua sarda, in catalano, gallurese, tabarchino e sassarese – sottolinea l’esponente – costituisce una grave discriminazione etnico-linguistica da parte della Rai finanziata anche dagli abbonamenti dei sardi, ma impegnata in questo caso in un’operazione di colonizzazione e assimilazione linguistica”. Viene esclusa la lingua sarda, tutelata dalla legge regionale 26/97 e dalla legge statale 482/99, in attuazione dell'art. 6 della Costituzione nonché dalla Convenzione quadro delle minoranze nazionali del Consiglio d'Europa, ratificata dall'Italia il 3 novembre del 1997.<br />
Su Comitadu ha così chiesto alla RAI la riformulazione del bando con l'inclusione della possibilità di invio di testi scritti in lingua sarda e nelle varietà alloglotte da parte di sardi residenti in Sardegna ed emigrati e la nomina per la letteratura sarda di una giuria dedicata come per la letteratura italiana.<br />
Carboni aveva annunciato che il Comitato avrebbe inoltrato in tutte le sedi competenti anche internazionali la protesta e le sue proposte, invitando il movimento linguistico sardo e i rappresentanti politici della Sardegna, senza distinzione di schieramento, a farle proprie in ogni sede opportuna.<br />
Da ciò è seguito l’invio di una lettera in lingua Inglese, Sarda ed Italiana a Maria Otero, sottosegretario di Stato USA per la democrazia e gli affari globali, volta ad evidenziare le inadempienze dello Stato Italiano nei confronti della minoranza linguistica Sarda e della sua cultura.<br />
Segue una parte della suddetta lettera:<br />
“Signora Sottosegretario,<br />
Il Comitato per la lingua sarda, associazione per la difesa dei diritti linguistici della nazionalità sarda, Le scrive per denunciare la violazione da parte dello Stato italiano dei diritti umani di questa comunità la cui lingua è esclusa dall’insegnamento nelle scuole e per questa ed altre pratiche negative contro l’Identità culturale dei sardi è a rischio di estinzione. La lingua sarda, riconosciuta internazionalmente quale lingua propria dei sardi e lingua tutelata dall’articolo 6 della Costituzione italiana, dalla legge statale di attuazione n° 482 sulle lingue di minoranza e dalla legge regionale sarda n° 26, non viene insegnata nelle scuole, è esclusa dai media pubblici e privati, rischia, malgrado sia parlata ed amata dalla stragrande maggioranza dei sardi, di estinguersi nei prossimi anni. Le chiediamo pertanto di valutare questa situazione al fine di riportare gli esiti di una eventuale vostra indagine nel rapporto sui diritti umani nel 2010 riguardante l’Italia ed eventualmente intraprendere tutti i passi ed atti necessari che riterrete opportuni per garantire ai sardi l’uso normale e paritetico della lingua sarda con la lingua italiana e il suo insegnamento nelle scuola ad iniziare dalla scuola primaria quale prioritario diritto umano che oggi ci viene negato e la fine di ogni discriminazione linguistica”. per il Comitato il Coordinatore Mario Carboni<br />
Su Comidadu ha inoltre invitato la Regione sarda ad intervenire sulla questione esposta sul Governo “perché cessi da parte di un organismo pubblico statale la grave discriminazione che non è solo linguistica ma eminentemente politica e vulnus della Specialità. Chiede inoltre alla Regione sarda di affrontare la questione del ruolo complessivo della RAI e della sua sede regionale nei riguardi della minoranza linguistica storica sarda in sede di ridefinizione nel contratto di servizio di sua competenza e nell'applicazione del Piano triennale sulla lingua sarda. Infine Su comitadu pro sa limba sarda aggiungerà questo grave atto di discriminazione della minoranza nazionale sarda al ricorso, in corso di preparazione, che invierà al Consiglio d'Europa per dimostrare la non attuazione da parte del'Italia della Convenzione quadro sulle minoranze nazionali e chiedendo l'invio di una commissione d'inchiesta in Sardegna”.<br />
(Da <!-- m --><a class="postlink" href="http://www.infooggi.it">http://www.infooggi.it</a><!-- m -->, 5/11/2011).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Comitato Lingua Sarda: Italia ratifichi 'Carta europea delle lingue'<br />
<br />
Una lettera-appello che 'Su Comitadu pro sa limba sarda' rivolge al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in occasione della sua visita a Cagliari, di cui l'ADNKRONOS anticipa i contenuti<br />
<br />
