Solo catalano alla Fiera di Francoforte

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IL CASO Buchmesse in fermento per un invito che ha diviso la Spagna. Falcones: scelte politiche

Catalogna a Francoforte, la guerra della lingua

Esclusi gli autori che scrivono in castigliano. Zafón e Cercas si ribellano

di Cristina Taglietti

Pasticcio catalano sulle rive del Meno. La Fiera del libro di Francoforte comincerà solo il 10 ottobre, ma le polemiche sono già scoppiate da mesi in una triangolazione che dalla Germania rimbalza in Spagna e ritorna a Francoforte. L’idea della Buchmesse di designare la «cultura catalana» (cioè le tre aree di Catalogna, Valencia e Isole Baleari) come ospite d’onore per l’edizione 2007 ha scatenato la rissa, ieri ripresa dalla Associated Press che ha parlato di «boicottaggio» della Buchmesse. Perché la Catalogna, attraverso l’Istituto di cultura Ramon Llull

(l’equivalente catalano dell’Istituto Cervantes) a cui è stata affidata l’organizzazione del progetto e la lista degli invitati, ha scelto in prima battuta soltanto scrittori che scrivono in catalano. Così nella lista ufficiale di partecipanti ci sono nomi di autori magari bravi ma poco conosciuti come Baltasar Porcel, Quim Monzó o Pere Gimferrer, mentre sono rimasti fuori i catalani con il “vizietto” di scrivere in castigliano, anche se sono signori delle classifiche molto noti all’estero, come Carlos Ruiz Zafón, Ildefonso Falcones, Javier Cercas, Enrique Vila-Matas, Eduardo Mendoza, Juan Marsé. L’istituto Llull, secondo l’Associated Press, sarebbe poi tornato sui suoi passi e avrebbe cercato di ripescare alcuni grandi esclusi che, però, offesi per la seconda scelta, avrebbero respinto l’invito al mittente. Qualcuno è andato anche oltre. Come Vila-Matas che, invitato in Germania dall’editore tedesco per promuovere il suo nuovo romanzo «Doctor Pasavento», ha espressamente chiesto di posticipare il tour a dopo la fiera per evitare qualunque fraintendimento («mi piace l’idea di presentarmi in questa città con le mie valigie, quando tutto è finito»). Le defezioni hanno spinto la «Frankfurter Allgemeine» a chiedersi: non è che la Catalogna viene a giocare in Germania con la squadra di riserva? Tanto più che il programma catalano non è neppure a buon mercato: il budget, a carico del governo spagnolo e delle autorità regionali, è di 12 milioni di euro, il più alto mai stanziato nella storia della Buchmesse da un Paese (in questo caso un’area) ospite. Sembra una polemica culturale (un autore catalano che scrive in castigliano può rappresentare la cultura catalana oppure no?), in realtà è tutta politica, come ha detto con un distacco reso forte dai milioni di copie vendute in tutto il mondo con L’ombra del vento (edito in Italia da Mondadori), Ruiz Zafón al quotidiano di Barcellona «LaVanguardia», che sul tema ha aperto anche un forum con i lettori. L’Istituto di cultura Ramon Llull con la direzione di Joseph Bargallò si è radicalizzato in senso nazionalistico e la lista degli inviti, secondo gli accusatori, risponderebbe a questa logica («All’Istituto Llull ha vinto l’ala più intollerante – dice Marsé – e non voglio partecipare alla lotta»). La polemica, nei giorni passati, ha assunto toni accesi, raggiungendo addirittura i banchi del Parlamento catalano con opposte accuse di censura sfociata alla fine in una mozione che legittimava il fatto che la rappresentanza ufficiale della letteratura catalana a Francoforte fosse limitata a libri scritti in catalano. «Sembra un film di spie e intrighi a corte – è l’idea di Zafón -, ma diretto da Ed Wood, il regista americano di B movie. È tutta una bobada (più o meno una cavolata, ndr) tanto più che, per un autore, andare a Francoforte è una perdita di tempo a meno che non abbia l’opportunità di viaggiare molto e sia attirato dalla vacanza con l’autobus della scuola». Ancora più caustico Edoardo Mendoza (i suoi libri sono tradotti in italiano da Feltrinelli), che ha liquidato il tutto con un lapidario: «Mi interessa più la Scuola che la Fiera di Francoforte». E se il settantenne Baltasar Porcel (invitato) ha fatto notare che anche la Spagna, quando era stato il suo turno, non si era preoccupata delle lingue regionali, Ildefonso Falcones, diventato uno dei big della narrativa spagnola dopo il successo de La cattedrale del mare (Longanesi), ha fatto notare che non si può decidere d’autorità in che «cosa consiste la cultura catalana». Javier Cercas, uno degli scrittori più amati della sua generazione, autore di un vero e proprio caso letterario come Soldati di Salamina (Guanda), fa notare che i responsabili del progetto dovrebbero chiarire in tutti i modi che ciò che viene chiamata cultura catalana si esprime in due lingue, per concludere però che «non si capisce che cosa ci facciano degli scrittori in una fiera pensata per editori e agenti». Insomma, alla fine la gita a Francoforte è diventata un gran pasticcio, con scrittori catalani che scrivono in catalano che rifiutano l’invito (come Sergi Pamies) oppure non invitati (come Valentí Puig, inviso ai nazionalisti più radicali). Probabilmente ha ragione Cercas quando dice che, a questo punto, chi va a Francoforte rischia di «prendere bastonate da tutte le parti».

(Dal Corriere della Sera, 10/8/2007).

