solo on line siamo campioni d’europa

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IL RIFORMISTA 07.06.2004 p3
INTERNET. ITALIA PRIMA – DI MATTIA MIANI
Solo on line siamo campioni d'Europa
Ma i siti sono semplici santini elettronici
Chi l'avrebbe mai detto. L'Italia come la Finlandia. E non per la penetrazione della telefonia mobile, bensì per la presenza dei candidati ori line. Questi sono i primissimi e provvisori risultati di una ricerca condotta a livello internazionale dal team dell'Intemet & Election Project che vede uniti studiosi americani, europei e asiatici per studiare e comparare l'uso del web nelle elezioni. Stando ai primissimi dati elaborati per l'Italia da chi vi scrive con la preziosa collaborazione di Filippo Bertocco dell'Università di Padova, sarebbero almeno il 22,5% i candidati italiani alle elezioni europee che hanno una presenza ori line. A livello europeo sembrerebbe che solo in Finlandia si arrivi a questi numeri.
Prima di tutto bisogna precisare come questi dati sono stati ottenuti. La percentuale è ricavata dall'analisi della presenza ori line di 995 candidati (Di Pietro-Occhetto, Lista Prodi. Verdi. Nuovo Psi, Alleanza PopolareUdeur, Forza Italia, Udc, Comunisti Italiani, Lista Emma Bonino, Lega Nord, Alleanza Nazionale, Rifondazione Comunista, Libertà di Azione, Lista Pri Liberali Sgarbi). Per ciascun candidato o candidata è stato cercato un sito di riferimento attraverso tre tentativi: a) la ricerca del nome e cognome su due motori di ricerca, b) la consultazione delle pagine web dedicate ai candidati del partito, c) la digitazione della sintassi www.nome-cognome.it nella barra degli indirizzi. Incredibilmente, è stato soprattutto il terzo metodo a dare risultati, specialmente prima che alcuni partiti (come Forza Italia e la Lista Unitaria) iniziassero a linkare dai propri portali i siti dei rispettivi candidati. Il dato meraviglia per almeno due ragioni. Primo, si tratta quasi di un raddoppio rispetto al 13% evidenziato da diverse ricerche per i candidati alle elezioni politiche del 2(X)l. Si tenga conto che 22,5% è una stima tutto sommato prudenziale: non solo fra le liste maggiori questo numero sale di molto, ma bisogna tenere conto che molti siti continuano a spuntare ancora in questi ultimi giorni di campagna. Secondo, la tempistica della definizione delle candidature, che lascia poco tempo per allestire una presenza ori line, scoraggiava l'investimento in un sito. La cosa meraviglia meno se si pensa che l'estensione geografica dei collegi giustifica il ricorso a mezzi ori fine così come se si pensa che 22 % è circa la percentuale degli utenti (assidui) di Internet in Italia: già in altre occasioni si è notata una corrispondenza tra la proporzione di utenti e quella di candidati ori line. In fondo. probabilmente. sono proprio i candidati che conoscono il web a volere il sito. Se sapere che quasi un candidato su quattro è ori line fa piacere, fa meno piacere scoprire che questi siti non sono molto evolu
ti. Una prima rassegna ha evidenziato una generalizzata assenza di mezzi di coinvolgimento e attivismo, di raccolta fondi. di funzionalità interattive. Una buona parte di questi siti non sono altro che santini elettronici, semplici brochure. La cosa di per sé non è disdicevole, ma l'impressione è che oramai il sito sia venduto ai candidati insieme alla grafica dei manifesti e dei volantini. Uno strumento di pura propaganda e non di autentico marketing elettorale.
Si può infatti fare comunicazione politica con Internet con uno sguardo puntato sulla democrazia (in questo caso, elettronica) o con uno sguardo rivolto alla propaganda (propaganda e non marketing politico, perché assegniamo a quest'ultimo una connotazione positiva). E fin troppo facile cadere nel secondo modello, quello della propaganda. In parte è il proseguimento ori-line di modalità di comunicazione monocratiche e unidirezionali già sperimentate off-line.
Quello che resta è un grande alto parlante digitale da cui proclamare i propri messaggi. Questo modello è. paradossalmente, anche frutto della trascuratezza e scarsa professionalità nell'uso del mezzo. Tutti quei siti poco o per niente aggiornati e malamente progettati, con indirizzi di email che nessuno controlla, sono un esempio altrettanto deteriore di utilizzo del mezzo. L'uso invece consapevole e professionale delle tecniche di web marketing prefigura un modello di comunicazione politica on-line completamente diverso, che possiamo definire di democrazia elettronica. Siti aggiornati. non reticenti, che veicolano in modo trasparente tutte le informazioni sull'attività e le prese di posizione di un politico, in cui il feedback che arriva per e-mail piuttosto che attraverso altre modalità di contatto o interazione stimolate dal sito a lungo termine fanno il gioco della democrazia e contribuiscono a fare della rete un luogo di interazione e dibattito politico.
Il modello della democrazia elettronica è il più difficile da attuare per due ragioni. In primo luogo richiede sforzi organizzativi e investimenti. In secondo luogo, richiede al politico la disponibilità a mettersi in gioco e ad aprirsi al dialogo con i potenziali visitatori del suo sito. Un simile modello non può fare per tutti. Ma quando c'è la volontà di utilizzare appieno le tecniche del web marketing alla comunicazione politica il risultato sarà proprio questo. Non c'è contraddizione tra marketing e democrazia. Il ruolo giocato dal marketing è quello di offrire dei saperi che permettano a chi fa uso del mezzo di relazionarsi nel modo migliore con le persone che incontrano la presenza online di un politico e di valorizzare le interazioni che si possano generare per migliorare il tipo di messaggi veicolati. Queste elezioni forse ci stanno mettendo sulla strada giusta, ma c'è ancora molto lavoro da fare.

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