STAMPA TEDESCA ALL’ATTACCO MA BERLINO DIFENDE DRAGHI

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IL CASO
ROMA I primi segnali di un fuoco incrociato contro la Banca d'Italia dell'ex governatore Mario Draghi arrivano la mattina dalle colonne della stampa tedesca. «La banca tradizionale italiana mette in difficoltà il presidente della Bce», scrive Die Welt. «Lui e i suoi collaboratori di Banca d`Italia» che «non sono intervenuti tempestivamente su Mps». Per la Frankfurter Allegemeine Zeitung, «la crisi del Monte dei Paschi raggiunge Draghi». Alle prese con un caso «spinoso», scrive ancora il quotidiano, «un assaggio di quali difficoltà dovrà affrontare la Bce una volta approdata al suo nuovo ruolo di sorveglianza». E ancora per l'Handelsblatt, il caso Mps «ha raggiunto anche il parlamento italiano», visto che «il ministro difende Draghi» (è il titolo).

LA DIFESA
Ce n`è abbastanza per creare un caso sull`asse Roma-Berlino, ma anche sulla direttiva che porta a Bruxelles. Almeno per qualche ora. Finchè a fine mattinata a fare cerchio intorno a Draghi ci pensano proprio il governo di Berlino e la Commissione europea. La prima è Bruxelles a prendere le distanze dai presunti imbarazzi. La Commissione Ue «ha ricevuto la notifica dei 3,9 miliardi di aiuti per il Monte dei Paschi e sta valutando il dossier», chiarisce il commissario alla concorrenza Joaquin Almunia. Ma la questione dei derivati non entrerà nella valutazione.
Perchè «non siamo noi i supervisori, lavoriamo solo per vedere se la richiesta di aiuti è in linea con le norme europee sugli aiuti di Stato», chiude il commissario. Come dire: Siena non è affare nostro.
Subito dopo è Berlino a scendere in campo per chiarire le cose. «Il governo tedesco non ha nessun commento su un caso interno italiano». E poi ancora per archiviare definitivamente il dossier: «Noi collaboriamo in modo eccellente con Mario Draghi, naturalmente nell'indipendenza del mandato della Bce». risponde il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert. Dunque, caso chiuso. L'Eurotower è chiamata fuori dalla bufera che ha investito il Monte dei Paschi.
Del resto, anche in Italia, i toni non sono diversi. Il ministro Grilli ha messo in campo la sua difesa incondizionata all`operato di Via Nazionale. E se l`ex ministro Giulio Tremonti continua a ribadire che gli argomenti «non sono appropriati, è la relazione di cinque anni a parlare, dice Bankitalia. Che non ci sta a essere dipinta come un'Autorità di controllo «in trincea». La stretta sequenza di azioni dal 2008 a oggi spiega da sola come la Vigilanza ha fatto tutto ciò che c'era da fare.

TAPPE SERRATE

La prova sono cinque anni di azioni serrate e puntuali della Vigilanza. Analisi «approfondite», con tanto di «confronti tecnici» con Mps sul famoso prestito Fres che consente di chiudere l`acquisto di Antonveneta nel 2008. Poi il vaglio puntuale della gestione della liquidità a partire dal 2009. In Bankitalia, in più incontri. Presso la banca con visite serrate della vigilanza nel 2010. Fino alla prima ispezione, quella del 2010 (tra 1'11 maggio e il 6 agosto). Gli «approfondimenti contabili» con le altre autorità. Poi i rilievi. I richiami a intervenire sul capitale (agosto). Il monitoraggio della liquidità imposto con report giornalieri di Siena (settembre). Il faro sui titoli di Stato (con tanto di lettera di interventi a marzo 2011). E il report sul rischio tasso di interesse. L'asse con le autorità di Regno Unito, Stati Uniti e Hong Kong. Poi, nell'estate del 2011, i richiami a «ripristinare congrui margini di liquidità». Che portano dritto alla seconda ispezione, nel settembre 2011 (fino al 9 marzo 2012), dopo l`esplosione della crisi del debito sovrano. A novembre, la «richiesta di discontinuità nella condurzione aziendale» proprio da parte della Banca d`Italia. I rilievi ispettivi, le contestazioni e l`ennesima lettera a gennaio 2012 per chiedere «un piano straordinario di interventi». La proceduta sanzionatoria nei confronti degli amministratori. La contestazione delle irregolarità segnaletiche sulle esposizioni da repo. Gli atti trasmessi alla Consob 01 focus è sullo strumento Alexandira). E il rapporto ispettivo, questa volta, arrivato sul tavolo della Procura. E' marzo 2012. I nuovi vertici di Mps iniziano a rispondere alle deduzioni della Vigilanza e il 15 ottobre comunicano a Bankitalia la ristrutturazione di Alexandria trovata in cassaforte a Siena. Celata agli ispettori. Visco chiede la valutazione degli effetti sui conti. E informa di nuovo, immediatamente la Procura.

(Da: Il Messaggero, 31/01/2013)




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