Spagna, babele in Parlamento «Dibattiti in cinque idiomi»

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La proposta di 34 senatori: interventi in aula in castigliano, basco, galiziano, catalano o valenziano

MADRID – Dovranno ricorrere agli interpreti e agli auricolari, per capirsi fra di loro, i senatori spagnoli. Mercoledì la camera alta ha dato il via libera alla possibilità di modificare il regolamento per consentire l’uso paritario dei cinque idiomi ufficiali nel paese, quello nazionale e quelli riconosciuti dagli statuti delle rispettive comunità autonome: quindi, oltre al castigliano, il basco, il galiziano, il catalano e il valenziano. A seconda della provenienza geografica e dell’inclinazione di ciascun senatore, il consesso ascolterà in futuro i suoi interventi in una delle cinque lingue ammesse. Saranno ingaggiati interpreti e un servizio di traduzione per facilitare i lavori ed evitare il più possibile i fraintendimenti nel primo senato poliglotta della storia di Spagna.

LA PROPOSTA – La proposta avanzata da 34 senatori, in maggioranza appartenenti a diversi gruppi nazionalisti, è stata appoggiata dal partito di governo, il Psoe, la cui portavoce, la senatrice Lleire Pajin, è la sola padroneggiare tre dei cinque idiomi: quello del Paese Basco, dove è nata, di Valencia, dove è cresciuta, e il castigliano. Per la rappresentante socialista, la modifica al regolamento è un passo verso la normalità dell’utilizzo delle varie lingue delle comunità autonome come già avviene nei corridoi del Senato e per le strade, senza trovare nulla di ridicolo nel fatto che i parlamentari spagnoli utilizzino auricolari come i colleghi del parlamento europeo.

CONTRO – Contro la modifica si è invece schierato il Partito Popolare, secondo il quale esiste un’unica lingua ufficiale in tutto lo Stato ed è lo spagnolo, cioè il castigliano. Il dibattito si è ben presto infiammato, con larvate accuse di tradimento ai senatori popolari che si opponevano all’ufficializzazione alla camera della lingua della loro circoscrizione elettorale: «La Spagna non è un paese plurilingue – ha obiettato il popolare Juan Van-Halen -, soltanto alcune comunità sono bilingui. E da quanto entrano in funzione, i senatori non rappresentano più i loro luoghi d’origine, ma tutto il popolo spagnolo». Ma i difensori dell’innovazione, alla fine maggioritari, si sono appellati alla Costituzione che tutela gli idiomi delle autonomie e ne ordina la protezione.

http://www.corriere.it/politica/10_apri … aabe.shtml




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