Sorpresa: Severgnini per la lingua italiana (fuori Italia, naturalmente)!

Posted on in Politica e lingue 20 vedi

Istituti Dante: suona bene, si può fare.

In Italia abbiamo beni più preziosi dell’oro, più ricercati del petrolio, più longevi del high tech: arte, bellezza e cultura. Non è facile iniziare un pezzo così, vi dirò: ci si sente ridicoli. Il concetto, infatti, è stato espresso migliaia di volte in migliaia di convegni in giro per il mondo, dove migliaia di nostri rappresentanti spendevano migliaia dei nostri euro. Inutilmente: siamo sempre qui che rincorriamo. E tagliamo.
Il Ministero degli Esteri ha annunciato la chiusura di altri tredici Istituti Italiani di Cultura (IIC) e sedi distaccate. Tra questi Lussemburgo e Strasburgo (due chiavi per l’Europa), Copenhagen (porta del nord che sogna l’Italia), Francoforte (sede del più grande Salone del Libro), Vancouver (piena di facoltosi viaggiatori canadesi), Washington DC (capitale politica del mondo). Sembra che qualcuno abbia individuato le destinazioni strategiche e poi, in una sorta di cupio dissolvi, abbia deciso di eliminarle. Un esercizio già tentato con catastrofico successo da Alitalia, come sappiamo.

Qualcuno dirà: spending review, bisogna risparmiare! A parte il fatto che usare un nome inglese per rivedere le spesa culturale italiana appare assurdo, ribatto: i soldi per la promozione culturale nel mondo non sono spese. Sono investimenti. Vanno fatti bene: tutto qui.
Conosco gli Istituti di Cultura. Negli ultimi vent’anni, in tutti i continenti, ho apprezzato il meglio (c’è!) e ho conosciuto il resto, cercando di non pesare sui magri bilanci: mai un compenso, ovviamente, ed eventi legati, appena possibile, a miei viaggi professionali. Vi assicuro che alcuni IIC fanno molto con poco (12 milioni per il funzionamento di 90 Istituti!). E molti “direttori di chiara fama”, consapevoli d’essere espressione della più classica lottizzazione, hanno lavorato con passione e successo, facendo dimenticare il meccanismo che li aveva nominati.
Anche con pochi soldi, qualcosa si può fare. Evitare le duplicazioni con addetti culturali e scientifici nelle ambasciate, per esempio. E soprattutto fondere la Società Dante Alighieri (che ha un bel nome e una bella tradizione) con gli Istituti di Cultura (che hanno una buona rete). In Italia amiamo raddoppiare (forze di polizia, livelli amministrativi, autorità di controllo): ma in questo modo, talvolta, ci s’indebolisce.

Altri modi per risparmiare e ottenere risultati? Impiegare più personale locale, riducendo i trasferimenti dall’Italia. Puntare sui corsi di lingua per stranieri, che già danno buoni risultati. Utilizzare gli stage, che forniscono ai ragazzi italiani una finestra sul mondo. E magari, come propone Angelo Bolaffi (già direttore a Berlino, autore di “Cuore tedesco”), dotare i nuovi “Istituti Dante” di governo autonomo, come il Goethe-Institut tedesco e il Cervantes spagnolo.
“Istituti Dante”: suona bene. Per Enrico Letta un esercizio di lungimiranza, e un modo per farsi ricordare. Domenica il Presidente del Consiglio sarà a Milano per un’incontro sull’Europa. L’occasione giusta per parlargliene.
Beppe Severgnini.
(Da italians.corriere.it, 5/12/2013).

A proposito degli Istituti Italiani di Cultura.

