Studenti sempre più «asini» Il provveditore: non sanno l’italiano

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Studenti sempre più «asini»
Il provveditore: non sanno l’italiano
L’allarme di Bigardi: «Problemi con verbi, sintassi
e lettura»

TREVISO — L’italiano è una lingua troppo complicata, costruire o soltanto leggere frasi che abbiano una subordinata o un verbo che non sia coniugato all’indicativo fa perdere il ritmo. Mal si adatta alla velocità dell’idioma frammentato di oggi, di una comunicazione «usa e getta» che, almeno per i ragazzi delle scuole medie trevigiane, è l’unica che si riesce a gestire. Ne ha parlato ieri la dirigente dell’istituto scolastico provinciale, Maria Giuliana Bigardi, prima di un incontro pubblico promosso da Unindustria Treviso in cui sono state consegnate 22 borse di studio sostenute da Veneto Banca ad altrettanti studenti di istituti tecnici per un’esperienza di quattro settimane in Inghilterra. A disegnare un profilo tanto fragile, dal punto di vista del linguaggio, degli under 14 della Marca ha contribuito la prova d’esame predisposta dall’Istituto Nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione (Invalsi) relativamente all’uso della lingua italiana.

Un’occhiata ai test pubblicati nel sito dello stesso ente dà un’idea di quanto poco basti a mettere sotto scacco le capacità di comprensione degli adolescenti. L’esame di italiano, statistiche alla mano, è risultato più ostico di quello di matematica, il che è tutto dire. «Risulta evidente – ha detto Bigardi – che la grande maggioranza dei ragazzi magari comprende i fatti narrati in un racconto e visualizza i personaggi ma non è in grado di andare in profondità per la difficoltà, in generale, di padroneggiare la sintassi al punto di non saper gestire un verbo che non sia in forma indicativa. I ragazzi hanno l’abitudine alla frammentazione, riservano attenzione solo su frasi molto brevi e anche il loro lessico è limitato». La costruzione di un pensiero è al massimo quella che ci sta in un sms. Così, senza andare in profondità sui concetti contenuti in un testo, va a finire che i ragazzi si lasciano vivere riflettendo poco. Una situazione che purtroppo raramente migliora nelle scuole superiori, dove è raro trovare giovani in grado di sostenere la lettura anche di un articolo di giornale breve».

Il dato in apparenza paradossale è che, alle scuole superiori, coloro che scelgono percorsi umanistici, cioè quelli in cui la conoscenza della letteratura italianaè storicamente un caposaldo, sono ancora la maggioranza. Troppi, rispetto ai fabbisogni di competenze tecniche dell’industria manifatturiera locale, al punto da far dire al vicepresidente di Unindustria Treviso, Ennio Bianco, che la campagna di sensibilizzazione messa in atto circa due anni fa per sollecitare le iscrizioni agli istituti tecnici e professionali «non ha dato risultati soddisfacenti. Il numero dei diplomati di questo genere dovrebbe essere più alto di quello attuale di almeno il 15-20%».

Gianni Favero
28 luglio 2010

http://corrieredelveneto.corriere.it/ve … 8590.shtml




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