Severgnini, l’italiano è la nostra patria

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Severgnini, l'italiano è la nostra patria.
Brillante lezione del giornalista nella sede degli Industriali lariani in occasione delle celebrazioni dell’Unità.

Semplice, brillante e coinvolgente. Divertente, allegro, serio. Ma assolutamente non accademico. E fermiamoci con gli aggettivi, perché il titolare di questi che abbiamo snocciolato direbbe, a ragione, che occorre essere sintetici e ne basterebbe uno: efficace, ad esempio. È comunque stata questa, nel complesso, l’impressione offerta da Beppe Severgnini durante la conferenza Lezione di italiani. Uno sguardo sull’attualità linguistica del Paese alla vigilia del 150° compleanno. Evento da tutto esaurito che ha visto il giornalista del “Corriere della Sera” protagonista l’altra sera all’Unione Industriali di via Raimondi a Como, invitato dal “Gruppo Giovani” della Confindustria lariana. Una lezione appunto sui vari “italiani” che si usano lungo lo Stivale per scrivere un testo comunicativo (non necessariamente letterario), che ha fatto capire prima di tutto che la lingua che abbiamo ereditato e che giorno per giorno alimentiamo e pieghiamo ai nostri usi, costumi e consumi è una vera e propria “patria”. Di cui andar fieri senza per questo rinnegare le proprie radici. «Io sono di Crema, mi sento cremasco, lombardo, italiano, europeo e amo l’inglese», ha sottolineato Severgnini. Per il quale «la lingua è un grande termometro nazionale oltre che un collante. Se uno guarda e osserva il modo in cui scriviamo e come usiamo la lingua c’è moltissimo da imparare. Dietro una lingua c’è una nazione con le sue fissazioni, i suoi timori e le sue amnesie. Ci sono la storia, la società, la politica». «Non sono però un purista – ha precisato – Le lingue devono essere vive però e cogliere tutti i rischi del caso».
Severgnini si è confermato strenuo difensore dell’italiano di cui va «orgoglioso», anche perché è sempre più diffuso nel mondo come sinonimo di bellezza senza però mai contrapporsi alla pratica del dialetto – da parole abusate come «risibile» o peggio «criticità» e di anglicismi impropri che però illustrano lo spirito dei tempi che viviamo come «briffare» (per “istruire sul da farsi”, da “briefing”) e «randomico» (ossia casuale, da “random”). E nella sede degli Industriali ha ribadito sinteticamente molti dei concetti espressi dai suoi fortunati libri, primo fra tutti Italiano. Lezioni semiserie edito da Rizzoli, e nelle divertenti clip grafiche sull’italiano d’oggi che pubblica sul sito http://www.corriere.tv. Ha invitato, ad esempio, a non abusare nella scrittura di citazioni. E soprattutto ha rilanciato la necessità della «regola del porco» da lui inventata. Acronimo che sintetizza le regole d’oro per evitare strafalcioni: «Pensare, ossia esercitare la mente prima di scrivere – poi Organizzare, cioè farsi una scaletta, quindi Rigurgitare – buttare giù in modo dionisiaco quanto si è preparato – quindi Correggere – ossia il momento apollineo della riflessione – e Omettere, ossia limare con coraggio quanto è dannoso perché non indispensabile».
Non sono mancati nella scoppiettante analisi dell’illustre penna di via Solferino i riferimenti al dibattito sulle celebrazioni dell’Unità («Il “Corsera” uscirà il 17 marzo con una coccarda tricolore in regalo», ha annunciato). «Il Risorgimento è stato uno dei grandi momenti “rock” e cioè epici della nostra storia. Un grande sbadiglio nazionale stava soffocando il 150°, finché non abbiamo iniziato a litigare, che è la cosa che ci tiene svegli», ha detto Severgnini riferendosi allo sport nazionale in cui riusciamo meglio. «Grandi patrioti involontari» ha definito il giornalista politici leghisti polemici con l’Unità come il ministro Roberto Calderoli o l’europarlamentare Mario Borghezio. «Un giorno avranno monumenti accanto a quelli di Mazzini», ha auspicato.
Né sono mancati riferimenti al territorio lariano. «Me l’avevano detto che i cinquantenni con i capelli metallizzati vanno forte sul lago, ma così tanto non credevo», ha detto iniziando la conferenza con ovvio riferimento a George Clooney, e complimentandosi con il successo dell’iniziativa degli Industriali lariani (c’era talmente tanto pubblico che si è dovuta allestire una sala con maxischermo al quarto piano della sede di via Raimondi). Ospite del territorio leader in Italia «per la trasformazione del pesce di mare», e «strenuo difensore della cravatta lariana», Severgnini ha invitato gli industriali comaschi che si trovano in difficoltà nel dialogare ad armi pari con i clienti cinesi durante le loro trasferte d’affari a utilizzare «interpreti di origine italiana, ce ne sono di bravissimi» per evitare incomprensioni. Il compenso per la conferenza è stato devoluto da Severgnini all’Abio (che aiuta i bambini in ospedale) di cui è testimonial. Il giornalista ha promesso che tornerà a Como nell’ambito della kermesse estiva “Parolario”.
Di Lorenzo Morandotti

(Dal corrierecomo.it, 11/03/2011)




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