Severgnini dispensa consigli di viaggio esistenziali. Ma a prendere il largo è soltanto la sua grammatica creativa.

Posted on in Politica e lingue 17 vedi

Il senso di Beppe per la lingua italiana.

Severgnini dispensa consigli di viaggio esistenziali. Ma a prendere il largo è soltanto la sua grammatica creativa.

Una nuova vetta nella storia del pensiero occidentale. È quella che si sente di toccare a ogni nuovo libro di Severgnini Beppe da Crema,il Bertrand «Rascel» del XXI secolo. Già leggendo il titolo del suo ultimo volume scatta il tremore ai polsi: La vita è un viaggio. Molto originale. E in attesa che esca il prossimo(sarà forse L`importante è la salute?) tocca centellinare la saggezza dispensata da quelle pagine per non andare in overdose. Per esempio, «Siamo tutti viaggiatori della vita». Ma dai! Oppure: «Si possono scoprire cose meravigliose anche vicino a casa». Giura! E ancora: «Solo viaggiando s`impara a viaggiare. S`impara guardando, parlando, ascoltando, aspettando. E scrivendo, se uno lo sa fare». Condizione, quest`ultima, che stando alla pulizia della sua prosa non risulta indispensabile. L`uso della grammatica è creativo. Si legge per esempio che «nessun viaggio e nessuno spettacolo – neppure il nostro dura per sempre». A dire il vero viaggio e spettacolo sono due, dunque sono nostri e durano. E fosse solo questo passaggio. Più avanti si legge: «L`autorevolezza di una testata o di una firma non bastano». Ma se l`autorevolezza è una, perché non bastano? Misteri della saggezza severgniniana. Come quello di pag. 149: «Aprire e gestire un`azienda, oggi, è un atto eroico». Veramente a me pare che gli atti siano due, ma non è questo il punto. Il punto è che per Severgnini la vita è un viaggio nella decostruzione della lingua, partendo dai significati dei vocaboli. Leggendario il passaggio alle pagine 44-5, dove il nostro Bertrand «Rascel» spiega come l`immutato successo dei nostri latin lover stia nel fatto che «molti maschi italiani, ancora oggi, riescono a sintonizzarsi sulla controparte femminile in un modo sconosciuto ai nordeuropei». La controparte! E perché non la con-tropartner? Forse il problema sta nel fatto che il nostro scrive troppo in angloamericano. Lo fa per snocciolare common places sul New York Times a proposito dei turisti che non visitano l`Italia da Napoli in giù, e poi torna a usare l`italiano sul Corriere della Sera per respingere le accuse e fare il martire manco fosse Giordano Bruno, anzi: Jordain Brown. Tattica ben rodata, la sua, che sulle colonne del Nyt si potrebbe ribattezzare «mourn and screw», libera traduzione del partenopeo «chiagni e fotti» che Severgnini pratica sulla stampa nostrana. Tutto molto Italiana. Anzi, molto Italiots.

(Pippo Russo . Panorama)




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.