Sorveglianza della Nsa in 193 Paesi, Italia compresa. Per gli Usa “costituzionalmente accettabile”

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Sorveglianza della Nsa in 193 Paesi, Italia compresa. Per gli Usa “costituzionalmente accettabile”
Lo dice uno studio del Privacy and Civil Liberties Oversight Board, una commissione bipartisan che appoggia l’attività dell’agenzia americana. Il governo indiano, intanto, si è mosso e ha chiesto chiarimenti all’ambasciata.

BANCA MONDIALE, Fondo monetario internazionale, Unione Europea e Agenzia internazionale per l’energia atomica. L’elenco di istituzioni internazionali potenzialmente sotto sorveglianza dalla National Security Agency potrebbe allungarsi ancora. In tutto sono 193 i paesi (tra i quali Italia, Germania e Francia) in cui l’agenzia americana è autorizzata a raccogliere, attraverso intercettazioni, informazioni su individui considerati pericolosi per gli interessi americani. È quanto emerge da un documento top secret, pubblicato dal Washington Post. Secondo l’ultimo studio realizzato dal Privacy and Civil Liberties Oversight Board, però, l’attività della Nsa risulta “costituzionalmente accettabile”.

La lista, pubblicata dal quotidiano statunitense, era stata approvata dalla Foreign Intelligence Surveillance Court (il tribunale segreto che concede il permesso di raccogliere i dati telefonici e web) e fa parte di nuove rivelazioni di Edward Snowden, la talpa dell’agenzia che ormai un anno fa ha fatto scoppiare lo scandalo globale sui programmi di controllo. Il documento risale al 2010 e indica come all’Nsa sia stata data un’autorità più ampia, e soprattutto più elastica, di quando si pensasse in passato, cioè la possibilità di intercettare attraverso le compagnie americane non solo i suoi obiettivi all’estero, ma ogni comunicazione riguardo a questi target. Tra i target potenziali ci sono anche ”individui che possiedono o possono ricevere e/o comunicare informazioni di intelligence relative a potenze straniere”: secondo il Washington Post, questa formulazione avrebbe in pratica consentito la sorveglianza di professori universitari, giornalisti e delle persone che si battono per il rispetto dei diritti umani. La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno diffuso un rapporto sull’attività di intelligence internazionale, svelando che nel 2013 gli obiettivi stranieri controllati sono stati quasi 90.000, tra cui individui, organizzazioni e governi stranieri. Gli unici quattro paesi in cui questa autorizzazione non vale sono quelli che hanno da tempo degli accordi per vietare lo spionaggio reciproco e che formano con gli Usa i cosiddetti ‘Five Eyes’: Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Il documento non significa che la Nsa ha ingaggiato attività in tutti i 193 paesi inseriti nel documento legale, ma che ha l’autorità di farlo.

“Questo documento mostra sia la potenziale ampiezza delle attività di sorveglianza del governo che l’estremamente ridotto ruolo che i tribunali di sorveglianza hanno svolto nel controllarle”, ha dichiarato Jameel Jaffer, vicedirettore legale dell’American Civil Liberties Union. Da parte loro, ex membri dell’amministrazione sottolineano come è stato per una forma di prudenza che nella lista sono inseriti tutti i paesi, compresi quelli che non sembrano costituire immediatamente una minaccia agli interessi americani. “Non è impossibile immaginare una crisi umanitaria in un paese che è amico dell’America e dove i nostri militari debbano recarsi, con il minimo preavviso, per trasferire cittadini americani”, spiegano, sottolineando che se quell’autorizzazione non comprende anche quel paese, la Nsa non può raccogliere le informazioni necessarie per questa operazione. Inoltre, fonti della Nsa, pur non rilasciando commenti sul documento in questione, ricordano che vi sono limiti precisi nella raccolta di informazioni di questo tipo, che avvengono solo dietro una richiesta da parte della catena di comando.

Intanto però il governo indiano ha convocato l’incaricato d’affari americano in India per chiedere chiarimenti sulle presunte attività di spionaggio, risalenti al 2010, ai danni del Bjp (Partito Popolare Indiano) ora alla guida del paese. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri indiano che ha definito “totalmente inaccettabile”, se confermata, la violazione della privacy di individui e organizzazioni indiane. Fino allo scorso anno, Washington manteneva di fatto un bando, vietandogli il visto di ingresso, per il leader del partito e ora premier indiano, Narendra Modi, per il suo coinvolgimento nelle rivolte scoppiate nel 2002 nello stato di Gujarat. Ma dallo scorso maggio Washington ha riavviato il dialogo con Modi. Nei mesi scorsi i rapporti tra India e Stati Uniti hanno vissuto un periodo burrascoso a causa della vicenda della diplomatica indiana arrestata a New York e poi, dopo settimane di tensioni, rimpatriata. Ora il governo indiano ha chiesto alla diplomatica americana assicurazioni che il governo americano non utilizzerà le autorizzazioni ottenute nel 2010 per attività di controllo su partiti indiani.




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