Spagna e Romania al Salone del Libro a Torino

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Spagna e Romania saranno i Paesi ospiti del Lingotto Fiere: quattro padiglioni che metteranno insieme circa 1.200 espositori e 50 nuovi editori

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di di Marco Ferrari

È la «Primavera digitale» il filo conduttore della nuova edizione del Salone del Libro di Torino, al via da domani.
Della Spagna sappiamo tutto, forse troppo, della Romania poco o niente. Il Salone Internazionale del Libro, che si tiene da giovedì a lunedì 14 maggio al Lingotto Fiere di Torino, accosta come ospiti ufficiali due letterature che in comune hanno la matrice latina e nulla più.
In quattro padiglioni il salone torinese mette insieme 1200 espositori di cui 50 nuovi editori, alla faccia della crisi economica e culturale che attraversa il nostro Paese. Le regioni italiane presenti con un proprio spazio sono 9, mentre 26 sono le sale e le aree adibite ad ospitare
presentazioni, incontri e dibattiti. Tema conduttore di questa edizione è la"Primavera digitale", tutte le trasformazioni che il "vivere in rete" ha indotto nel leggere, scrivere, comunicare e conservare informazioni
e culture.
Nutrita anche la rappresentanza dei Paesi ospiti. La Spagna, con lo stand nel Padiglione 2, presenta scrittori molto popolari anche nel nostro Paese come il filosofo Fernando Savater, Javier Cercas e Clara
Sànchez, anche se mancano il campione d’incassi Carlos Ruiz Zafón e il super premiato Javier Marfas.
Curiosità attorno alla pattuglia rumena guidata dell’unico nome di livello internazionale, Norman Manea, narratore e saggista, Premio Internazionale Nonino 2002, già dissidente sotto il regime Ceausescu, che ha trovato rifugio a New York, la città degli esiliati per eccellenza. Manca ovviamente Herta Miiller, Premio Nobel per la letteratura 2009, nata nel Banato rumeno, zona di cultura e lingua tedesca e quindi trasferitasi in Germania nel 1987. Siamo in un magma etnico linguistico causato dalla variazioni della storia. In Romania, infatti, oltre al rumeno si parla una ventina di lingue minoritarie, dal tedesco al russo, dall’ungherese al serbo. Un mosaico che comprende finanche minuscole entità polacche, croate, italiane, armene e greche.
Un caso singolare è quello della vicina repubblica Moldava, la cui lingua è considerata una variazione del rumeno. Ma la definizione di"lingua moldava" come lingua separata dal rumeno, è oggetto di grandi
controversie. La creazione di un’identità linguistica separata fu, in effetti, promossa dal governo sovietico per sottolineare le differenze con la Romania, enfatizzando l’influsso letterario e linguistico russo sull’idioma moldavo. …La lingua moldava può essere scritta sia in alfabeto latino, come avviene ufficialmente nella Repubblica moldava, sia in alfabeto cirillico addirittura adattato alle esigenze locali della Transnistria, regione filo russa autoproclamatasi repubblica autonoma o nella vicina Ucraina, dove vivono minoranze etniche.
Il rumeno, come lingua romanza, risale al Cinquecento, anche se rimase schiacciato e influenzato da invasioni esterne, in particolare quella greca.
Solo con le rivoluzioni nazionali dell’Ottocento tornerà in auge affermandosi definitivamente con l’indipendenza del paese ottenuta nel 1918. Nel Novecento i due maggiori letterati rumeni trovarono una dimensione internazionale al di fuori della patria, Emil Cioran e Eugène Ionesco, uno dei più eminenti drammaturghi del teatro dell’assurdo.
.Ancora oggi una parte notevole dei letterati rumeni vive e produce all’estero alla ricerca di un’integrazione possibile dentro l’Europa, sintomo di un disagio interiore e di una vocazione antica al nomadismo e al contatto con l’altro. Non a caso nel Nord Ovest italiano vivono stabilmente circa 300 mila rumeni di cui 80 mila nella sola Torino.
(Da La Stampa, 9/5/2012).




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