Siamo provinciali uniti dall’inglese

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Si può sprovincializzarsi diventando ancora più provinciali? In Italia, sì.

Il Politecnico di Milano ha dato l’annuncio: a partire dal 2014 l’insegnamento del biennio superiore sarà esclusivamente in inglese. Lezioni, esami, tesi di laurea. L’italiano è una lingua romantica e obsoleta, come Venezia e le gondole, inadeguata al mondo della tecnica. Aboliamolo. Visto che tanto, già, i nostri migliori laureati andranno all’estero, facciamoli sentire all’estero prima ancora che emigrino. E visto che l’Italia ha troppi occupati anche nelle professioni intellettuali, importiamo professori dall’estero. La lingua del presente è l’inglese.

Ora, è senz’altro vero che gli italiani hanno un debito arretrato con le lingue vive: non per colpa loro, ma perché, fino a non moltissimi anni or sono, gli si infliggeva una lingua morta, il latino, già nelle scuole dell’obbligo. Quello era provincialismo, era Strapaese: per correggerlo buttiamoci in un provincialismo di segno opposto. Strapaese oggi parla solo inglese. Cominciamo dalla fine anziché dall’inizio. Non dalle scuole elementari e medie dove ci sarebbe ancora molto da fare, ma dall’università. Che dire? La faccenda è velleitaria e sbagliata: perciò si farà. Il commento giusto l’ha fatto un architetto che lavora nel mondo, Massimiliano Fuksas: «Troppo radicali, o non facciamo nulla o troppo. Prima c’è la nostra lingua, poi possiamo impararne anche altre due o tre. Magari il cinese».

Sebastiano Vassalli
3 maggio 2012
http://www.corriere.it/cultura/12_maggi … 7a20.shtml




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