“Stepchild adoption” in Parlamento: ma non si può usare l’italiano?

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“Stepchild adoption” in Parlamento: ma non si può usare l’italiano?

Caro Severgnini, chiedo a lei che l’italiano lo conosce, ma “figliastro” e’ diventato una parolaccia? Per quanto mi risulti e’ tale il figlio del primo marito o della prima moglie rispetto al coniuge sposato in seconde nozze. Cerco sul Garzanti e trovo: “Figlio di altro letto del coniuge”. Ma allora, che bisogno c’e’ di chiamare “stepchild adoption” quella che in italiano e’ “adozione del figliastro”? Forse la formula inglese suona meno aggressiva, piu’ dolce, piu’ sofisticata? Piu’ volte ti sei pronunciato contro l’abuso di termini stranieri, segnatamente inglesi, in presenza di perfetti corrispondenti italiani che avrebbero peraltro il vantaggio di essere compresi da tutti, o e’ forse proprio questo che non si vuole? La cosa che colpisce di piu’ e’ che spesso parole sempre piu’ in uso come “location” (“posto” pare brutto?) sono pronunciate da gente che non conosce l’inglese o al piu’ ne mastica male qualche parola: e allora mi sorge il sospetto che ignorino soprattutto l’italiano, il che sarebbe ancora piu’ grave. Sorvolo su altri anglicismi gia’ altre volte denunciati, ma che addirittura il Parlamento italiano discuta proposte di legge di per se’ sacrosante adottando terminologie straniere, beh, questo mi sembra veramente troppo! Cordiali saluti,
Aldo Pittoni, priceless4427@gmail.com
(Da italians.corriere.it, 9/1/2016).

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