Spread e spritz

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IL PICCOLO FRATELLO

Ti «forvuordo» il «malpancismo»

di Paolo Di Stefano

Un Manuale di linguistica italiana non può che presentarsi, sin dal titolo, come un trattato per pochi addetti. Se però qualcuno avesse il coraggio di sfogliare quello proposto da Luca Serianni e Giuseppe Antonelli (appena pubblicato da Bruno Mondadori), resterebbe stupito dalla mole di indizi, notazioni, storie, curiosità, suggestioni che possono convergere e incrociarsi in un libro così apparentemente austero. È in realtà una storia discorsiva della cultura italiana attraverso la lingua, fino all’attualità. Ed è una lettura istruttiva in una fase in cui l’italiano non gode di un particolare benessere. I filoni sono tanti. C’è quello letterario, che percorre in parallelo la produzione colta e quella popolare e che ci ricorda come sin dal Cinquecento, quando il pubblico non era numeroso come ai nostri giorni, esisteva una letteratura di consumo dalle alte tirature che comprendeva testi devozionali e romanzi cavallereschi. Un tipo di libro che giocava, come capita oggi, sulla serialità e sulla semplificazione linguistica. Ma anche solo soffermarsi sulla formazione delle parole può essere un divertimento intellettuale come pochi. Per esempio, si scopre che la componente giocosa ha prodotto numerose innovazioni lessicali specialmente nella degradazione di parti del corpo umano equiparate a cose o animali: se «testa» prevale su «capo» (latino «caput») è perché in origine significava «vaso di coccio»; se per dire fegato diciamo «fegato» (latino «iecur») è perché «fìcatum» significava «fegato d’oca ingrassato con fichi». Avvicinandosi sempre più alla nostra epoca, viene messa in evidenza la portata delle lingue speciali o settoriali, che si mescolano con il parlato quotidiano. Qualche giorno fa in treno mi è capitato di sentire una giovane donna annunciare al cellulare: «Fra un attimino ti forvuordo il file». Voce del verbo (inglese) «to forward», che significa inviare, inoltrare. Il chiasso telefonico in treno è indubbiamente un rivelatore sociolinguistico formidabile. Domenica sera, il simpatico allenatore del Palermo Devis (anche sull’onomastica ci sarebbe molto da dire…) Mangia, di Cernusco sul Naviglio, ricordava raggiante due «step» della sua carriera: l’esordio in serie A e la prima partecipazione alla «Domenica sportiva». C’è poi il capitolo politico. A proposito di parti del corpo umano, Serianni e Antonelli non avevano ancora registrato il diffuso «malpancismo» degli ultimi mesi all’interno del Pdl. I «malpancisti» non sono né i colitici né gli ulcerosi, ma i parlamentari in preda a una certa inquietudine, che non diventa ancora dissenso, all’interno del loro schieramento. Non sono né colitici né ulcerosi, ma un po’ stitici sì, perché si limitano a sussurrare il loro malessere senza riuscire a trarne le dovute conseguenze scatologiche. («Scaricare» è un verbo che ha a che fare non con l’intestino del «malpancista», ma piuttosto con il mondo virtuale: chi «forvuorda» può anche «scaricare» liberamente). Infine, il lessico politico ha una protesi sempre più vistosa nell’economichese d’uso quotidiano: lo «spread» ormai produce più «maltestismo» dello spritz.
(Dal Corriere della Sera, 29/11/ 2011).




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