SENZA UNA VERA UNIONE BANCARIA L’EUROPA È DESTINATA A RESTARE DIVISA

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SENZA UNA VERA UNIONE BANCARIA L'EUROPA È DESTINATA A RESTARE DIVISA

Di Salvatore Bragantini

Il progetto di unione bancaria, approvato a giugno dal consiglio Europeo, viaggia con pericolosa lentezza, ma è essenziale per la sopravvivenza nel breve termine, ed il progresso nel medio-lungo, della Ue. Nel breve, spezzando l'intreccio fra la solvibilità delle banche e quella degli Stati ospitanti, elimina la mina che porta molti a dubitare dell'irreversibilità dell'euro, e i regolatori nazionali a «recintare» la liquidità delle banche dentro ogni Stato; nel medio-lungo, di lì passa la via dell'integrazione, anche politica.
Attuare l'unione bancaria è arduo; richiede un solo insieme di regole in tutta la Ue, una vigilanza centralizzata nella Bce o in un organo a latere, uno schema europeo per assicurare i depositi nonché la gestione coordinata delle crisi bancarie. Tali elementi si scontrano con le resistenze dei fautori dello status quo; per comprenderle e superarle servono duttilità e determinazione. Tali doti non mancano al presidente della Bce, Mario Draghi il quale, parlando ad esponenti delle banche popolari tedesche, ha «aperto» alle loro preoccupazioni. L'unione, ha detto, non implica per forza un'assicurazione europea sui depositi, aggiungendo che però essa resta fondamentale nel lungo periodo, al quale è parso rinviarne l'attuazione. Le obiezioni vanno assorbite in quanto compatibili con il progetto, mirando però alla su realizzazione. Parte del sistema bancario tedesco, come le popolari o le Sparkasse forse non vuole pagare premi di rischio che crede eccessivi, in quanto necessari a coprire i ben maggiori rischi di altri, più spericolati istituti in Europa, Germania inclusa. C'è in tale approccio un misto di ragione e di presunzione egoistica. Lasciamo stare i disastri delle Landesbank, ma se quella miglior gestione fosse realtà e non mito, si potrebbe disegnare uno schema che ne tenga conto, magari con "circoli" di istituti di analoga natura che pagano analoghi premi; senza però che sia lo Stato la discriminante. Anche molte banche italiane potrebbero aspirare a più favorevoli trattamenti, non sono figlie di un dio minore. E cosa succede se poi salta una Sparkasse? Affrontare il tema si deve, ma questo cedimento pare prematuro, a meno che Draghi sappia già che o si fa così o niente. Forse il realismo è meglio che nuove illusioni, ma questa e la legge del più forte; allora non parliamo più di sovranità condivisa, che è un'altra cosa.

(Da "Il Corriere della Sera", 09/11/2012)




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