''Su comitadu pro sa limba sarda chiede al Presidente della Repubblica italiana, della quale i sardi pur di nazionalita' sarda sono cittadini, un atto concreto, ratificare la Carta europea delle lingue già firmata dall'Italia nel lontano 1992''. E' quanto si legge nella lettera-appello che 'Su Comitadu pro sa limba sarda' (Comitato per la lingua sarda) rivolge al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in occasione della sua visita di oggi a Cagliari, di cui l'Adnkronos anticipa i contenuti ''Su Comitadu pro sa limba sarda - prosegue la lettera-appello - in quanto storica Associazione portatrice d'interessi culturali, identitari e diritti civili del popolo sardo, in occasione della sua presenza in Sardegna, con la seguente lettera aperta, intende esprimerle disappunto e protesta per la lunga negazione e il permanente tentativo di eradicazione della lingua sarda che ha danneggiato il popolo sardo, lo ha ferito gravemente con conseguenze che ancora oggi non sono eliminabili facilmente nè serenamente''.<br />
''Solo l'iniziativa de 'Su comitadu pro sa limba sarda', con la legge d'iniziativa popolare del 1978 - si legge nella lettera -, permise l'inizio un processo democratico utile per bloccare un vero e proprio genocidio linguistico e culturale ai danni dei sardi portato avanti con continuità dai Sabaudi, dal Regno d'Italia, dal fascismo e dalla Repubblica. Nell'inerzia del Parlamento italiano che non prese in alcuna considerazione le conseguenti proposte di legge d'iniziativa regionale sulla lingua sarda''.<br />
''In quegli anni la battaglia popolare per la lingua e le iniziative regionali - prosegue la lettera de Su Comitadu a Napolitano - risposero adeguatamente alla presa di coscienza culturale e politica dei sardi di essere Nazione e per questo aver diritto all'autodeterminazione superando l'Autonomia Speciale con un nuovo Statuto di sovranità nazionale in una cornice federalista e con un nuovo patto con lo Stato centrale. Successivamente la forte spinta delle nazioni senza stato europee e delle minoranze linguistiche trovò espressione nella Carta europea per le lingue regionali e minoritarie del 1992" .<br />
''Oggi, a distanza di tanti anni - prosegue la missiva - , non è cessata la persecuzione della lingua sarda e il tentativo di assimilazione linguistica della Nazione sarda, da parte delle strutture statali, principalmente della scuola e dell'Università italiane e della Rai. Di minoranza appunto nazionale si deve parlare pur constatando che l'Articolo 6 della Costituzione preveda la tutela della sarda come minoranza linguistica. La firma della 'Convenzione quadro sulle minoranze nazionali' del Consiglio d'Europa da parte dello Stato italiano ha di fatto sancito l'accettazione per la sarda dello stato di minoranza nazionale come previsto dalla convenzione stessa''.<br />
Secondo Su comitadu pro sa limba sarda, ''le violazioni della Convenzione europea da parte della Repubblica italiana nei riguardi della minoranza nazionale sarda, con un'emergenza nel mondo della scuola, dell'Università e dei media, sono gravissime ed evidenti per cui Su comitadu sta preparando un ricorso al Consiglio d'Europa sulle violazioni dei diritti civili e linguistici dei sardi''.<br />
Il Comitato ''giudica negativamente il fatto che lo Stato italiano, pur avendola firmata solo nel 2000 non ha ancora ratificato la Carta Europea delle Lingue approvata a Strasburgo nel 1992''.<br />
''La mancata ratifica - spiega a lettera - rappresenta un ostacolo per la piena attuazione dell'articolo 6 della Carta Costituzionale che attualmente è messa in pratica soltanto a vantaggio di quei gruppi linguistici protetti da trattati internazionali quali i sud tirolesi dell'Alto Adige, i francofoni della Valle d'Aosta e gli Sloveni del Friuli. Le minoranza storica sarda, riconosciuta con la legge n. 482/99, gode in realtà di una protezione minore ed è quindi discriminata nonostante rientri a pieno titolo nelle disposizioni della Carta Costituzionale''.<br />
Su comidtadu pro sa limba sarda conclude l'appello al Capo dello Stato sottolineando che ''La ratifica della normativa europea in riferimento alla Carta del 1992 favorirebbe molto la protezione della lingua di 'minoranza storica' della Sardegna in tutti gli ambiti della visibilità e uso sociale: scuola, università, mass media, pubblica amministrazione''.<br />
(Da <!-- m --><a class="postlink" href="http://www.adnkronos.com">http://www.adnkronos.com</a><!-- m -->, 20/2/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Finanziamenti irrisori per salvare la limba<br />
<br />
L’approvazione della Carta europea non basta a difendere le minoranze<br />
<br />
di Diego CorraineIl <br />
<br />
Consiglio dei ministri del governo Monti, giorni fa, ha “ratificato”, con un disegno di legge l’approvazione del Parlamento, la «Carta europea delle lingue regionali o minoritarie» emanata dal Consiglio d’Europa nel 1992, in vigore dal 98 con le prime cinque ratifiche di altrettanti Stati, firmata dall’Italia nel 2000, ma mai prima d’ora ratificata. Si tratta di un’ ottima notizia, se il provvedimento andrà a buon fine, perché vorrà dire che lo Stato sarà, finalmente, obbligato ad applicarla compiutamente.<br />
