Sì e no al liceo classico

Posted on in Politica e lingue 6 vedi

IL DIBATTITO È LA SCUOLA SUPERIORE PER ECCELLENZA, MA C’ È CHI SOSTIENE SIA SUPERATA, SEVERA E INUTILMENTE OSTICA

Stress da liceo classico Si pretende troppo dagli studenti di oggi?

di Lorenzo Salvia

Studia il greco, si dice, perché se vuoi fare il medico non c’ è altro modo per raccapezzarsi con i termini tecnici. Porta pazienza con il latino, si aggiunge, perché così comprendi la radice delle parole italiane e se poi ti iscrivi a giurisprudenza hai già fatto un bel pezzo di strada. Luca Serianni, ordinario di Storia della lingua italiana alla Sapienza di Roma, ha fatto una prova: «Se dico dacriocistite posso star tranquillo che qualsiasi medico, anche digiuno di studi classici, saprebbe che quel termine indica un’infiammazione del sacco lacrimale. Mentre se chiedessi la stessa cosa a delle matricole di medicina, con il loro fresco diploma di liceo classico, non saprebbero orientarsi». Il professor Serianni l’esempio l’ha fatto durante un seminario sul liceo classico organizzato dalla Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo. Una specie di celebrazione del liceo più liceo degli altri, nonostante tutto. Perché c’è chi dice che sia una scuola per nostalgici, chi pensa che sia destinata alla marginalizzazione e chi sostiene che il carico di lavoro sia inutile quanto spropositato. Al Manzoni di Milano, ad esempio, nelle ultime due settimane si è parlato di casi di stress da studio, di ragazze rimaste a casa perché schiantate dalla troppa pressione, ma la scuola ha smentito. Eppure i ragazzi (o i genitori?) che scelgono il classico sono in aumento. A settembre ha preso questa strada il 7,1% degli iscritti alle superiori, con livelli che sfondano la soglia del 10% al Sud, il record è in Sicilia, e scendono attorno al 5% in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia. In generale, rispetto all’anno precedente, c’ è una crescita dello 0,2%. Perché, se questa è la scuola più difficile o addirittura la scuola del passato? A guardare i risultati finali questo è il percorso che garantisce i voti migliori. Alla Maturità prende 100 e lode, il massimo, il 2,3% degli studenti del classico, contro lo 0,5 di quelli dello scientifico, lo 0,8% del linguistico, addirittura lo 0,1 degli istituti professionali. Mentre i 60, voto minimo per sfangarla, sono pochissimi: il 4,9% contro il 6,6% dello scientifico, il 12,5% del linguistico, addirittura il 13,4% degli istituti tecnici. È una scuola che funziona meglio oppure sono più preparati i ragazzi che la scelgono dopo l’esame di terza media? «Se i ragazzi rendono di più – dice Luciano Canfora, professore di Filologia classica all’Università di Bari – è anche perché questo percorso fornisce qualche arma in più a chi lo frequenta». Le armi in più, a suo giudizio, sono proprio il greco e il latino ma futuri medici o avvocati non c’entrano nulla: «Il cimento del tradurre da una lingua lontana è una ginnastica non intercambiabile con altri esercizi. Il salto dell’intuizione serve a tutti, molti matematici dicono che il modo migliore per imparare la loro materia sia proprio lo studio del greco». Vale la pena, dunque? In fondo il numero dei bocciati è più basso: il 4,2 per cento contro il 4,9% del linguistico, l’8,3 delle vecchie magistrali, il 14,4 degli istituti tecnici. Ma è proprio quella strana coppia, latino e greco, a spaventare di più. Anche per i rimandati a settembre il classico è la scuola con i risultati migliori: solo il 21,5% degli studenti viene condannato ad un’estate di sacrifici, le altre scuole tendono tutte verso il 30%. Ma dipende da cosa bisogna studiare durante l’estate. Quattro volte su dieci chi al classico è stato rimandato a settembre deve «riparare» proprio latino o greco. E va bene il salto dell’intuizione, ma un agosto a suon di versioni non è esattamente il sogno dello studente medio.
(Dal Corriere della Sera, 27/10/2011).




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Il manager: «No, le lingue antiche sono utili negli affari»<br />
<br />
di Lorenzo Salvia<br />
<br />
«Altro che passato, il liceo classico è la scuola del futuro». Addirittura? «Tradurre dal latino e dal greco abitua ad analizzare le situazioni complesse, ed è quindi una palestra insostituibile per riuscire nel mondo degli affari, della politica, delle professioni». Giampiero Bergami è un manager di Unicredit, ha lavorato a New York per Lehman Brothers dove si occupava di assunzioni, e ha una certezza incrollabile: «Chi ha fatto studi classici ha qualche carta in più da giocarsi sul mercato del lavoro». C'è chi pensa l'esatto contrario. «Fare una versione di latino o di greco aiuta a sviluppare il pensiero strategico, cioè a disegnare un piano di sviluppo che regga nel lungo periodo. Ed è proprio il pensiero strategico a guidare oggi il mondo degli affari e della politica». Ma non crede che le stesse qualità possono essere sviluppate anche in altri modi? «Certo, anche chi studia logica o geometria ottiene risultati simili. Ma nulla come una traduzione da una lingua lontana aiuta a dominare la complessità, a concentrarsi sull'analisi prima di passare al giudizio». Mi può fare un esempio? «Capire se una frase è coordinata o subordinata rispetto a un'altra, oppure comprendere se un'azione è anteriore posteriore o contemporanea rispetto a un'altra». Sono concetti che non esistono solo nel latino o nel greco. «Certo, ma applicarli in una lingua lontana e difficile li rende ancora più formativi. Qualche tempo fa, con i miei collaboratori, abbiamo dovuto affrontare una questione finanziaria piuttosto complessa. Con le regole tecniche del caso abbiamo cercato invano una soluzione. Alla fine sa dove l'abbiamo trovata? Nell'Antigone». <br />
(Dal Corriere della Sera, (27/10/2011).

You need or account to post comment.