Istituti Dante? Non sono d’accordo. Vabbè, dirai, che pizza questo (“Istituti Dante: suona bene, si può fare” – http://bit.ly/1d2jIQJ). In effetti sarei comunque dalla tua se gli Istituti Italiani di Cultura assumessero un nome un po’ più umano. Però vorrei spiegare le mie ragioni: tu sei tutto sommato un umanista. Io faccio lo scienziato, o almeno ci provo. Quello che vorrei è intitolare gli Istituti di Cultura a qualcuno che rappresenti entrambi questi aspetti della nostra cultura. In fondo siamo figli del Sommo, d’accordo, ma anche di Galileo ed Enrico (Fermi). La società italiana, a mio parere più di ogni altra cultura europea, ha pagato pesantemente questo discrimine tra scienza e cultura umanistica. In termini di istruzione, di capacità di ragionamento e analisi, di programmazione e di logica. Allora mi chiedo se invece che a Dante non sarebbe il caso di intitolare gli Istituti Italiani di Cultura ad un grandissimo che ha segnato il massimo in entrambi i campi: Leonardo da Vinci.
Della chiusura di tutti questi IIC dico solo che il pensiero mi fa venire una grandissima tristezza. Sembriamo come gli elefanti, che quando sentono la fine avvicinarsi, preferiscono rinunciare alla vita e andarsi a nascondere. Gli IIC sono e sono stati gestiti a volte malissimo, con un’impostazione vecchia, clientelare, aliena alle novità, ancorata ad un’idea dell’Italia obsoleta e che puzza di stantio (non sono il solo qui a pensarlo: http://bit.ly/1gGQWaN) . Ma con diverse eccezioni: ho dato qualche conferenza in quello di Sydney, gestito da un’allora ottima donna che contattai proprio per l’occasione e per il puro desiderio di raccontare quello che facevo, allora, in Antartide. Ma ricordo quando, una volta trasferitomi in UK nel 2004 proposi le stesse conferenze a quello di Londra: silenzio. Quando insisto, mi risponde l’ineffabile segretaria (il Capo è troppo occupato), chiedendomi praticamente chi sono e cosa voglio. Invio una cortese replica e il mio CV il giorno dopo. Mai ricevuta alcuna risposta. Prima distruggiamo, poi chiudiamo. E’ la nostra storia di sempre.
Paolo G. Calisse, pcalisse@gmail.com
(Da italians.corriere.it, 6/12/2013).

Istituti Dante, buona idea.

Caro Beppe,
ho letto il tuo articolo “Istituti Dante: suona bene, si può fare” (http://bit.ly/1d2jIQJ). Tra gli Istituti da chiudere pare ci dovesse essere anche Bruxelles, non fosse stato per la reazione immediata dalla comunità; resta purtroppo sul piatto la vendita dello storico edificio, che significherebbe comunque l’eutanasia. L’IIC è pronto a rilevare gli spazi per aumentare il numero dei corsi di lingua e cultura italiana, oggi alla saturazione fisica, mentre per la parte che verrà lasciata libera dal Consolato si potrebbe finalmente creare le scuola materna ed elementare italiane.
L’IIC di Bruxelles è prova, a conferma delle tue tesi, che si possono incrementare le attività, abbassando al contempo i costi ed aumentando i profitti. Una ristrutturazione degli spazi sottoutilizzati, quali Sala Esposizioni o la cucina, oggi professionale, ha tagliato spese e creato introiti. L’informatizzazione ha tagliato le spese di promozione, aumentando l’efficacia comunicativa. Se al mio arrivo gli inviti venivano spediti per posta, oggi è tutto digitalizzato: siamo su FB, Twitter, Flickr e Youtube, trasmettiamo in streaming.