In Sardegna la notizia è stata accolta con reazioni a dir poco trionfalistiche. Non è il caso: in Italia tale legge c’è già, ed è la 482-99, che applica, tra l’altro, quanto previsto dall’art. 6 della costituzione italiana, secondo il quale «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche». Forse qualcuno non ha capito che la Legge 482/99 è proprio la traduzione italiana della Carta. Infatti, secondo il suo art. 2, «ogni Parte si impegna ad applicare almeno trentacinque paragrafi o capoversi scelti fra le disposizioni della parte III della Carta, di cui almeno tre scelti in ciascuno degli articoli 8 e 12 e uno in ciascuno degli articoli 9, 10, 11 e 13». Nella 482, lo stato italiano si è impegnato solo per questa richiesta minima, ma lo ha fatto.<br />
uindi la nostra azione dovrebbe puntare sulla richiesta al governo e al Parlamento dell’integrazione della 482/99, con l’applicazione di tutti i paragrafi della Carta. Solo così potremmo vedere, oltre quanto previsto dalla 482, l’uso pieno e ufficiale del sardo nell’insegnamento, nella giustizia, nell’amministrazione e nei servizi pubblici, nei media, nella vita economica culturale e sociale.<br />
A distanza di 12 anni si dovrebbe tornare anche sulla possibilità di modificare la 482 includendo la lingua dei Sinti e Rom, esclusa nel testo in vigore. Dunque, se vogliamo applicare davvero la Carta, è sulla legge 482 del 1999 che si deve concentrare la nostra attenzione e fondare un’azione di politica linguistica esauriente. Ma dobbiamo anche superare la cortina di silenzio presente in Italia su questi argomenti. Infatti nessuno ne parla in Italia, diversamente dalla Francia, dove la mancata ratifica della Carta è attualmente occasione di grande scontro, con il candidato socialista Hollande che è l’unico a garantire che la ratificherà in caso di elezione, mentre Sarkosy, Le Pen, Mélenchon - destra e sinistra, dunque - si dichiarano contrari alla ratifica della Carta da parte francese.<br />
Pur plaudendo al provvedimento del Consiglio dei ministri, dobbiamo perciò valutare le reali intenzioni dei governi italiani, soprattutto quello in carica, e la sincerità dei loro propositi. Perchè proprio il governo Monti ha ridotto gli stanziamenti per tutte le 12 minoranze a soli 1.768.792 euro per l’anno 2012, contro i 9 milioni di euro stanziati nel 1999. Di questo milione e 768.000, per il sardo, che è la seconda lingua dello Stato, ne sono stati assegnati soltanto 350.000.<br />
Ecco perché dovremmo mobilitarci per segnalare con ogni mezzo, anche in accordo con le 12 minoranze, le ormai gravissime inadempienze dello Stato sulla tutela delle sue minoranze. Ecco perché dovremmo rafforzare il movimento linguistico sardo e delle altre lingue dello Stato italiano, per pretendere il rispetto della legge.<br />
(Da lanuovasardegna.gelocal.it, 21/3/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

La limba sarda rinasce nella rete Facebook <br />
<br />
Il social network di Mark Zuckerberg diventa «Su libru de sas caras» per gruppi e singoli che scrivono nelle diverse varianti dell’isola <br />
<br />
 di Luciano Piras<br />
<br />
«Sa limba sarda cada siat de sas variantes suas e sas àteras limbas de minòria faeddadas in Sardigna, non sunt galu mortas, su nessi in su mundu virtuale de su Libru de sas caras». Mario Antìogu Sanna, 40 anni, operatore linguistico di Sindia, non esita un secondo a tradurre in sardo Facebook. Su Libru de sas caras, il libro delle facce, proprio come il corrispettivo letterale inglese usato dal giovane studente americano Mark Zuckerberg.<br />
Fondatore di un social network che ammazza le lingue minoritarie già sull'orlo del baratro, è l'accusa che gli muovono da tempo alcuni esperti di linguistica storica.<br />
La community. «Macché... – contesta subito Mariantonietta Piga – comunicare in sardo in una comunità virtuale come quella di Facebook non solo aiuta a superare i soliti pregiudizi e le iniziali diffidenze, ma risulta essere sempre più naturale ed efficace».<br />
Eppure anche lei, nuorese classe 1968, dal 2006 direttrice dell’Uls, s’Ufitziu de sa limba sarda della Provincia di Nuoro, era alquanto scettica fino all’anno scorso. Poi, l'11 marzo 2011, ha aperto la pagina intitolata allo sportello ed è stato un boom di contatti.<br />
La scrittura. «Pochissimi scrivono in italiano, quasi tutti lo fanno in sardo – racconta –, ognuno scrive nella sua variante, a norma o a modo suo, e anche le discussioni e le chat vanno in sardo. Superando le remore della scrittura, si impara persino gli uni dagli altri, ci scambiamo le idee, i dubbi, i chiarimenti».<br />
