Sovvertimento dello Stato nell’istruzione: Giorgio Pagano riprende lo sciopero della fame per la lingua italiana.

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Sovvertimento dello Stato nell’istruzione: Giorgio Pagano riprende lo sciopero della fame per la lingua italiana.

C’è una questione di genocidio linguistico e culturale di tibetani e uiguri in Oriente ma in Occidente, e particolarmente in Italia, da decenni c’è una sotterranea guerra civile con lo scopo d’imporre ai propri popoli la lingua di popolazioni straniere.
Il Politecnico di Milano vuole vietare totalmente i corsi di laurea magistrale nella lingua italiana per sostituirli con quelli in inglese.
Il piano d’invasione linguistica del mondo, perché assicurava “guadagni di gran lunga superiori che non invadere territori altrui o schiacciare gli altri popoli con lo sfruttamento”, fu reso pubblico ad Harvard il 6 settembre del 1943. Gli imperi del futuro, disse Churchill, saranno quelli della mente.
A questo tipo di Impero della Mente, portato avanti a colpi di armi di convinzione di massa potentissime, il Regime italiano da decenni si sottomette e vuole sottomettere la propria gente per assicurare appunto agli anglofoni quei guadagni esorbitanti di churchilliana memoria.
Una cosa del genere non si è mai verificata in alcun Paese dell’Est europeo appartenente al Patto di Varsavia ma avviene, oggi, in un Paese del Patto Atlantico, l’Italia. Certamente il più prestigioso d’Europa, se non del mondo, per i suoi beni culturali ed artistici, famoso per la Bella lingua, il Bel canto, conosciuto nel mondo come il “Bel Paese”, patria dell’uomo politecnico più famoso della terra, Leonardo da Vinci.
Dopo aver avuto l’altolà dal Tribunale Amministrativo della Lombardia, il PoliMI ha opposto ricorso al Consiglio di Stato con l’avallo dell’attuale Ministro dell’Istruzione che, invece, aveva firmato in precedenza un appello contro il Politecnico.
Nell’obiettivo di far tornare la memoria alla ministra Stefania Giannini e non avallare l’iniziativa colonizzatrice, Giorgio Pagano dall’8 all’11 marzo, giorno in cui c’è stata la prima udienza del C. di S., è stato in sciopero della fame e della sete.
Ad un mese da quell’11 marzo, dalla mezzanotte di venerdì 11 aprile, Giorgio Pagano riprende la sua iniziativa nonviolenta con lo sciopero della fame perché:
– non c’è stato verso i cittadini alcun riscontro di merito sul perché, dopo aver firmato l’Appello della Crusca, una volta ministro, Stefania Giannini, non ha ritirato l’avallo del MIUR al Ricorso al Consiglio di Stato dell’università meneghina ma, anche, per il carattere persino opposto del suo operare e riscontrabili in numerose interviste.
– c’è un Consiglio di Stato che sta decidendo se sia lecito per un’università statale italiana vietare d’insegnare in italiano e, l’operato del ministro, suona persino intimidatorio nei confronti della magistratura giudicante che non ha ancora resa nota la sentenza.
Sono certo che i nostri magistrati non ne abbiano bisogno ma ritengo importante che a questa politica di asservimento allo straniero, falsamente chiamata internazionalizzazione anziché inglesizzazione, la stessa politica debba dare una risposta. Così come solo 12 persone nelle università italiane non hanno voluto giurare fedeltà al Fascismo, il fatto che tra i politici italiani uno solo abbia intrapreso un’iniziativa di così forte opposizione al genocidio linguistico italiano dovrebbe far riflettere su quanto sia molto più difficile resistere agli Imperi della Mente e alle loro terribili armi di convinzione di massa che non a quelli classicamente intesi.
Così come per lo scorso sciopero della fame e della sete anche questa ripartenza in sciopero della fame per la lingua italiana di Giorgio Pagano è da intendersi a fianco e in sinergia della lotta radicale per l’amnistia “Abbiamo contato gli anni, ora contiamo i giorni”.

 

 




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