stati uniti d’europa

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IL GIORNALE 06.06.2004 p. 1
STATI UNITI D'EUROPA
ALBERTO PASOLINI ZANELLI

Senza una punta di polemica, credo si possa affermare che è stato un bene, in fondo per tutti, che le dimostrazioni ostili a George Bush in occasione della sua visita a Roma siano state così contenute e, rispetto ad alcune previsioni, persino esili. Non solo perché si sono
ridotte così le occasioni per chi avesse voluto pescare nel torbido, ma anche perché, con una «piazza» calma e una temperatura politica bassa, è possibile, anche nell'ora del più immediato bilancio, parlare meno di passioni e concentrarsi sui fatti. Non solo a proposito della lunga tappa italiana del breve periplo europeo dell'uomo della Casa Bianca, ma anche del viaggio nel suo complesso. Nel corso della «tre giorni» che culmina oggi, sul piano sentimentale e su quello cerimoniale, sulle spiagge della Normandia, sono accadute diverse cose nuove, alcune sorprendenti, e altre, le più importanti, che hanno soprattutto confermato che una evoluzione importante è in corso nei rapporti fra le due sponde dell'Atlantico. Uno dei fatti è la conferma quieta e solida del rapporto di fiducia reciproca e dunque di responsabile dignità che si è instaurato fra gli Stati Uniti e l'Italia e che va ben oltre, anche se le include e se ne ha beneficiato, la cordialità dei rapporti personali fra Bush e Berlusconi. II «calore umano» fra due statisti è sempre volto, da ambo le parti, all'interesse dei rispettivi Paesi e poi delle strutture e delle alleanze di cui questi fan parte. Per chi aveva temuto, e non erano pochissimi, che la solidarietà manifestata verso il presidente americano fin dalle prime battute della crisi e della «guerra al terrore» diventasse un ostacolo, o una prigione, alla franchezza nell'esprimere il parere dell'Italia nei momenti difficili, i fatti dimostrano che così non è: il governo di Roma è andato ben oltre un «bravo» semplicistico, ha dato suggerimenti, ha fatto rilievi, non ha avuto paura di esprimere critiche; ed è stato «ricompensato» ben oltre che con gli abbracci e le scampagnate nel Texas. Berlusconi è stato ascoltato e i consigli suoi e del nostro governo hanno avuto un ruolo nel plasmare una «svolta», non soltanto nella evoluzione costituzionale dell'Irak, ma anche nel ripensamento delle relazioni transatlantiche. Il Bush del giugno 2004 è certamente più «europeo» e anche meno «unilateralista» di quanto non fosse il Bush del febbraio o del marzo 2003. Lo dimostra, del resto, anche il tono dei suoi colloqui con Chirac. Non tutte le polemiche di un recente passato sono superate, restano giudizi divergenti su ciò che è accaduto; ma le esperienze dell'ultimo anno hanno indotto anche tutti i protagonisti a guardare al futuro e agli interessi comuni. Un riavvicinamento auspicabile che non era per nulla scontato e su cui ha influito, è ormai evidente, la lealtà responsabile e la franchezza dell'Italia.
Altrettanto, e per alcuni aspetti ancora più indicativo, è stato l'andamento dei colloqui fra Bush e il Papa. Anche Giovanni Paolo II ha potuto raccogliere i frutti, certo di altre dimensioni, della sua franchezza nell'intero corso della crisi: ha potuto ribadire il proprio messaggio universale e al tempo stesso dargli una concretezza nei rapporti con l'America. Non siamo certo alla cordialità che informò i rapporti fra Karol Wojtyla e Ronald Reagan vent'anni fa, quando Chiesa e America «complottarono» per accelerare la liberazione dell'Europa orientale; ma c'è un «disgelo» che forse non è sufficiente ma era comunque necessario. Entrambi gli interlocutori hanno ribadito le priorità rispettive: nel binomio inscindibile libertà-pace, Bush continua a mettère l'accento sulla libertà e il Papa sulla pace. Ma la ricostruzione dell'Irak e, soprattutto, la ripresa di un dialogo fruttifero fra le due sponde dell'Atlantico sono più chiaramente di prima le priorità di entrambi. Rinnovando con franchezza la propria critica sul passato, il Pontefice ha potuto, nella sua sfera, fornire consigli e al tempo stesso riconoscere le affinità fra le preoccupazioni morali ed umane della Chiesa e certe note importanti del programma e del messaggio di Bush. Come nei rapporti con l'Europa, anche su questo sviluppo ha influito l'atmosfera pre elettorale americana. Ma positivamente come farà sulle altre prossime tappe di un calendario diplomatico di questo mese, denso senza precedenti di colloqui e appuntamenti internazionali.
Anche le cerimonie odierne in Normandia, del resto, si limiteranno alla rievocazione di glorie ed affanni passati. Glorie soprattutto americane, affanni soprattutto europei. Ma la presenza di Gerhard Schròder sui luoghi dello sbarco americano in Europa in una guerra contro la Germania conferma che una rimembranza serena è possibile solo quando il cammino verso il futuro è già avanzato. Il Cancelliere, come Berlusconi e come Wojtyla, arriva con un capitale accumulato nei decenni: di concordia fondamentale al di là degli screzi di un recentissimo passato, e la sua porzione della nuova forza che l'Europa nel suo complesso ha acquisito per merito della sua integrazione. Che non può non essere anche politica. Che è irreversibile. Che ha bisogno dell'amicizia con l'America e che ha qualcosa da offrirle.
Alberto Pasolini Zanelli

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