Del resto la missione dell’Uls è questa: «Fàghere a manera chi si che torret a faeddare e iscrìere in sardu». Fare in modo che si ritorni a parlare e a scrivere in sardo. E non è certo un caso se anche il sito internet dell’Ufitziu limbasarda.nuoro.it, interamente in sardo, ha registrato 15mila contatti nei primi tre mesi di attività.<br />
La grammatica. «È chiaro che con un miliardo di utenti nel mondo, Facebook è una forza immensa – riprende Mario Antìogu Sanna –, di persone come di pensieri, di attività... ma anche di cazzate».<br />
I pericoli, insomma, sono sempre in agguato. Eppure il rilancio della limba può passare proprio attraverso Facebook piuttosto che Twitter. Sempre che i puristi non abbiano nulla da ridire, dato che su internet la grammatica è sempre esposta ai venti del momento.<br />
I pericoli. Un rischio che sottolinea e smonta allo stesso tempo Tore Sfodello: «Il dibattito “democratico” può creare confusione, è vero, ma non c’è dubbio che Facebook possa essere uno strumento divulgativo per salvare sa limba». Nato a Padru, 62 anni, da oltre quattro decenni residente a Sassari, già componente dell’Osservatorio regionale sulla lingua e la cultura della Sardegna, Sfodello a dire il vero non ci va matto per la rete del web.<br />
La promozione. Questione di generazione, forse, ma da buon insegnante qual è stato, da sempre in prima linea sul fronte della limba (ha raccolto le firme per quella che oggi è la legge regionale 26 del 1997 “Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna”) riconosce che «Facebook è utilissimo, è uno degli strumenti più efficaci, ha una valenza straordinaria».<br />
«Facebook è uno strumento mediatico in più per far veicolare il sardo», aggiunge Diego Corraine, nuorese, 63 anni, professore di letteratura italiana pioniere infaticabile della tutela della lingua sarda.<br />
Fondatore e direttore della casa editrice Papiros, primo direttore dell’Ufitziu de sa limba sarda della Provincia di Nuoro, ora alla guida dello sportello Uls dell’Ogliastra. Ha tradotto in sardo decine di libri, soprattutto per ragazzi.<br />
La koinè. «Non soltanto... – si associa Maria Vittoria Migaleddu Ajkabache –, l’utilizzo di queste nuove strumentazioni, per una lingua minoritaria come il sardo, è estremamente importante: primo perché consente di creare una community di persone che pur essendo lontane tra loro utilizzano una koinè, fatta da sardi che parlano ognuno con la propria variante; secondo perché strumenti come Facebook consentono il passaggio dall'oralità allo scritto e dunque mettono in risalto l'esigenza di avere una norma ortografica».<br />
Sassarese di nascita, classe 1948, romana d'adozione, Migaleddu porta anche il cognome turco del marito, nato in Siria ma cresciuto in Libano.<br />
Due lauree, una in Lettere moderne, l'altra in Pedagogia con tesi sul bilinguismo, un master in Glottodidattica, Migaleddu Ajkabache è da una vita che lavora nel campo della formazione e della scuola.<br />
L’apprendimento. Per tre anni ha insegnato italiano al Cairo, in Egitto. Tornata in Italia, la Farnesina l’ha assegnata al settore cooperazione allo sviluppo, più tardi alla direzione generale alla cooperazione culturale. Convinta sostenitrice dei social network (ma anche dei blog), assicura che «mettere i testi scritti in rete permette a ciascuno di costruire il proprio percorso di conoscenza. Scrivere su Facebook è un modo naturale di imparare a farlo, lineare, così come funziona il nostro cervello, istintivo... ».<br />
I pregiudizi. «Superate le prime remore – conferma Mariantonietta Piga –, Facebook ti permette di tirar fuori quello che hai ma non sai di avere. Il dibattito è sempre aperto, il clima frizzante e persino molto intelligente. In una comunità virtuale si supera anche la diffidenza» chiude.<br />
«Anche se magari quello su Facebook è un sardo parlato male, pieno di errori» aggiunge il padre, Giovanni Piga. Poeta e narratore nugoresu, nato nel 1940, autore di una indimenticabile raccolta di liriche, “Frunzas” (2003), oramai pronto a dare alle stampe una nuova raccolta e un romanzo. Lui, il gioiellino di Zuckerberg lo usa «pro su pacu chi mi servit», ma riconosce che «è sicuramente un mezzo che attira i giovani, perciò può fare soltanto del bene a sa limba nostra».<br />
La piattaforma. Con un potenziale che supera radio e televisioni messe insieme. Lo sostiene Francesco Merche, nugoresu de ratza de Oroteddi, nato a Oniferi nel 1944, precursore delle tv private, il primo in Sardegna ad aver mandato in onda un telegiornale in sardo, alla fine degli anni Ottanta.<br />