Questo messaggio è stato modificato da: Daniela_Giglioli, 24 Ago 2007 – 19:05 [addsig]




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

IL CASO Buchmesse in fermento per un invito che ha diviso la Spagna. Falcones: scelte politiche<br /><br />
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Pasticcio catalano sulle rive del Meno. La Fiera del libro di Francoforte comincerà solo il 10 ottobre, ma le polemiche sono già scoppiate da mesi in una triangolazione che dalla Germania rimbalza in Spagna e ritorna a Francoforte. L'idea della Buchmesse di designare la «cultura catalana» (cioè le tre aree di Catalogna, Valencia e Isole Baleari) come ospite d'onore per l'edizione 2007 ha scatenato la rissa, ieri ripresa dalla Associated Press che ha parlato di «boicottaggio» della Buchmesse. Perché la Catalogna, attraverso l'Istituto di cultura Ramon Llull <br /><br />
(l'equivalente catalano dell'Istituto Cervantes) a cui è stata affidata l'organizzazione del progetto e la lista degli invitati, ha scelto in prima battuta soltanto scrittori che scrivono in catalano. Così nella lista ufficiale di partecipanti ci sono nomi di autori magari bravi ma poco conosciuti come Baltasar Porcel, Quim Monzó o Pere Gimferrer, mentre sono rimasti fuori i catalani con il "vizietto" di scrivere in castigliano, anche se sono signori delle classifiche molto noti all'estero, come Carlos Ruiz Zafón, Ildefonso Falcones, Javier Cercas, Enrique Vila-Matas, Eduardo Mendoza, Juan Marsé. L'istituto Llull, secondo l'Associated Press, sarebbe poi tornato sui suoi passi e avrebbe cercato di ripescare alcuni grandi esclusi che, però, offesi per la seconda scelta, avrebbero respinto l'invito al mittente. Qualcuno è andato anche oltre. Come Vila-Matas che, invitato in Germania dall'editore tedesco per promuovere il suo nuovo romanzo «Doctor Pasavento», ha espressamente chiesto di posticipare il tour a dopo la fiera per evitare qualunque fraintendimento («mi piace l'idea di presentarmi in questa città con le mie valigie, quando tutto è finito»). Le defezioni hanno spinto la «Frankfurter Allgemeine» a chiedersi: non è che la Catalogna viene a giocare in Germania con la squadra di riserva? Tanto più che il programma catalano non è neppure a buon mercato: il budget, a carico del governo spagnolo e delle autorità regionali, è di 12 milioni di euro, il più alto mai stanziato nella storia della Buchmesse da un Paese (in questo caso un'area) ospite. Sembra una polemica culturale (un autore catalano che scrive in castigliano può rappresentare la cultura catalana oppure no?), in realtà è tutta politica, come ha detto con un distacco reso forte dai milioni di copie vendute in tutto il mondo con L'ombra del vento (edito in Italia da Mondadori), Ruiz Zafón al quotidiano di Barcellona «LaVanguardia», che sul tema ha aperto anche un forum con i lettori. L'Istituto di cultura Ramon Llull con la direzione di Joseph Bargallò si è radicalizzato in senso nazionalistico e la lista degli inviti, secondo gli accusatori, risponderebbe a questa logica («All'Istituto Llull ha vinto l'ala più intollerante - dice Marsé - e non voglio partecipare alla lotta»). La polemica, nei giorni passati, ha assunto toni accesi, raggiungendo addirittura i banchi del Parlamento catalano con opposte accuse di censura sfociata alla fine in una mozione che legittimava il fatto che la rappresentanza ufficiale della letteratura catalana a Francoforte fosse limitata a libri scritti in catalano. «Sembra un film di spie e intrighi a corte - è l'idea di Zafón -, ma diretto da Ed Wood, il regista americano di B movie. È tutta una bobada (più o meno una cavolata, ndr) tanto più che, per un autore, andare a Francoforte è una perdita di tempo a meno che non abbia l'opportunità di viaggiare molto e sia attirato dalla vacanza con l'autobus della scuola». Ancora più caustico Edoardo Mendoza (i suoi libri sono tradotti in italiano da Feltrinelli), che ha liquidato il tutto con un lapidario: «Mi interessa più la Scuola che la Fiera di Francoforte». E se il settantenne Baltasar Porcel (invitato) ha fatto notare che anche la Spagna, quando era stato il suo turno, non si era preoccupata delle lingue regionali, Ildefonso Falcones, diventato uno dei big della narrativa spagnola dopo il successo de La cattedrale del mare (Longanesi), ha fatto notare che non si può decidere d'autorità in che «cosa consiste la cultura catalana». Javier Cercas, uno degli scrittori più amati della sua generazione, autore di un vero e proprio caso letterario come Soldati di Salamina (Guanda), fa notare che i responsabili del progetto dovrebbero chiarire in tutti i modi che ciò che viene chiamata cultura catalana si esprime in due lingue, per concludere però che «non si capisce che cosa ci facciano degli scrittori in una fiera pensata per editori e agenti». Insomma, alla fine la gita a Francoforte è diventata un gran pasticcio, con scrittori catalani che scrivono in catalano che rifiutano l'invito (come Sergi Pamies) oppure non invitati (come Valentí Puig, inviso ai nazionalisti più radicali). Probabilmente ha ragione Cercas quando dice che, a questo punto, chi va a Francoforte rischia di «prendere bastonate da tutte le parti».<br /><br />
(Dal Corriere della Sera, 10/8/2007).<br /><br />
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