Stelle del jazz: NIA MARO

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STELLE DEL JAZZ
'Il gran mare della musica'Sepe suona a Cà de Mandorli
BOLOGNA, 16 GIUGNO 2005 – Le definizioni gli stanno strette. La sua musica è un continuo viaggio, che mescola popoli e terre, suoni e racconti di disagio e impegno sociale e politico.
Daniele Sepe (nella foto) lo fa sempre con la stessa bravura, come nel suo ultimo lavoro Nia maro: mare nostro. Il titolo può trarre in inganno. E non solo perché è in esperanto. Il «mare nostro» non è per forza il Mediterraneo ma potrebbe essere anche quello che bagna le coste brasiliane. Stasera alle 21 è in concerto a Cà de Mandorli. E allora, Sepe, perché questo titolo? «E’ più che altro un esperimento linguistico, nato da un’idea di democraticità della lingua, che appartiene a tutti. Non è un idioma imposto come il latino in passato e l’inglese oggi. In realtà quello che mi premeva maggiormente era avere brani di musica araba e far conoscere una cultura» Non sono tanto le comuni radici mediterranee ad emergere dal “mare nostro”, quanto le differenti identità culturali che si incontrano attraverso la magia della musica, fatta anche con strumenti antichi, tradizionali. Eppure non è un viaggio nella musica popolare… «Credo che la diversità debba essere più che altro curiosità, stimolo alla conoscenza. Negli ultimi anni, invece, «il diverso» è guardato con sospetto. La musica popolare deve ricreare la tradizione, mescolarla ai cambiamenti, non dev’essere una “cartolina in bianco e nero”; oggi non esistono più le occasioni per fare i brani tradizionali. La ninna nanna non c’è più, i bambini si addormentano davanti alla tv, le colonne sonore delle nostre giornate vengono dalla lavatrice». Che cosa rimane delle tradizioni musicali? «Bisognerebbe conservare i testi che esprimono il bisogno di liberazione da condizioni di inciviltà, di sfruttamento. Ora potrebbe cantarle chi lavora a giornata nei campi del Tavoliere delle Puglie, a raccogliere i pomodori: quasi tutti stranieri, immigrati».I musicisti che l’accompagnano nel tour rispecchiano “l’esperanto” della sua musica: dal Maghreb all’Europa del Nord, per tornare alla sua Napoli, passando per la Sicilia… «Sì, insieme abbiamo suonato per più di un anno e da queste serate è nato il nuovo disco “Banda di pezzenti” che uscirà a settembre; i miei lavori vengono sempre fuori dai concerti. Dalle tamurriate fatte pensando al sound di Miles Davis alla canzone tradizionale egiziana». Che ha una particolarità… «Sì, mi ha colpito perché ha un verso identico ad una tarantella del Gargano, in cui si ammira la “camminatura”, il modo di camminare e di parlare della donna amata. E’ straordinaria questa comune attenzione a particolari che non si notano più» La eseguirà stasera? «Insieme ad atri brani di “Nia Maro” e molti del nuovo cd, con la speranza di divertirci». Da Il Resto del Carlino
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E.R.A.
E.R.A.

<DIV id=RTEmultiCSSID style="POSITION:Relative; FONT-FAMILY:Arial"><TABLE cellSpacing=0 cellPadding=0 width="95%" border=0><TBODY><TR><TD class=titoloCC0000 vAlign=top colSpan=3>STELLE DEL JAZZ</TD></TR><TR><TD class=height5 vAlign=top colSpan=3><FONT style="BACKGROUND-COLOR: #ffff66" color=#999999></FONT></TD></TR><TR><TD class=px14bold vAlign=top colSpan=3>'Il gran mare della musica'Sepe suona a Cà de Mandorli</TD></TR></TBODY></TABLE><TABLE cellSpacing=0 cellPadding=0 width="65%" align=left border=0><TBODY><TR><TD><IMG hspace=4 src="http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/2005/06/16/cuts/img140744.jpg" align=left border=1> <!-- articolo --><EM><FONT size=1>BOLOGNA, 16 GIUGNO 2005 -</FONT></EM> Le definizioni gli stanno strette. La sua musica è un continuo viaggio, che mescola popoli e terre, suoni e racconti di disagio e impegno sociale e politico. </TD></TR></TBODY></TABLE><B>Daniele Sepe</B> (nella foto) lo fa sempre con la stessa bravura, come nel suo ultimo lavoro <I><B>Nia maro:</B></I> mare nostro. Il titolo può trarre in inganno. E non solo perché è <B>in esperanto</B>. Il «mare nostro» non è per forza il Mediterraneo ma potrebbe essere anche quello che bagna le coste brasiliane. <B>Stasera alle 21 è in concerto a Cà de Mandorli</B>. E allora, Sepe, perché questo titolo? «E’ più che altro <B>un esperimento linguistico</B>, nato da un’idea di democraticità della lingua, che appartiene a tutti. Non è un idioma imposto come il latino in passato e l’inglese oggi. In realtà quello che mi premeva maggiormente era avere brani di musica araba e far conoscere una cultura» Non sono tanto le comuni radici mediterranee ad emergere dal “mare nostro”, quanto le differenti identità culturali che si incontrano attraverso la magia della musica, fatta anche con strumenti antichi, tradizionali. Eppure non è un viaggio nella musica popolare… «Credo che la diversità debba essere più che altro curiosità, stimolo alla conoscenza. Negli ultimi anni, invece, «il diverso» è guardato con sospetto. La musica popolare deve ricreare la tradizione, mescolarla ai cambiamenti, non dev’essere una “cartolina in bianco e nero”; oggi non esistono più le occasioni per fare i brani tradizionali. La ninna nanna non c’è più, i bambini si addormentano davanti alla tv, le colonne sonore delle nostre giornate vengono dalla lavatrice». Che cosa rimane delle tradizioni musicali? «Bisognerebbe conservare i testi che esprimono il bisogno di liberazione da condizioni di inciviltà, di sfruttamento. Ora potrebbe cantarle chi lavora a giornata nei campi del Tavoliere delle Puglie, a raccogliere i pomodori: quasi tutti stranieri, immigrati».I musicisti che l’accompagnano nel tour rispecchiano “l’esperanto” della sua musica: dal Maghreb all’Europa del Nord, per tornare alla sua Napoli, passando per la Sicilia… «Sì, insieme abbiamo suonato per più di un anno e da queste serate è nato il nuovo disco “Banda di pezzenti” che uscirà a settembre; i miei lavori vengono sempre fuori dai concerti. Dalle tamurriate fatte pensando al sound di Miles Davis alla canzone tradizionale egiziana». Che ha una particolarità… «Sì, mi ha colpito perché ha un verso identico ad una tarantella del Gargano, in cui si ammira la “camminatura”, il modo di camminare e di parlare della donna amata. E’ straordinaria questa comune attenzione a particolari che non si notano più» La eseguirà stasera? «Insieme ad atri brani di “Nia Maro” e molti del nuovo cd, con la speranza di divertirci». <FONT size=2>Da Il Resto del Carlino</FONT><A href="http://aygum.com/"></A><A href="http://aygum.com/"></A><A href="http://aygum.com/"></A></DIV>[addsig]

E.R.A.
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