Studenti di Lingua italiana nel mondo, un investimento sottostimato.

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Record di studenti di Lingua italiana nel mondo, un investimento sottostimato.

di Elisa Di Salvatore.

Fuori dall’Europa, dove la Germania detiene lo scettro con 309.680 studenti di italiano, è l’Australia ad avere il primato nei corsi di lingua italiana col più alto numero di allievi (207.921). Questi dati su l’apprendimento dell’Italiano nel mondo sono stata presentati nell’ottobre 2015 a Firenze in occasione del Convegno”Riparliamone: la lingua ha valore” promosso dal MAECI.
A sorprendersi non sono stati pochi, fra questi il Sottosegretario agli Esteri Mario Giro che nella Edizione del 2014 degli Stati Generali della Lingua Italiana nel mondo non aveva pensato di prevedere un tavolo tematico sull’Australia. Forse una dimenticanza o una sottovalutazione come pare confermata dalla maggiore attenzione e promozione data a progetti a favore dell’America Latina (Paesi tradizionalmente di massiccia emigrazione italiana non meno però dell’Australia che computa il 4,5% di italiani, secondo gruppo etnico dopo l’anglosassone, su una popolazione complessiva di circa 22 milioni). È stato infatti stilato col Brasile il programma “Lingue senza frontiere” con contributi per l’insegnamento dell’Italiano nelle Università brasiliane e interscambio fra docenti dei due Paesi. Nella stessa graduatoria però il Brasile si colloca al 12° posto con 34.865 studenti e al 6° l’Argentina con 104.498
Conoscere le motivazioni e i parametri che fanno convogliare risorse e progetti a favore di alcuni Paesi e non altri sarebbe utile per un ripensamento e una rimodulazione delle politiche e dei fondi per la promozione della Lingua Italiana ormai improcrastinabile secondo esperti e addetti ai lavori. La rete di Istituzioni scolastiche e Agenzie erogatrici di corsi di italiano, finanziata da 4 o 5 Diverse Direzioni Generali di due Ministeri, appare ormai troppo complessa, eterogenea e frammentata. L’elenco è da capogiro: si contano 81 Istituti di Cultura, 8 istituti statali onnicomprensivi, 43 scuole paritarie, 76 sezioni italiane presso scuole straniere, bilingui o internazionali, 151 cattedre di italianistica presso università straniere con altrettanti lettori, 406 Comitati della Dante Alighieri e i corsi di lingua e cultura italiana rivolti ai connazionali residenti all’estero, ex art. 63, D.Lgs 297/94 e organizzati dai cosiddetti ” Enti Gestori” (Dati Maeci 2013).
Un settore che già da tempo rivela troppe criticità: gli alti costi del personale, docenti e lettori, inviati in missione dall’Italia con stipendi quattro volte superiori a quelli dei colleghi in patria e che già nel 2012 la “Commissione del MAECI” sulla “spendig review” suggeriva di sostituire con personale in loco e che in Australia e non solo, potrebbe attingere ai tanti giovani talenti ivi emigrati. C’è poi l’assenza di coordinamento e spesso la sovrapposizione delle varie istituzioni che in competizione fra loro e con fondi sempre più esigui realizzano iniziative ed attività a basso impatto nel Paese ospitante.
I dati resi noti a Firenze che evidenziano una maggiore concentrazione di studenti nei corsi delle scuole locali o degli Enti Gestori, come in Australia, Argentina, Francia, Germania e Stati Uniti, probabilmente individuano il settore in cui aumentare le risorse e non esporlo invece ai tagli irragionevoli cui è stato sottoposto negli ultimi 10 anni passando da più di 26 milioni agli attuali 12 milioni del 2016 (mantenuti per il rotto della cuffia grazie all’emendamento in Legge di stabilità che li decurtava a 9.400 milioni).
La crisi economica morde da anni ormai rendendo le risorse pubbliche sempre più esigue e insufficienti. È necessario trovare altre fonti come imprese e capitali privati Se come riferito dal Sottosegretario Toccafondi (MIUR) sono 1 milione e settecento mila gli studenti di lingua e cultura italiana nel mondo e l’Italiano è la quarta lingua più parlata non dovrebbe essere difficile attrarre investitori privati.
La forza evocativa del “parlare italiano” sempre più usata nelle strategie comunicative a livello mondiale nella moda, le automobili, l’architettura il design l’arte e la musica testimonia che è diventata fattore trainante del Made in Italy con effetti positivi per le imprese italiane e l’intera economia…
(Da huffingtonpost.it, 27/7/2016).

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