Storia dell`Europa in quattro spaventi

Posted on in Europa e oltre 26 vedi

Italians

di Beppe Severgnini

Storia dell`Europa in quattro spaventi

L'Europa, per trovare il coraggio, ha bisogno d`avere paura. Il nostro è un continente «fobovoltaico».
Trasforma il timore in energia. Quand`è tranquillo, sta fermo e sbuffa.
Ottimista? Che ci volete fare, sono un europeo nato nella seconda metà degli anni 50: l`ultima generazione di latta, fornita di giocattoli che producevano suoni memorabili (poi è arrivata la plastica), allevata da genitori convinti che il peggio fosse passato. Il loro entusiasmo era contagioso, e noi ci siamo lasciati contagiare.
Il sogno era proporzionale alla tragedia appena conclusa: un altra guerra in Europa non la voleva nessuno. Mettere insieme, in modo indissolubile, i nemici di ieri: una prova di strabiliante lungimiranza da parte di De Gasperi, Schuman, Adenauer.
«Gli uomini eccelsi sono creature delle occasioni (…)
Non appaiono prima che l`ora spunti e il vento li metta alla prova», scriveva ieri su Repubblica Barbara Spinelli, citando Joseph Conrad.
L`Europa veniva dalla tempesta perfetta: non solo non è andata a fondo ma, ben condotta, ha preso il largo.
Ma si sa, il successo rammollisce. Ci voleva un altro spavento per generare un`altra scossa. E lo spavento è arrivato. Il Mercato Unico (1992/93) – merci, monsieur Delors – è figlio del buio economico degli anni 70 (crisi energetica, inflazione, incertezza).
Tra il 1979 e il 1980 ufficialmente per preparare la tesi in diritto internazionale, in effetti per annusare il mondo oltre Crema e Pavia – ero alla Commissione delle Comunità europee a Bruxelles. L`ho vista
da vicino, quell`Europa eccitata che intravedeva il nuovo obiettivo: più scambi, più movimenti, più ricchezza.
Negli anni 90 qualcuno sognava di prendersi una pausa. Ma è caduto il Muro, è finito il comunismo, e l`Unione Europea spaventata, tanto per cambiare – ha scoperto di avere davanti una terza, grande sfida: allargare il tetto verso est, e riprendersi in casa tanti europei come noi, meno fortunati di noi (quindi grazie, Herr Kohl e signor Prodi).
Progetto complicato, costoso, imperfetto, faticoso: fa niente.
Viaggiate da Danzica a Lisbona, oggi, e capirete che ne valeva la pena.
Siamo al quarto spavento, storia di questi mesi: Stati indebitati, governi bravi a spendere e promettere, mercati dubbiosi e aggressivi, l`America che non aiuta (anzi). L`euro era prematuro?
Forse: ma c`è, e dobbiamo difenderlo (anche con gli eurobond, cara signora Angela). Dalla paura verrà, una volta ancora, la reazione?
Solo se la generazione Erasmus riuscirà a portare, nei posti di comando che s`accinge a occupare, l`entusiasmo con cui ha frequentato, conosciuto, studiato, viaggiato, abitato, assaggiato e amato l`Europa negli ultimi vent`anni.
Se sarà disposta a difenderla – come credo – avremo una bella sorpresa.
Questo ho detto ieri sera al presidente Barroso, visto che ha chiesto anche la mia opinione.

Corriere della Sera, pag. 45




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.