Squisitezza diplomatica

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L’accoglienza

Il discorso tradotto anche in latino

«Sua Sanctitas, Adventum tuum et totius delegationis tuae Jordaniae multo celebro…». Un benvenuto regale, e un atto di gentilezza mai visto. Non che re Abdallah abbia parlato in latino davanti a Benedetto XVI: il Pontefice e il sovrano si sono salutati nella più recente lingua comune, l’inglese. E tuttavia nel libretto con il benvenuto di sua maestà al Papa la casa reale ha pensato di aggiungere quella che è tuttora la lingua ufficiale della Chiesa cattolica, quella che fa fede anche nei testi del Papa. Le parole del sovrano, nell’ordine, sono riportate in inglese, italiano, latino e arabo. Con la lingua di Cicerone a dare una solennità-ancora maggiore a frasi di per sé impegnative.

Come la preoccupazione per Gerusalemme: «Specialiter Hierosolyma causa praeoccupationis nostrae est». O la salvaguardia della Città Santa come luogo di culto per tutti: «Opus est ista sancta loca deffendere…». Certo, ci sono parole come «muslimibus» e magari Cesare o Tacito avrebbero qualche obiezione sullo stile, ma non importa. Conta il gesto. Che ha sorpreso anche Padre Federico Lombardi: «E la prima volta che lo vedo, mi sembra un gesto molto fine e colto», sorride il portavoce vaticano. «Mi farò dare un libretto per ricordo…».

(Dal Corriere della Sera, 9/5/2009).

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