Merche era allora direttore di Telesardegna. Ora conduce una trasmissione radiofonica, Oje in Sardigna, 55<br />
nterviste già trasmesse delle 88 previste, su Radio Nuoro Centrale.<br />
«La comunicazione in sardo su Facebook ha un’aria di modernità che fa superare ogni scoglio, che zittisce anche sor malignos che dicono che il sardo vero ormai non lo sa parlare più nessuno». «Certo – attacca Diego Corraine –, se anche la piattaforma Facebook, ora in 80 lingue, fosse in sardo non sarebbe mica male... ».<br />
La consapevolezza. «A dire il vero, Facebook mi sembra un mezzo fin troppo facile» avverte Loredana Rosenkranz, docente di Filosofia, in pensione da un anno e mezzo. Sessanta due anni, sassarese con chiara ascendenza austriaca, madre di Sassari, nonni campidanesi, è molto critica nei confronti di Facebook tanto da tenersene alla larga. «Non è affatto “democratico” – sostiene –, è uno strumento a “sovranità limitata”, inconsapevole per molte persone che ci giocano dentro... preferisco giri più ristretti, la mail list va benissimo». Questione di principi.<br />
Eppure lei stessa, Rosenkranz, spesso coinvolta nella progettazione scaturita dopo la legge regionale 26 del ’97, è la prima a riconoscere che Facebook può essere un mezzo per “salvare” la limba. «L’importante è esserne consapevoli» sottolinea. E subito precisa: «Anche se per scrivere in sardo ci sono tante altre opportunità, per esempio i blog... ».<br />
Twitter. Blog e siti interamente in sardo, del resto, ce ne sono parecchi e da parecchio tempo. Ma Facebook è altra cosa. Come altra cosa è Twitter, immediatissimo ma con spazi molto ristretti. A proposito: come si può tradurre Twitter in sardo? Semplice: «Ciu-Ciu, come cinguettio», dice Mario Antìogu Sanna dopo una veloce consultazione dei bocabolarios e mentre da Bosa si prepara a mandare in onda Diariu sardu, su Radio Planargia.<br />
(Da lanuovasardegna.gelocal.it, 30/4/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

IL CASO DAI DEPUTATI DELL'ISOLA NESSUN INTERVENTO<br />
<br />
Se per il Parlamento il sardo non rientra tra le lingue da salvare<br />
<br />
Escluso dall'insegnamento a scuola<br />
<br />
di Franco Brevini<br />
<br />
Da qualche tempo è in atto in Sardegna un vivace dibattito intorno alla lingua sarda. L'ultimo episodio risale al 10 luglio scorso, quando gli stessi parlamentari sardi non hanno presentato alcun emendamento in favore del sardo, accettando di fatto un testo di ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, che finisce con il delegittimare l'insegnamento a scuola e la circolazione sociale dell'antica lingua isolana. Di fatto il sardo non figura più tra le lingue minoritarie da difendere (come succede invece, ad esempio, per il tedesco in Alto Adige o il francese in Val d'Aosta) perché la Commissione Affari esteri della Camera che ha approvato la Carta, in assenza di interventi dei deputati sardi, ha escluso la lingua dell'isola dalle garanzie del bilinguismo. E pensare che proprio l'Europa aveva erogato 128 milioni di euro per promuovere la lingua. Inutili le accorate e ripetute richieste di impegno dell'assessore regionale alla cultura Sergio Milia. Dura la reazione di Mario Carboni del Comitadu pro sa limba sarda, che parla di «un colpo mortale per la lingua e l'identità dei sardi». Tutto questo a dispetto della lettera in sardo inviata al presidente Monti e della versione bilingue del logo della Regione Sarda, che figura anche sul sito web. Per fortuna si vanno superando i conflitti legati alla cosiddetta «limba comuna», promossa qualche anno fa da un provvedimento della Regione. L'idea era di creare una sorta di lingua mediana, una koinè, che mettesse d'accordo le diverse varietà sarde, idea artificiosa respinta ultimamente anche dalla commissione di esperti costituita dall'Università di Sassari. Se Manzoni non è riuscito a far parlare fiorentino agli italiani, come poteva riuscire Cagliari a convertire alla nuova limba i sardi? I quali di lingue ne hanno almeno tre: il sardo-corso al Nord, il nobile logudorese al Centro e il campidanese al Sud. Ma dalla Carta de Logu ai diversi statuti, dai Giudicati al Regno di Sardegna, dai cantadores a una prestigiosissima e plurisecolare letteratura, il sardo illustre è stato da sempre e soltanto il logudorese, che è una specie di toscano regionale. L'isola ha conosciuto ricorrenti campagne di acculturazione e di estirpazione linguistica, condotte dai nuovi dominatori: nel 1567 il catalano è soppiantato dal castigliano, poi con l'arrivo dei Savoia nel 1720 il toscano scaccia a sua volta il castigliano. La produzione in lingua logudorese, davvero una «letteratura a statuto speciale», è