Solo il cuore dei leader può salvare l`euro

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Solo il cuore dei leader può salvare l`euro

Quando si diventa molto anziani si è portati a pensare in uno spazio temporale lungo, sia all`indietro sia verso il futuro desiderato e sperato.
Nel 1946 Churchill aveva due motivi, quando nel suo grande discorso di Zurigo chiamò i francesi a giungere a un accordo con i tedeschi e a fondare insieme a loro gli Stati Uniti d`Europa: in primo luogo, la comune difesa di fronte all`Unione Sovietica percepita come una minaccia, ma, in secondo luogo, l`inserimento della Germania in una più grande unione occidentale. Infatti Churchill prevedeva con lungimiranza la ricostruzione e il rafforzamento della Germania.
Quando nel 1950 Robert Schumann e Jean Monnet si sono presentati con il loro piano Schumann per l`unione dell`industria pesante dell`Europa occidentale, ciò è accaduto per lo stesso motivo, il motivo dell`inclusione della Germania. Charles De Gaulle, che dieci anni dopo ha teso la mano per la riconciliazione a Konrad Adenauer, ha agito per lo stesso motivo. Mi consento a questo punto un piccolo excursus personale. Io ho ascoltato Jean Monnet, quando ho fatto parte del comitato Jean
Monnet "Pour les états-Unis d`Europe" . Era il 1955. Per me Jean Monnet rimane uno dei francesi di più ampie vedute che io abbia conosciuto nel corso della mia vita, in materia di integrazione europea soprattutto per la sua concezione di un processo graduale.
De Gaulle e Pompidou hanno portato avanti l`integrazione europea negli anni `60 e nei primi anni `70 per legare la Germania, non perché volessero legare il loro Stato nella loro e nella cattiva sorte. Successivamente la buona intesa tra me e Giscard d`Estaing ha condotto a un periodo di cooperazione franco tedesca e alla prosecuzione dell`integrazione europea, un periodo che dopo il 1990 si è prolungato da Kohl e Mitterand. Grazie all`ampio lavoro preparatorio di Jacques Delors nel 1991 a Maastricht, Mitterand e Kohl hanno dato il via al progetto della moneta unica, che è diventato poi realtà dieci anni dopo, nel 2001. Alla base vi era ancora una volta la preoccupazione francese di una Germania preponderante o, detto più esattamente, di un marco tedesco preponderante. Nel frattempo l`euro è diventata la seconda valuta più importante del mondo. Questa valuta europea è stata negli ultimi dieci anni, all`interno come all`esterno, più stabile sia del dollaro americano che del marco tedesco. Tutto ciò che si dice e si scrive di una presunta "crisi dell` euro " è una chiacchiera superficiale di media, giornalisti e politici. Dal Trattato di Mastricht del 1991/92 il mondo è però potentemente cambiato.
Abbiamo vissuto la liberazione delle nazioni dell`Europa orientale e l`implosione dell`Unione Sovietica. Abbiamo vissuto la fenomenale crescita di Cina, India, Brasile e di altri paesi emergenti, che prima venivano definiti in blocco come "terzo mondo". Allo stesso tempo le economie reali di gran parte del mondo si sono globalizzate`. Detto in tedesco: quasi tutti gli Stati del mondo dipendono l`uno dall`altro. E soprattutto gli attori sul mercato finanziario globale hanno acquisito una potenza per ora del tutto incontrollata. Cambiamenti dei trattati potrebbero solo in parte correggere le scelte, le omissioni e gli errori compiuti vent`anni fa a Maastricht.