Il momento storico impone di operare in economia, di rendere la cultura accessibile e la “cosa pubblica” veramente tale. Dal marzo 2012 abbiamo organizzato 229 eventi, molto grazie a chi ha bussato alla porta. Dalla prima continentale di Girlfriend in a Coma di Bill Emmott; Francesco Profumo, Marta Dassù, Anne-Marie Slaughter, Valerie Biden, Giuseppe Tornatore, i Fratelli Taviani, Claudio Abate, Laura Canali; Battiato, Paolo Rossi, la Mehari di Giancarlo Siani e molti altri. Persino Hillary Clinton in diretta streaming.
I corsi di lingua e cultura italiana sono strategici per la promozione e fonte di introiti. Tuttavia una didattica di qualità implica attirare e trattenere gli insegnanti migliori, dotarsi di hardware e software per le classi, offrire formazione continua ai docenti. Si deve essere qualitativamente competitivi e differenziabili da altri enti che offrono corsi di italiano: nel 2012-13, abbiamo avuto 1800 corsisti e proposto 166 corsi, con un aumento degli introiti del 20%. Il 99% dei nostri studenti considera l’organizzazione dei corsi ottima o buona ed il 98% ottima o buona la qualità dell’insegnamento. Abbiamo corsi e laboratori di arte, musica e teatro anche per i bambini, oltre ad offrire un servizio di ludoteca durante gli eventi.
La natura degli IIC è cambiata. Negli anni ’30, quando sono state create le prime “Case Italia” come Bruxelles, facevano da ripetitori alla cultura del regime. Negli anni ‘50, permettevano ai connazionali emigrati di ritrovarsi e apprendere la lingua madre. Per questo il rapporto strutturato con gli Esteri. Oggi sono uno strumento per la promozione dell’Italia all’estero. La tua proposta è fondamentale: riunire i nuovi “Istituti Dante” (un nome-un brand, geniale!) sotto agenzia indipendente, come fanno le nostre migliori controparti europee. Ciò risolverebbe anche l’annoso problema del personale. La maggior parte degli eventi e dei corsi si tengono la sera e quindi un IIC attivo deve ricorrere a personale aggiuntivo, con tutti i problemi che questo comporta. Idem i docenti: ad esempio, noi – con una dozzina di corsi nella stessa fascia oraria – necessitiamo di almeno 12 insegnanti, che certo non possiamo assumere visto che insegnano in media solo 60 ore a trimestre. Quindi ricorriamo a personale locale (hai ragione anche qui!) a contratto, cosa complicatissima nella P.A..
Dirigere un IIC è un privilegio unico; tuttavia, è necessario abbandonare l’idea che i Direttori debbano essere “esperti culturali”. Cosa vuol dire, del resto, oggi? Un buon direttore deve innanzitutto avere doti di leadership e manageriali, saper reperire risorse ed eccellenza, avere competenze informatiche.
In altre parole, è necessario un ripensamento generale che permetta agli Istituti di Cultura di rispondere con successo alle sfide del XXI secolo. Il tuo articolo, spero ne abbia posto le basi.
Federiga Bindi – Direttore IIC Bruxelles

