Snowden, l’offerta dell’Nsa “Se sta zitto avrà l’amnistia”

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INDISCREZIONI SU UNA TRATTATIVA IN CORSO. IL PADRE FA LA SPOLA FRA MOSCA E WASHINGTON.

 

Snowden, l’offerta dell’Nsa “Se sta zitto avrà l’amnistia”.

 

Un giudice federale: dubbi sulla costituzionalità delle intercettazioni.

 

di MAURIZIO MOLINARI.

 

L’amnistia in cambio dell’impegno a non svelare altri segreti: è questo l’accordo che la «National Security Agency» potrebbe offrire a Edward Snowden, l’ex analista esule a
Mosca, autore delle rivelazioni sullo spionaggio elettronico degli Stati Uniti. Anche perché la stessa posizione dell’Nsa è indebolita da dichiarazioni come quella di ieri del giudice federale Richard Leon che mette in dubbio ««la costituzionalità» delle intercettazioni, in base «al Quarto emendamento».
Ad avanzare l’ipotesi è Rick Ledgett, il capo della task force creata dalla «Nsa» per valutare l’entità del danno arrecato dalle rivelazioni di Snowden. «Vale la pena avere una conversazione sull’ipotesi dell’amnistia» afferma Ledgett in un’intervista, al programma «60 Minutes» della «Cbs», spiegando che rispetto ai circa 1,7 milioni di documenti prelevati da Snowden appena l’1 per cento è stato reso pubblico. I «gioielli della corona» della «Nsa» sono invece circa 31 mila documenti che contengono i segreti più importanti dell’intelligence perché relativi ai controlli spionistici ai danni di Paesi avversari o rivali, come l’Iran, la Nord Corea, la Cina e la Russia.
Avere questi documenti per Ledgett significa «possedere le chiavi del regno dell’intelligente» e il fatto che Snowden ancora non li abbia svelati lascia supporre che vi siano spazi per un negoziato che lo stesso ex analista ha ipotizzato dicendosi, nelle scorse settimane, pronto a «tornare in patria in cambio dell’amnistia». Non si può escludere che le parole di Ledgett celino un negoziato in corso fra la «Nsa» e Snowden, tanto più che suo padre più volte ha fatto la spola fra Usa e Russia. Anche perché Ledgett aggiunge: «L’amnistia può essere data solo in cambio di garanzie specifiche». Ma Keith Alexander, il generale alla guida della «Nsa», si oppone con fermezza a ogni concessione a Snowden: «Sarebbe come trattare con un terrorista che ha preso 50 ostaggi, ne ha già uccisi 10 e chiede l’amnistia totale in cambio della liberazione dei sopravvissuti».
Le opinioni divergenti fra Alexander, che lascerà l’incarico fra un mese, e Ledgett lasciano intuire la presenza di differenze nell’approccio dell’amministrazione Obama a Snowden. Al fine di allontanare tale sospetto la Casa Bianca corre ai ripari con la portavoce Caitlin Hayden: «La nostra posizione non è mutata, Snowden deve tornare in patria e rispondere delle azioni compiute».
L’intervista di Ledgett alla «Cbs» consente anche di conoscere alcuni retroscena del blitz di Snowden: riuscì ad aggirare i sistemi di sicurezza nella «Nsa» usando i codici di «amministratore di sistema» e lavorò per settimane a un pc coperto, sopra e ai lati, da tavolette di legno per impedire a chiunque – anche alla fidanzata – di vedere cosa faceva.
(Da La Stampa, 17/12/2013).

 




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