Le proposte odierne di modifica del vigente Trattato di Lisbona mi appaiono di scarsa utilità per l`immediato futuro, se ricordiamo le difficoltàincontrate finora con la necessità della ratifica di tutti gli Stati o gli esiti negativi dei referendum popolari. Io concordo perciò con il Presidente della Repubblica italiana Napolitano, quando afferma che noi oggi dovremmo concentrarci su ciò che è necessario fare oggi. E che a questo fine noi dovremmo cogliere le opportunità che il Trattato vigente dell`Unione Europea ci offre -in particolare per il rafforzamento delle regole di bilancio interno della politica economica nello spazio monetario dell`euro. Per la crisi europea non vi è alcuna ricetta miracolosa. Abbiamo bisogo di più passi, in parte contemporanei, in parte successivi nel tempo.
C`è bisogno non solo di capacità di giudizio e di azione, ma anche di pazienza. Per ciò ce la Germania oggi fa oppure omette di fare, noi tutti portiamo la responsabilità per le future ripercussioni in Europa. Noi abbiamo bisogno a questo fine di una razionalità europea. Ma noi non abbiamo bisogno solo di razionalità, ma anche di un cuore che sappia immedesimarsi nei nostri vicini e partner. Alcune migliaia di operatori della finanzanegli Stati Uniti e in Europa, e inoltre alcune agenzie di rating, hanno preso in ostaggio in Europa i governi politicamente responsabili. Non c`è da aspettarsi che Obama possa fare molto contro questo, e lo stesso vale per il governo britannico. Certamente negli anni 2008-9 i governi di tutto il mondo hanno salvato la banche con garanzie e con il denaro dei contribuenti. Ma già dal 2010 questo branco di manager della finanza super-intelligenti, e allo stesso tempo inclini alle psicosi, ha ripreso il suo gioco sui profitti. Un pericolo mortale. Se nessun altro vuole agire, allora devono agire i partecipanti alla moneta unica europea. A questo fine si può percorrere la strada dell`articolo 20 del vigente Trattato di Lisbona. Lì è previsto espressamente che alcuni o molti degli Stati membri dell`Unione europea «possano istituire una cooperazione rafforzata tra di loro». Noi socialdemocratici abbiamo tenuto ferma la dignità e insieme la libertà di ogni singolo essere umano. Insieme abbiamo tenuto fermo il valore della democrazia rappresentativa e parlamentare. Questi valori fondamentali ci obbligano oggi alla solidarietà europea. Certamente anche nel XXI secolo l`Europa consisterà di Stati nazionali, ognuno con la sua lingua e la sua storia. Perciò dall`Europa non sorgerà alcuno Stato federale. Ma l`Unione europea non può nemmeno deteriorarsi in una mera lega di Stati. L`Unione europea deve restare un`unione dinamica che si sviluppa. Non vi è nella storia dell`umanità alcun esempio precedente. Quanto più anziani si diventa, tanto più si tende a ragionare su spazi temporali lunghi. Anche come uomo anziano, io mi tengo sempre fermo ai tre valori fondamentali del programma di Godesberg: libertà, giustizia, solidarietà. Inoltre penso che oggi la giustizia richieda soprattutto uguaglianza di opportunità per i bambini, gli studenti e per i giovani nel loro complesso. Se guardo indietro al 1945 o al 1933 – all`epoca avevo già 14 anni – il progresso che abbiamo compiuto fino a o ggi mi pare incredibile. Il progresso che gli europei hanno oggi raggiunto a partire dal piano Marshall del 1948, dal piano Schuman del 1950, del quale dobbiamo ringraziare Lech Walesa e Solidarnosch, VaclavHavel e a Charta 7 7 , tutti i tedeschi di Dresda e Berlino a partire dalla grande svolta del 1989/90. Che oggi la gran parte d`Europa goda della pace e dei diritti umani, non avremmo potuto prevederlo né nel 1918, né nel 1933, né nel 1945. Facciamo perciò in modo di lavorare e di lottare perché l`Unione europea, esempio storico unico, si tragga fuori dalle sue attuali debolezze e proceda nel suo cammino con consapevolezza di sé.

di Helmut Schmidt, storico membro dell`Spd, cancelliere della Repubblica Federale di Germania dal maggio 1974 all`ottobre 1982.

la Repubblica pag. 1
30/12/2011




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