Grazie Federiga. Nelle ultime 48 ore tante lettere sul tema, qualche telefonata ministeriale. Molte reazioni legate a situazioni personali e locali, ma anche qualche considerazione di sistema, come questa.
Sarà dura arrivare agli Istituti Dante e a una promozione culturale degna dell’Italia. Ci sono da scardinare molti interessi. Non tutti – è umano – sono disposti a schierarsi per un grande progetto se pensano di perderci (posti, soldi, influenza). È un problema italiano che va molto al di là di questo campo. Tocca al leader essere lungimirante. Deve muoversi il governo: palazzo Chigi prima di tutti. Le autoriforme sono una pia illusione.
(Da italians.corriere.it, 7/ 12/2013).

 

IIC: precisazioni, bilanci ed eventuaIi fusioni.

 

Gentile Severgnini,
sono Iacopo Viciani del Ministero degli Affari Esteri e lavoro alle dirette dipendente del sottosegretario Mario Giro. Vorrei replicare a seguito del suo articolo sugli Istituti Italiani di Cultura (“Istituti Dante: suona bene, si può fare” – http://bit.ly/1d2jIQJ).
Come lei ben illustra sono previste alcune chiusure degli 89 Istituti (sono 90, ma quello di Baghdad non ha attività in corso) che ricevono 12 milioni di euro dal bilancio dello Stato (ne riceveranno 11 milioni nel 2014. Pochi contributi soprattutto se si pensa che generano circa 17 milioni, essenzialmente grazie ai corsi di lingua. Il tasso di autofinanziamento medio degli istituti italiani di cultura è di circa il 51%, come per l’Institut Français. Ogni euro pubblico investito negli Istituti italiani di cultura ne genera 1,8 in Asia/Oceania e 2,32 in America latina, aree geografiche dove si registra più profitto: a Lima ogni euro attribuito all’Istituto ne genera 10; a Rio 5 euro; a Istanbul 3,3 e a Beirut 2 euro. Organizzare corsi di lingua italiana permette agli Istituti di generare risorse e finanziarsi. Non in tutti i Paesi questo è possibile per la presenza di molti soggetti privati che la insegnano o per limiti della normativa. In Europa la rete ha una minore capacità di finanziamento autonomo, perché vi sono molti soggetti privati che insegnano l’italiano e gli studenti hanno a disposizione più veicoli di apprendimento.
Gli Istituti italiani di cultura sono troppo concentrati in Europa; suddivisi per il 40% nell’UE, il 9% in Nord America, il 12% in America Latina, il 12% nell’Europa extra UE, il 3% in Africa, l’11% nel Mediterraneo e Medio Oriente, il 2% in Oceania e l’11% in Asia”. Il 40% degli stanziamenti per gli IIC è destinato all’Area europea, solo l’11% e il 13% vanno, rispettivamente, all’America Latina e all’Asia/Oceania. La concentrazione eurocentrica si riflette anche nella presenza del personale che ammonta a circa 438 unità, 196 delle quali sono allocate in Europa, 48 in paesi europei non UE, 72 in nord America, 27 in America latina, 40 nella regione Mediterraneo e Medio Oriente, 10 in Africa, 11 in Oceania e 34 in Asia.
Si crea un chiaro disallineamento tra aree di crescita della domanda di lingua italiana, essenzialmente America Latina, Asia e Golfo persico e presenza storica degli Istituti. L’obiettivo è accompagnare ad alcune chiusure almeno due nuove aperture nel Golfo e nel sud est asiatico con Istituti a competenza regionale.
Il bilancio complessivo per la promozione della lingua e cultura italiana all’estero è passato da 195 milioni di euro nel 2008 a 152 milioni di euro nel 2013. La riduzione si registra anche sugli organici: gli addetti per la promozione culturale sono 140 funzionari su una pianta organica di 184, e 11 dirigenti. Nel 2008 c’erano 194 funzionari addetti alla promozione culturale e 11 dirigenti. Nel 2014, a meno di rimodulazioni in legge di stabilità, la promozione della lingua e cultura italiana all’estero subirà una riduzione di circa 6 milioni di euro, con le assegnazioni di bilancio per gli Istituti di cultura che registreranno una ulteriore contrazione di circa 1,2 milioni di euro. Si tratta di un ammontare equivalente al bilancio per far operare 10 Istituti italiani di cultura nel 2013. Il contingente di personale disponibile e la previsione dei pensionamenti non consentirà di mantenere operative più di 80 Istituti. L’obiettivo della rimodulazione territoriale in atto è di mantenere la presenza in 60 paesi , tra aperture e chiusure. Inoltre la norma approvata nel decreto PA convertito in autunno permette agli Istituti di cultura di operare in più Paesi consentendo la nascita di istituti con competenza regionale che potranno essere valorizzate se ci saranno le risorse.
Per quanto riguarda la fusione tra Istituti e Dante, le Società Dante Alighieri all’estero sono associazioni nazionali che non hanno finanziamenti dallo stato italiano e sono legate alla società Dante Alighieri in Italia che riceve contributi. Le Dante sono autonome ed in generale finanziariamente autosufficienti. Esiste pero il problema di una frammentazione non tanto degli attori perché istituti, lettorati o scuole italiana o enti gestori si rivolgono a target di pubblico diversi, ma di una normativa frammentata ripartita almeno su tre testi di legge approvati nel 1973, 1990 e 1997. Sarebbe sicuramente necessario un testo unico per la promozione della lingua e cultura all’estero.
Grazie ancora dell’attenzione, e sono sua disposizione per commenti chiarimenti.
Iacopo Viciani , iacopo.viciani@esteri.it

 

Più che di chiarimenti avrei bisogno di sintesi.
Siete d’accordo che serve concentrare gli sforzi?
Siete convinti che la cultura e le arti sono fondamentali per il turismo, e il turismo genera ricchezza?
Vi convince l’idea degli “Istituti Dante”?
Siete disposti, al Ministero degli Esteri, a garantire a questo nuovo soggetto l’autonomia del Goethe-Institut tedesco o dell’Instituto Cervantes spagnolo?
Attendo fiducioso una risposta. Da lei, dalla segreteria del sottosegretario, dal sottosegretario, dal ministro: fate voi.
(Da italians.corriere.it, 8/12/2013).




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.