Stilografica, forma e sostanza

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Stilografica, forma e sostanza

di Vincenzo Pardini

Con l’esercizio della scrittura, non solo esprimiamo i nostri pensieri, ma diamo forma al corpo.
Impugnare una penna, e muoverla sulla carta è infatti una sorta di ginnastica, se non di acrobazia, che dobbiamo eseguire con destrezza se vogliamo raggiungere l’obiettivo preposto. Gli scrittori del Novecento avevano il culto sia della penna sia del pennino da intingere nel calamaio. L’ultima falange del loro dito medio della mano destra mostrava, sempre, una lieve callosità. Se la erano procurata reggendo lo strumento, che avvolgevano più o meno con intensità a seconda degli stati d’animo che si apprestavano a tradurre in parole. Amante di questo metodo fu, tra gli altri, Riccardo Bacchelli, che compose tutti i suoi romanzi alla maniera di Dante e di Boccaccio: calamaio, penna e pennino. Adesso sono sempre di meno coloro che scrivono a mano; si preferiscono i vari sistemi che la tecnologia offre, tralasciando quell’esercizio ginnico, di mente e di corpo, che molto giovava al progresso della nostra intelligenza.
Scrivere non dovrebbe mai essere, se non in caso di necessità, una mansione veloce, ma semmai comparata alle esigenze del momento, proprio come nutrirsi o fare l’amore. Scrivere significa infatti sbrogliare ciò che ci portiamo dentro, fino a renderlo nitido con il “miracolo” della parola, la quale conferisce contorno, forma e sostanza a ciò che vogliamo rendere concreto fermandolo sulla carta, quasi un atto predatorio verso ciò che avrebbe voluto fuggire da noi se non l’avessimo catturato coi lacci delle sillabe.
Sì, abbiamo smarrito il culto che fu degli amanuensi: vergare a giornate, sopra fogli di pergamena, cronache, vicende e storie che sarebbero, poi, arrivate fino a noi. Lo svolgevano con serenità e determinazione sia perché avevano rispetto della materia che stavano trattando, sia perché narrandola vi si addentravano dentro, raggiungendo le segrete stanze dei concetti, della fantasia, insomma della creatività, che si possono ingrandire a dismisura se sappiamo farlo con metodo ed umiltà. Doti che la scrittura a mano, antica come il mondo, figlia di quei primitivi nostri antenati che disegnavano e tracciavano segni sulla roccia, col grande desiderio di voler comunicare che erano vissuti e si erano raccontati. Forse dovremmo ritornare a scrivere più spesso a mano, magari con una penna stilografica. Si rivelerà terapeutico sotto ogni aspetto.
(Da La Nazione, 28/6/2012).




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