Studiare l’inglese? No grazie! Tanto non serve

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«Studiare l'inglese? No grazie! Tanto non serve»: la modesta proposta di Wang Xinlu infiamma Internet e spopola tra gli studenti
Emma Lupano da Il Sole 24 Ore del 3.6.2006

Wang Xinlu, presidente dell'Università di medicina tradizionale dello Shandong e membro del comitato permanente dell'Assemblea politico-consultiva cinese, è un tipo testardo. Quando, a inizio marzo, ha lanciato la sua proposta di conferire alla lingua inglese uno status meno importante in Cina, era già il terzo anno che ci provava. Con scarsi risultati.La sua idea di eliminare l'inglese dal gruppo di materie esaminate al gaokao, il test nazionale di ammissione alle università del Paese, non è stata recepita dal parlamento nazionale neanche questa volta. I politici cinesi non hanno ritenuto opportuno discuterne, almeno non pubblicamente. Il congresso accessorio di cui Wang fa parte è, per l'appunto, un accessorio e la leadership ne ascolta i suggerimenti distrattamente.Sono stati i media e l'opinione pubblica, invece, a tendere l'orecchio con grande interesse. Dopo aver riportato le dichiarazioni di Wang, per settimane i giornali hanno pubblicato editoriali e commenti sulla questione, mentre blog e forum su Internet, piazza di discussione prediletta dai cinesi urbani più o meno giovani, ospitavano dibattiti accorati sul tema. Alle precedenti sessioni dell'assemblea consultiva, che si riunisce annualmente in concomitanza con il parlamento cinese, la proposta di Wang era passata più o meno sotto silenzio, complici le Olimpiadi e il diktat proveniente dal partito di internazionalizzare il Paese il più possibile, per fare bella mostra di sé durante i Giochi. Ma ora, archiviato il successo di Pechino 2008 e per di più crollato il mito dell'infallibilità economica degli Stati Uniti, la proposta è apparsa improvvisamente sexy e la bozza di Wang è stata firmata da altri trenta membri dell'assemblea consultiva.«Dobbiamo rendere completamente libero il gaokao – ha dichiarato Wang ai giornali a inizio marzo -. Sottoporre gli studenti a una prova di lingua straniera va bene, basta che non sia obbligatorio. Dobbiamo incoraggiarli a scegliere liberamente quali capacità sviluppare. Perché per migliorare il genere umano bisogna promuovere la diversificazione delle capacità». Inoltre, secondo Wang, «nei nostri atenei, specialmente nei corsi di laurea che si concentrano sulla cultura tradizionale cinese, si spreca una grande quantità di tempo per studiare le lingue straniere. A distanza di uno o due anni dalla laurea, però, quanti di quei laureati usano le lingue che hanno tanto faticosamente studiato?».Musica celestiale per il cinese medio. «L'inglese di mio figlio è pessimo – scrive un genitore chiamato E Xin Xiang sul forum Tianya -. Gli ripeto spesso che deve studiare con impegno, ma lui mi risponde: “Se tanto non esco dalla Cina, a cosa mi serve impararlo?”». «Troppi studenti sono stati rovinati dall'esame di inglese al gaokao – commenta il blogger Yang Guang Pu Zhao su Sina.com -. Dopo aver studiato la lingua per dieci anni, molta gente ancora non sa dire una parola. Anche la loro pronuncia è pessima».Perché per i cinesi sia così difficile imparare l'inglese non è chiaro. Quel che è certo, invece, è che negli ultimi anni l'inglese è stato in Cina una vera e propria ossessione. Pur di apprenderlo, i cinesi si sono affidati a metodi di ogni tipo. Mandare i propri pargoli negli asili più prestigiosi di Shanghai e Pechino, attrezzati con insegnanti anglofoni. Corteggiare programmaticamente i compagni di corso stranieri nelle università, per praticare l'inglese con loro. O provare “Crazy English”, il metodo non ortodosso di insegnamento ideato da Li Yong, le cui parole d'ordine sono: ignorare la grammatica e ripetere all'infinito frasi fatte, urlandole in gruppi di centinaia o migliaia di altri studenti, per abbattere il nemico numero uno, la timidezza.Il fatto è, spiegano i cinesi, che nel loro sistema di istruzione e di selezione l'inglese ha un ruolo fondamentale. Ed eccessivo: «Per entrare nelle università – dice Zhang Xinhong, 32 anni, giornalista di Pechino – il punteggio ottenuto al test di inglese può abbassare di molto la media. Studenti molto bravi in altre materie, che potrebbero entrare in atenei prestigiosi visto che per le loro carriere l'inglese non è importante, vengono invece bloccati dalla scarsa conoscenza delle lingue. E il problema si ripropone anche dopo la laurea: per essere assunti e per avanzare nella carriera, sapere l'inglese è ritenuto fondamentale. Anche quando il lavoro non ha niente a che fare con l'estero».Come spiega sul suo blog Xiang Nai Er, laureanda del dipartimento di tedesco dell'Università di lingue straniere di Pechino, «non è che noi studenti ci opponiamo allo studio in sé e per sé. Studiare è una buona cosa e studiare le lingue straniere avvicinandosi al resto del mondo è ancora meglio. Ma vorremmo poter scegliere. Concentrarci sullo studio delle lingue o meno non può essere un obbligo imposto a livello nazionale. Nessun altro Paese al mondo ha un sistema di insegnamento delle lingue rigido come quello cinese. Il nostro ministero dell'educazione si comporta in modo dispotico». I suoi commenti hanno fatto il giro dei siti in cinese mentre la pagina in cui sono contenuti ha registrato, il giorno della pubblicazione, più di diecimila click. E non sono solo gli studenti a schierarsi a favore della proposta di Wang: <­A meno di usarlo per lavoro, in Cina l'inglese non serve – scrive online una insegnante di inglese chiamata Xiaomei -. Quando vedo i miei studenti sprecare così tante energie per studiare l'inglese soffro persino io. Spero davvero che diventi una materia secondaria, per alleviare la pressione sui nostri ragazzi e pure su noi docenti>.La maggior parte non lo dice, ma la domanda sotto sotto serpeggia: «Non potremmo sostituire il cinese all'inglese come lingua internazionale?», si chiede un anonimo commentatore sul forum di Sohu.com. C'è di che interrogarsi. Perché è proprio alla diffusione della cultura e soprattutto della lingua nazionale all'estero che sta puntando da alcuni anni il governo cinese, investendo enormi quantità di denaro per aprire, uno dopo l'altro, centinaia di Istituti Confucio in ogni angolo del mondo.

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