Sono Google ed evado: Occorre lavorare a una completa indipendenza dell’informazione e del digitale d’Europa

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La notizia risuona attraverso i quotidiani di tutta Europa. La nostra Unione dichiara guerra al grande colosso americano Google su almeno tre fronti: posizione dominante e anticoncorrenziale, elusione del fisco negli Stati membri, battaglia sul copyright. Situazioni che accomunano anche altre grandi come Apple e Microsoft che hanno esteso negli ultimi anni il loro commercio nel nostro continente. I grandi protagonisti del mondo digitale non trasferiscono in madrepatria gli utili fatturati all’estero per sfuggire alla tassa federale americana del 35%, ma li dirottano in gruppi che risiedono in uno stato membro a bassa fiscalità. In ultimo, questi fatturati vengono ritrasferiti in società dislocate in paradisi fiscali come le Bahamas. «Come patrioti europei dobbiamo tenere conto sia del fatto che queste multinazionali americane non voglio pagare le tasse là dove invece hanno consumatori e utenti europei ed operano su territori di nazioni europee, sia del fatto che mezzo miliardo di eurocittadini sono oggi sul fronte informatico e della rete senza una sola azienda europea»ha esordito il Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto. «Come per Gandhi nell’India colonizzata materialmente dal Regno Unito, la questione della libertà della e nella Unione si pone con forza per l’indipendenza dell’Europa colonizzata virtualmente dagli USA. L’Unione europea deve rendersi digitalmente indipendente, garantire ai suoi cittadini e al mondo sistemi operativi aperti, una libertà della rete e della conoscenza in rete pubblica, così come esiste una scuola e una università pubblica» ha continuato Giorgio Pagano. «Dopo l’indipendenza valutaria con l’Euro va avviata e completata altresì l’indipendenza linguistica dell’Unione attraverso la lingua federale. La promozione e adozione nelle scuole pubbliche e università pubbliche europee dell’Esperanto va avviata quanto prima come secondo pilastro per la costruzione della federazione europea» ha concluso il Segretario dell’ERA.




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