Sovranità nazionali, Berlino non dice tutto

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Più «ingerenza» o più democrazia? In ogni caso, è impensabile aumentare la prima senza consolidare la seconda. Angela Merkel sembra averlo dimenticato. Forse perché parlava sia a François Hollande che agli elettori tedeschi.
Verrà presto o tardi il momento di decidere, e l’affondo della cancelliera sulla necessità di attribuire, nella commissione di Bruxelles, un potere di veto sui bilanci dei singoli Paesi ha avuto se non altro il merito di mettere l’Europa di fronte ad alcune scelte. Secondo la Germania non si tratta più di correggere i compiti a casa. Bisognerà anche scriverli, per passare ai responsabili una traccia da seguire senza che vengano commessi gli errori del passato.
Il dubbio, se le cose stanno così, è che questa non sia la strada per avere «più Europa», ma soltanto un modo per costruire il futuro sulla base del rigore, certo necessario, ma non sufficiente. E i governi, e, soprattutto, i Parlamenti? Quella europea non è solo una crisi prodotta da politiche economiche non virtuose, che hanno dato fiato alle speculazioni dei mercati. È il prodotto, oltre che di tanti sbagli, di un’assenza di prospettive che va colmata rafforzando la legittimità delle istituzioni che guidano il progetto. Ma anche valorizzando il ruolo degli organi elettivi nazionali nella piena condivisione di quanto resta ancora valido (ed è tanto) di quel progetto. Paradossalmente, la cessione di sovranità, da alcuni tanto invocata, da altri molto temuta, rischia di essere percepita in questo caso come un nuovo tipo di accentramento delle responsabilità e della competenze. Con la Germania, tanto per cambiare, a tenere i fili delle marionette.
Nell’attuale dibattito europeo si sta creando il pericolo di un intreccio difficile da dipanare proprio tra la cessione e la limitazione della sovranità nazionale. E i tedeschi lo sanno bene, perché fanno i conti da sempre con il giudizio della Corte Costituzionale, attenta a misurare la compatibilità tra la Legge Fondamentale e gli ulteriori sviluppi del cammino di integrazione. Delle proposte non conta soltanto la sostanza, ma il momento in cui vengono presentate. Non è ingeneroso rilevare che l’intervento di Angela Merkel in Parlamento ha avuto anche lo scopo di cercare di orientare una discussione che in questo momento doveva essere dominata dal rapporto di Van Rompuy, Barroso, Draghi e Juncker e dal tentativo di rispettare il calendario proposto per l’Unione bancaria. Meglio forse sarebbe stato legare con più forza la prospettiva del «supercommissario» al rinnovamento delle istituzioni. Tanto solo per fare due esempi, è logica la presenza di questa nuova figura in una squadra rimasta troppo numerosa, che continua ad esprimere un rappresentate per ogni Paese? Non è ormai anacronistico che i leader europei non vengano eletti dai cittadini? Su questi temi la Germania ha molte idee, ma ritiene prematuro tirarle fuori dal cassetto. Mentre invece, se si vuole usare il linguaggio parlato a Bruxelles, l’Unione fiscale dovrebbe essere pensata insieme all’Unione politica.
In altri termini, la medicina del controllo delle discipline di bilancio non può non essere affiancata da una massiccia cura ricostituente per un organismo debilitato. Al quale il comitato norvegese per il Nobel ha attribuito un incoraggiamento psicologico giusto, che rischia però di essere dimenticato presto dopo la cerimonia del 10 dicembre. Nella migliore delle Europe possibili, sarebbe potuto essere quello il giorno giusto per il Vertice contro le spinte disgregative proposto dal presidente del Consiglio italiano Mario Monti. E per iniziare a parlare di riforme. Di tutte quelle che servono.