cresciuta dando vita a relazioni di volta in volta diverse con i sistemi linguistici e culturali egemoni: spagnolo e italiano, ma anche catalano e latino. Ecco perché la letteratura sarda è caratterizzata da una ricchezza di suggestioni probabilmente senza confronto. Se un problema di omogeneità deve porsi, questo riguarda solo l'aspetto ortografico. Ma anche su questo aspetto, come sostiene Nicola Tanda, per anni ordinario di Filologia sarda a Sassari e massimo esperto di scrittori isolani, la soluzione esiste. Cinquant'anni fa un gruppo di poeti e di intellettuali fondò a Ozieri un premio per promuovere la ripresa della letteratura in lingua sarda. Fu un segnale e nel giro di pochi anni la tradizione scritta e orale dell'isola conobbe una rinascita impetuosa. Fra i frutti positivi di questa esperienza c' è anche una norma ortografica. Oggi quasi tutti nell'isola riconoscono che la «lingua nazionale sarda» è il logudorese e l'invito all'unità può essere raccolto scrivendo tutte le varietà locali secondo una comune norma ortografica. Di là da ogni polemica, quel che più conta è che i dialetti sardi e la poesia che li ha illustrati abbiano segnato una rinascita di creatività, che si è estesa rapidamente agli altri settori del sistema letterario. Pensiamo al romanzo e a narratori di successo come Marcello Fois, Giorgio Todde e Salvatore Niffoi. Ma il fenomeno ha coinvolto anche la tradizione musicale popolare, l'artigianato, la gastronomia, il ballo tondo e a tre passi, le feste popolari. A dispetto della consapevolezza dei suoi politici, una parte della comunità sarda è impegnata oggi nel recupero di un'idea dell'isola, che oppone le proprie tradizioni alla devastazione dell'industria chimica e della speculazione edilizia. La lingua può diventare l'antidoto più forte contro la trasformazione oggi in corso della Sardegna in una specie di Disneyland balneare e vacanziera. <br />
(Dal Corriere della Sera, 28/7/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

CRONACA<br />
<br />
Sardegna: Comitadu limba sarda, no a divieto parlare sardo a convegno su minoritarie<br />
<br />
Ha destato sconcerto e incredulità il divieto imposto ai relatori sardi di esprimersi nella loro lingua al convegno organizzato da Lega delle Autonomie, "EuroNetLang - European network of language minorities", che si terra' venerdi' 26 ottobre ad Orosei (Nu). Nonostante "l'assurda contraddizione di aver prodotto la locandina del convegno anche in lingua sarda".<br />
Su comitadu pro sa limba sarda manifesta "grande sconcerto ed eleva la più viva protesta per l'imposizione da parte della Lega delle Autonomie della lingua italiana ai relatori sardi nel convegno che si svolgerà dal 26 al 29 ottobre a Orosei ai quali sarebbe stato chiesto di relazionare non in sardo ma solo in italiano", dice all'Adnkronos il presidente del Comitato, Mario Carboni. Il Convegno, finanziato dall'Ue, che segna la partenza del progetto "EuroNetLang", diretto a promuovere la cooperazione tra Comuni europei sul tema delle minoranze linguistiche, "in maniera paradossale parte decisamente con il piede sbagliato".<br />
Carboni afferma che "la lega delle Autonomie dimostra di non aver compreso la questione linguistica delle minoranze europee e offende i sardi con un'imposizione di stampo colonialistico quando sollecita i relatori sardi ad esprimersi in lingua italiana, evitando la sarda, con la scusa di problemi di interpretariato. Posto che in Sardegna esistono interpreti dal sardo alle principali lingue europee, risulta che la Lega delle Autonomie abbia rifiutato questa possibilità per portare dal continente le proprie interpreti". <br />
(Da liberoquotidiano.it, 24/10/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

ESAME IN LIMBA NEGATO? CALPESTATO IL DIRITTO A ESISTERE COME SARDI<br />
<br />
di ANTHONY MURONI<br />
<br />
Se nelle scorse settimane aveva fatto notizia, in positivo, il bambino che aveva chiesto e ottenuto di sostenere l’esame di licenza media in sardo, è di ieri la notizia che a Lanusei un analogo diritto è stato negato a una ragazza che doveva affrontare la maturità. I due episodi, in un momento in cui il dibattito su identità e cultura sarda si è tradotto in proposte politiche legate a maggiori forme di autonomismo, fino a sfociare nel sovranismo e nell’indipendentismo, assumono la dignità di cronaca che va trasformata in approfondimento. Come sanno i pochi che abitualmente mi seguono, sono uno studioso fai-da-te di Antonio Simon Mossa, l’intellettuale sassarese che ha saputo scrivere alcune delle più lucide pagine del pensiero indipendentista del dopo guerra. In queste ore mi sono chiesto: <Come avrebbe commentato quanto è accaduto?>. La risposta l’ho trovata ne “Le ragioni dell’indipendentismo”, in cui parla di “federalismo delle etnie”, sostenendo che «soltanto attraverso questa nuova strada sarà possibile colmare il fosso che divide l’Occidente dall’Oriente e lo stesso Centro Europa dal Nord britannico e scandinavo. I movimenti etnistici dell’Europa Orientale hanno incominciato a farsi vivi e nessun regime, per quanto autoritario, può continuare a ignorarli, dentro o fuori di schemi politici che hanno fatto ormai il loro tempo. Noi siamo per il sistema aperto, armonico ed equilibrato dell’Europa delle Etnie, contro il principio chiuso degli Stati, perché solo così sarà possibile per noi, come per le altre comunità etniche, giungere rapidamente alla riforma della struttura sociale, fuori dei nazionalismi e dei domini coloniali. Se un popolo non conquista la sua indipendenza politica non può essere soggetto della sua storia. Le ragioni vere e le basi primarie, sangue e linfa dell’indipendentismo, sono l’uso e l’insegnamento della lingua nelle scuole pubbliche».<br />
Una teoria lucidissima, secondo la quale l’identità resa possibile dalla conoscenza della lingua è il valore primario. Una priorità da anteporre alla programmazione economica, alla pianificazione, al controllo dei trasporti, alla politica finanziaria, creditizia e fiscale, alla legislazione sul lavoro, alla riforma agraria e all’industrializzazione». Cosa avrebbe dunque detto, dopo i fatti di Lanusei? <Il nostro diritto a esistere come sardi è calpestato e tradito soprattutto da chi avrebbe dovuto coglierlo in tutte le sue implicazioni. Se noi non reagiamo, pretendendo quel che ci è dovuto, come nazione siamo morti ancor prima di nascere>.<br />
(Da anthonymuroni.blog.unionesarda.it, 9/7/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Comuni, via i cartelli stradali in lingua sarda<br />
<br />
Una circolare del Ministero delle Infrastrutture invita i Comuni sardi ad adeguarsi alle disposizioni statali e a rimuovere i cartelli in sardo. In pratica occorre rispettare il Codice della Strada che non li prevede. È quanto denuncia il deputato del Pdl Mauro Pili, che ha già presentato un'interrogazione rivolta al ministro Maurizio Lupi. «La circolare dice: tutti i cartelli dei comuni sardi dovranno essere tolti perché, secondo lo Stato, sono fuori norma. Se li vorranno rimettere dovranno farlo a livello di cartellonistica folkloristica (in piccolo e su sfondo marrone). Non so chi possa dichiararsi soddisfatto, per quanto mi riguarda la ritengo un'offesa all'autonomia sarda da contrastare senza se e senza ma!», scrive nel suo profilo Facebook il parlamentare sardo. «La circolare con la quale lo Stato invita i Comuni sardi a togliere i cartelli in sardo all'inizio e alla fine dei centri abitati è l'ennesimo atto di arroganza e ignoranza che va respinto al mittente senza un attimo di esitazione», argomenta Pili, che aggiunge: «Ad una circolare di questa natura bisogna rispondere facendo l'esatto contrario, indicando all'ingresso di ogni comune anche il nome in sardo del paese, con la stessa evidenza di quello in italiano. Non è tollerabile che la direzione Generale della Sicurezza stradale anziché occuparsi dei pericoli delle strade sarde non trovi di meglio che esercitarsi in un volgare quanto fuori luogo parere con il quale dichiara illegittimi i cartelli stradali con la scritta in lingua sarda».<br />
Il Provveditorato interregionale per le Opere Pubbliche Lazio-Abruzzo-Sardegna in data 9 luglio, con protocollo 5772 ricevuto in data 25 e 26 luglio dai comuni sardi, ha trasmesso una circolare avente ad oggetto "Segnali di inizio e fine centro abitato in dialetto/bilingue", con cui «si invitano i suddetti enti ad intervenire nel proprio ambito di competenza ai fini di una corretta applicazione del regolamento di esecuzione del Codice della strada e successive modifiche». C'è insomma la possibilità, per gli enti a cui spetta l'apposizione e la manutenzione della segnaletica stradale, «nei segnali di localizzazione territoriale del confine del Comune, di utilizzare lingue regionali o idiomi locali in aggiunta alla lingua italiana. Tali segnali (art.134, comma 4, del regolamento di esecuzione del codice della Strada) sono segnali a sfondo marrone e di dimensioni ridotte». Secondo Mauro Pili, tutto questo «costituisce un indebito intervento sui comuni sardi che lascia esterrefatti per l'inopportunità e soprattutto perché si ignora che la lingua sarda è ufficialmente riconosciuta e ha tutti i riconoscimenti che la equiparano sostanzialmente alla lingua italiana. Imporre l'eliminazione di cartelli in sardo richiamando un regolamento del codice della Strada appare davvero l'ultimo dei problemi che un ministero dovrebbe porsi dopo una latitanza atavica sul tema delle infrastrutture. La circolare, sollecitata non si sa da chi, risulta inaccettabile proprio perché nella sostanza è un atto coloniale nei confronti di quei tanti comuni che hanno scelto deliberatamente e liberamente di utilizzare il nome in sardo del proprio comune in aggiunta a quello in italiano», prosegue l'ex presidente della Regione.<br />