di Paolo Lepri
dal Corriere della Sera 19/10/2012




2 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

Al vertice di giugno il Consiglio Ue aveva trovato il modo per rompere il circolo vizioso tra banche e debito pubblico che da quattro anni minaccia di affondare l'unione monetaria. Approvando l'istituzione di un sistema unico di supervisione bancaria e la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del Meccanismo di Stabilità Europeo (Esm), era sembrato, per la prima volta, che il Consiglio Ue riconoscesse che la storia della crisi europea non si riduceva all'indisciplina fiscale di pochi Paesi periferici da curare con austerità punitiva, bensì a un problema comune da risolvere insieme.<br />
Fin dai giorni dopo il vertice si era aperta però una serie imbarazzante di prese di distanza. Anche l'aiuto alle banche infatti ha una natura fiscale: bisogna mettere nelle banche risorse comuni in modo da non aggravare il debito dei Paesi già in difficoltà. I mesi successivi hanno dimostrato, se ce n'era bisogno, che da un punto di vista politico le due istanze - quella bancaria e quella fiscale - non sono facilmente compatibili. I Paesi cirditori vogliono garanzie che i Paesi debitori non tornino a bussare alla porta anno dopo anno. In pratica dicono: c'è un problema di azzardo morale, quindi vi daremo i soldi, ma possibilmente solo quando non ne avrete più bisogno. <br />
L'annuncio della Bce ad agosto di essere pronta a contrastare la crisi con i propri mezzi ha offerto un alibi ai governi che hanno ancor più rallentato il passo della soluzione. La crisi così è rimasta viva e ha segmentato ulteriormente il mercato finanziario europeo. Senza banche solide, il credito nei Paesi periferici si è fermato e insieme alle economie è caduta anche la fiducia nella sostenibilità del loro debito pubblico. <br />
Così nel giro di quattro mesi la storia della crisi è tornata ad essere quella di sempre, per la quale la responsabilità di tutto è nel debito di Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia. Purtroppo la posizione dei Paesi più solidi, che vede ogni radice del male europeo nei debiti meridionali, frena il processo. Al presidente francese Hollande che è arrivato ieri a Bruxelles chiedendo subito l'unione bancaria, la cancelliera Merkel ha risposto proponendo poteri incisivi alla Commissione europea tali da poter bocciare le leggi di bilancio nazionali. Quanto alla vigilanza bancaria dovrà essere messa alla prova e dimostrare di funzionare prima che si mettano in comune nuove risorse finanziarie. Per Berlino è illusorio attenersi alla scadenza prevista del gennaio 2013.<br />
Il vertice di Bruxelles di queste ore, definito come interlocutorio, è invece importante per superare un'impasse nel negoziato sull'unione bancaria in attesa della quale intere economie si stanno avvitando. E un'impasse comprensibile per la complessità dei temi. Bisogna decidere su quante e quali banche l`Esm eserciterà la sua vigilanza; considerando che esso fa capo alla Bce è probabile, in base allo statuto della banca centrale, che potrà vigilare solo sulle banche dell'area euro. Ma in tal caso il nuovo organismo potrebbe essere responsabile delle proprie azioni di fronte non al Parlamento europeo, ma a un suo sotto insieme limitato all'eurozona, con il rischio di aprire una grave frattura nell'Ue. Altri problemi riguardano i tempi di attuazione, il rispetto del Mercato unico e i rapporti tra l'organo di vigilanza e il fondo di stabilità che dovrà procedere alle ricapitalizzazioni delle banche. Come si vede, natura e dettagli dell'unione bancaria sono difficili da disegnare, tuttavia la logica del negoziato è chiara: si procede abbastanza velocemente verso l'istituzione del Meccanismo unico di supervisione, ma è più problematica l'approvazione di tutto ciò che ha un risvolto fiscale, dal sistema di risoluzione delle crisi allo schema di garanzia dei depositi bancari. <br />
Il Consiglio Ue che si chiude oggi deve districare questa matassa nel contesto di un progetto di lungo termine sul futuro dell'eurozona. Il rapporto sul futuro dell'unione monetaria di cui i capi di governo hanno discusso vede una sequenza temporale - «una roadmap specifica e definita nei tempi» - tra unione bancaria e unione fiscale. Ma quello che questi mesi dimostrano è che i due temi - unione baricaria e unione fiscale - quasi sempre si sovrappongono, al punto che è difficile essere credibili nell'unione bancaria senza esserlo in quella fiscale, cioè sulla messa in comune di risorse finanziarie. In questo Berlino vede bene, bisogna discutere sia di unione bancaria sia di unione fiscale, ma purtroppo anziché accelerare entrambe, Merkel vuole rallentare l'unione bancaria. <br />
Per arginare il problema, Germania e Francia hanno aperto il capitolo di un mini fondo per l'eurozona finanziato attraverso la Tobin Tax. Qualcuno lo considera un pasticcio al quadrato. Le proposte di Parigi e Berlino sono diverse e incompatibili e in realtà non sono nemmeno proposte formali. Al punto che è evidente che per Berlino hanno l'utilità primaria di evitare che qualcuno si ricordi delle proposte degli eurobond.<br />
Queste resistenze ad affrontare in modo trasparente il salto di qualità fiscale che a parole tutti invocano è un gioco di fumi e di specchi. Si lavora in punta dei piedi "a trattati costanti" sapendo che appena si procederà - inevitabilmente - alla riapertura dei Trattati europei per garantire all'unione monetaria una giusta cornice istituzionale, la Gran Bretagna cercherà una via di fuga dall'Unione europea. Nel giro di due anni, si arriverà a ridiscutere l'intera struttura del progetto europeo, a cominciare proprio dall'unione fiscale. Tutti lo sanno ma tutti fischiano nel buio facendo finta di niente. <br />
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di Carlo Bastasin<br />
dal Sole 24 Ore 19/10/2012

E.R.A.
E.R.A.

<strong>Secondo la cancelliera la via d'uscita dalla crisi passa da diritto di ingerenza, commissario unico per l'euro e rafforzamento del Parlamento di Bruxelles. Il presidente francese: "Capisco le sue ragioni elettorali, ma Parigi e Berlino hanno una responsabilità comune: salvare la zona Euro"</strong><br />
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Il presidente francese François Hollande ha detto di capire “le ragioni elettorali” di Angela Merkel, che avrà le elezioni nel settembre del 2013, ma ha ricordato alla cancelliera tedesca che Francia e Germania “hanno una responsabilità comune: quella di fare uscire la zona dell’euro dalla crisi”. Il presidente della Repubblica anticipa così i temi della discussione che si aprirà stasera in un vertice dell’Unione Europea. Ai giornalisti che chiedevano le ragioni dell’accelerazione della Francia e della frenata della Germania, Hollande ha risposto: “Noi usciamo dal nostro periodo elettorale, mentre la Germania ha il suo proprio appuntamento nel settembre del 2013. Posso capire, ma noi abbiamo una responsabilità comune che è di fare uscire la zona dell’euro dalla crisi. Ci siamo quasi, ma la migliore strada per farcela del tutto è rispettare le decisioni che abbiamo preso insieme”.<br />
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Poi Hollande risponde alla Merkel sulla richiesta della Germania di creare un “supercommissario” con potere di veto sui bilanci nazionali: ”Non è ancora tempo per aprire un nuovo Trattato” ha detto il presidente francese. Il “Fiscal compact“, che riguarda “gli stessi temi” e che è stato approvato dalla Francia da pochi giorni, “non è ancora stato ratificato da tutti i paesi”, ha ricordato Hollande. E “prima di discutere delle prossime tappe, dobbiamo chiudere l’Unione bancaria”, ha avvertito. Per questo “oggi dobbiamo arrivare a delle buone decisioni”, confermando quelle prese e che “erano buone” al vertice di giugno. Bisogna infatti approfittare del fatto questo Consiglio europeo, che avviene in un “quadro economico e sociale molto difficile”, è il primo da tempo a svolgersi “non sotto la pressione dei mercati”, quindi, ha ammonito Hollande, “dobbiamo approfittarne per discutere”.<br />
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Hollande peraltro si vedrà con Mario Monti prima dell’inizio del vertice: al centro dell’incontro ”unione bancaria, Spagna,Grecia e tutte le condizioni necessarie per risolvere la crisi”.<br />
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Oggi aveva già parlato Angela Merkel. Diritto di ingerenza “europea” sui bilanci nazionali, commissario unico per l’euro e rafforzamento del Parlamento continentale: per la cancelliera tedesca la via d’uscita dalla crisi dell’Europa passa da questi tre punti e lo ha specificato a chiare lettere stamane al Bundestag in vista dell’apertura dei lavori del vertice europeo dei capi di Stato e di governo. “Abbiamo fatto buoni progressi nel rafforzamento della disciplina di bilancio con il fiscal pact ma siamo dell’opinione, e parlo a nome del governo tedesco, che dobbiamo fare un passo in avanti nel dare all’Europa il diritto di intervento sui bilanci nazionali” ha detto il capo del governo tedesco, che poi si è detta d’accordo con la proposta del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble di creare un commissario unico per l’euro e di rafforzare il Parlamento europeo.<br />
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“Abbiamo bisogno di soluzioni che ci vincolino senza seppellire i parlamenti nazionali, la sovranità nazionale, il principio di sussidiarietà e la legittimità democratica” ha continuato la cancelliera tedesca parlando delle prossime mosse per rafforzare l’Ue e in tal senso si è detta favorevole alla creazione di un fondo europeo che investa su specifici progetti degli stati membri, finanziato dalla tassa sulle transazioni finanziarie. “Potrebbe essere questo un nuovo strumento di solidarietà” ha detto la Merkel. <br />
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Assai chiare, inoltre, le idee sulla richiesta di aiuti da parte della Spagna. Per la Merkel, del resto, il governo spagnolo di Mariano Rajoy è “l’unico che deve decidere se chiedere il piano di salvataggio europeo. La Spagna è l’unica che può dire se fare appello al meccanismo europeo di stabilità (uno dei fondi salva-Stati), perché ha bisogno di un ulteriore sostegno oltre ai 100.000 milioni di euro offerti alle banche in sofferenza”, ha sottolineato la Merkel prima di partire per Bruxelles per il Consiglio europeo.<br />
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(da ilfattoquotidiano.it, 18/10/2012)

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