«Si tratta di un'ennesima esercitazione burocratico coloniale dello Stato verso una Regione a Statuto Speciale», riporta esplicitamente l'interrogazione di Pili, che così conclude: «se non ritenga il Ministro di revocare in sede di rispetto e tutela dell'identità sarda tale disposizione; se non ritenga di dover intervenire urgentemente per predisporre azioni tali da favorire lo sviluppo di tale compiuta facoltà del popolo sardo di autodeterminarsi innanzitutto dai nomi del proprio paese; se non ritenga di dover rimuovere i responsabili di tali inopportuni, gratuiti e fuori luogo provvedimenti che eludono la concreta esigenza di reale sicurezza stradale nella regione Sardegna (Sardigna)».<br />
(Da sardies.org, 31/7/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Nell'Isola la lingua ufficiale sarà il sardo<br />
Il Psd'Az presenta la legge in Consiglio<br />
<br />
Prove di bilinguismo in Sardegna, dopo le recenti polemiche con lo Stato che ha proibito la doppia dicitura, in italiano e in sardo, della toponomastica nei Comuni<br />
<br />
Il Psd'Az ha presentato, in Consiglio regionale, una legge di revisione costituzionale dello Statuto autonomistico isolano che parifica la lingua sarda a quella italiana, inserendola a pieno titolo come "ufficiale" nella Carta del 1948. La legge, costituita da un solo articolo, tutela e offre lo stesso riconoscimento anche al catalano, parlato ad Alghero, al gallurese, al sassarese e al tabarchino (Carloforte). La prima conseguenza pratica dovrà essere, oltre all'utilizzo corrente negli atti della pubblica amministrazione, come accade in Alto Adige o in Valle d'Aosta, l'insegnamento obbligatorio della lingua sarda nelle scuole. "E' un problema che tutte le forze politiche del Consiglio regionale devono affrontare - ha spiegato il presidente dei Quattro Mori, Giacomo Sanna - è maturato il momento che anche i parlamentari si esprimano perché esiste un deficit in uno dei canali preferenziali: nel Comitato parlamentare per le riforme costituzionali non è presente nessun sardo". Secondo Sanna "questo lavoro sarebbe dovuto esser fatto dall'assemblea costituente, ma non c'è stata e non c'è la volontà di istituirla". Resta ancora aperta la discussione su quale variante della lingua possa esser utilizzata in tutti i territori. Secondo Christian Solinas "è da oltre un secolo che si discute delle varianti. Le complicazioni, però, sono più dei nostri tempi. Oggi però l'importante è non assistere inermi a quello che sta succedendo e rialzare il volume sulla questione". "Se ci riappropriamo della nostra lingua rientreremo nella nostra dimensione - ha aggiunto il sindaco di S.Anna Arresi, Paolo Dessì -. E' diventato prioritario rispondere allo Stato sulla doppia toponomastica, per ribadire che la nostra cultura e storia non possono esser cancellate con una circolare ministeriale".<br />
(Da unionesarda.it, 21/8/2013).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

«Il sostegno alla legge è determinante per eventuali future alleanze nel governo della Sardegna», ha dichiarato il segretario nazionale del Psd’Az<br />
<br />
Lingua sarda: Interviene Colli<br />
<br />
«La questione linguistica deve essere centrale nella politica del Partito Sardo d’Azione e, più in generale, di tutte le altre forze politiche in Sardegna. Ora staremo vedere chi voterà a favore della nostra proposta di legge». <br />
Questa la dichiarazione resa dal segretario nazionale del Psd’Az Giovanni Angelo Colli in riferimento alla presentazione della proposta di legge per la “Modifica dell’articolo 1 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n.3 concernente la parificazione della lingua sarda con la lingua italiana” da parte del Gruppo sardista in Consiglio Regionale. <br />
Per Colli, «si tratta di un atto che acquista una grande rilevanza sotto il profilo politico, sottolineato anche dal fatto che primo firmatario della proposta è il presidente del partito Giacomo Sanna». Un fatto che il segretario dei Quattromori non esita a spiegare ulteriormente: «questo è un punto programmatico fondamentale sul quale si misurerà qualunque futura ed eventuale alleanza per il governo della Sardegna».<br />
(Da notizie.alguer.it, 21/8/2013).

You need or account to post comment.